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Sabato 3 Dicembre 2016 - Aggiornato alle 16:41 - Lettori online 947
ISPICA - 07/10/2014
Attualità - L’importo complessivo dell’appalto è di 2milioni e 100mila euro circa

Erosione costiera: al via lavori contestati da Sikelion

Gli ambientalisti sono contrari: ecco perchè
Foto CorrierediRagusa.it

Si potrebbe presto procedere al ripascimento della costa erosa (nella foto la critica situazione tra viale Kennedy e Ucca Marina a Santa Maria del Focallo). È stata convocata per domani la commissione di gara per l’affidamento dell’appalto utile all’esecuzione del primo stralcio dei lavori per le opere di tutela della fascia costiera a Santa Maria del Focallo. L’importo complessivo dell’appalto è di 2milioni e 100mila euro circa. L’Ufficio regionale espletamento gare d’appalto (Urega), il 24 settembre scorso, aveva già convocato la commissione per esaminare ben dodici istanze presentate da Comuni diversi, ma per questioni temporali ha dovuto rimandare di quasi venti giorni l’esame dell’istanza ispicese. Gli amministratori comunali nutrono buone speranze che i pareri dei componenti della commissione possano essere favorevoli. Diversamente, gli ambientalisti sperano in una battuta d’arresto poiché a loro avviso «gli interventi previsti nel progetto (i pennelli) incrementeranno l’erosione a valle, mentre le barriere creeranno ristagni con conseguente rischio di tossicità delle acque». Rimproverano inoltre all’amministrazione di«scarsa condivisione e trasparenza, snobbando soluzioni alternative, meno «faraoniche» e eco-compatibili proposte da associazioni e da professionisti locali».

Sikelion, quindi, dice no al ripascimento. Secondo i rappresentanti del locale circolo di Legambiente, «la loro riflessione nasce da due fatti incontrovertibili. Il primo. Malgrado alla data di concessione del nulla osta al progetto fosse in vigore il Piano paesaggistico, questo è stato ignorato. Di fatto è stato autorizzato un progetto per il posizionamento di pennelli e di barriere soffolte lungo la costa, quando l’articolo 36 del Piano paesaggistico lo vieta. Secondo. Il problema dell’erosione costiera non appartiene solo ad Ispica, ma a tutta la costa ragusana, basti pensare alla zona di Arizza – Spinasanta. Realizzare strutture rigide in una qualsiasi parte del litorale porta inevitabilmente ad una modifica delle correnti e a conseguenze deleterie in altri punti dello stesso. Per intenderci, quando è stato costruito il Porto di Pozzallo, una barriera rigida, sono cominciati i fenomeni d’erosione della costa ispicese. Pensare dunque che ogni Comune porti avanti «politiche antierosione» senza concertazione è pericoloso.La nuova strategia di contrasto dell’erosione costiera – spiegano – deve basarsi sui ripascimenti morbidi, uniti ad interventi paralleli che favoriscano il naturale apporto di sabbie autoctone e la stabilizzazione delle dune con la vegetazione. Un metodo naturale, economico e efficace. Strumenti utili sono sicuramente il ripristino del bilancio sedimentario costiero, la creazione di spazi utili alla fisiologica erosione costiera (ovvero liberare le spiagge dal cemento) e la salvaguardia delle dune marine e costiere. L’esecuzione del progetto – aggiungono – renderebbe diversa la nostra spiaggia, che si trasformerebbe in piccoli semicerchi (per intendersi, la conformazione presente a Cirica).

Le cosiddette barriere soffolte, in pratica, interrompendo il naturale scambio tra il mare e la costa, provocherebbero un fenomeno di ristagno dell’acqua e relativo rischio di diffusione di alghe tossiche. Le grotte di Cirica sono attualmente una discarica nauseabonda. Le correnti, infatti, depositano lì tutti i rifiuti e le barriere ivi presenti creano un «cul – de – sac». In diverse regioni, si stanno abbandonando e rimuovendo le opere rigide che non riducono il fenomeno, anzi spesso lo aggravano. Sono stati infine, già spesi circa 900mila euro per progettazione ed analisi. Tali costi sono superiori ad analoghi progetti portati avanti in provincia.

«Niente di più falso», risponde a Sikelion l’assessore alla Fascia costiera, Paolo Mozzicato. I rappresentati di Legambiente, dimostrano«estraneità alle dinamiche che governano il delicato equilibrio costiero. Il progetto prevede la realizzazione di pennelli permeabili e di barriere soffolte. I primi sono strutture a corpo discontinuo che permettono il passaggio dei sedimenti, assorbendo nel contempo una parte dell’energia dell’onda incidente, con conseguente riduzione del trasporto solido litoraneo. La struttura permeabile favorisce il mantenimento del profilo originale della spiaggia, smorzando l’energia dell’onda incidente senza annullarla del tutto, e permettendo la deposizione dei sedimenti su entrambi i lati dell’opera. L’esempio citato da Legambiente sui piccoli semicerchi (la conformazione presente a Ciriga, con scogliere foranee parallele ed emerse) è fuori luogo. Le barriere soffolte sono strutture che richiamano l’azione delle barriere coralline a difesa delle isole oceaniche.

A differenza delle barriere emerse (vedi Cirica), quelle soffolte, ovvero sommerse, assicurano il ricambio d’acqua (che avviene in superficie per effetto delle «onde Swell») fra l’area esterna e interna e, quindi, la salubrità delle acque di balneazione.Inoltre, non interrompono in modo traumatico la naturale dinamica di trasporto dei sedimenti lungo riva. Ed essendo continue, non presentano i problemi delle pericolose «ripcurrents» attraverso i varchi nel corso delle mareggiate.

Ed il loro impatto visivo è pressoché nullo».
Il progetto prevede la realizzazione di un ripascimento realizzato con sedimenti compatibili sotto il profilo granulometrico, chimico-mineralogico e cromatico, di pennelli permeabili e di barriere soffolte realizzati con massi di terza categoria.Sarà, infine, protetta la provinciale 67 mediante la realizzazione di una massicciata naturale in sostituzione del materiale di risulta, non idoneo, utilizzato dalla Provincia negli interventi di somma urgenza per la sicurezza della strada.Per la realizzazione del primo stralcio saranno impiegati 3milioni e 600mila euro, finanziati dal Ministero dell’ambiente. «Attualmente – spiega Mozzicato – la costa è sottoposta ad una fortissima erosione costiera che ne ha compromesso la fisionomia originaria.

Nell’area interessata dal primo stralcio non c’è più spiaggia. Il moto ondoso lambisce il rilevato della provinciale 67, compromettendone la stabilità. La realizzazione del progetto, prevedendo l’uso di sabbie provenienti dall’esterno dell’unità fisiografica principale, consentirà il riequilibrio dei bilanci sedimentologici, oggi negativi. Questo, secondo le ipotesi avanzate dai progettisti, dovrebbe consentire una evoluzione della linea di costa, che consiste nell’avanzamento immediato di circa sessanta metri ed una stabilizzazione intorno ai cinquanta metri dopo dieci anni.A proposito delle sabbie, voglio chiarire che l’unica cava sottomarina autorizzata al prelievo delle sabbie relitte è proprio quella al largo delle coste settentrionali della Sicilia. Un prelievo delle sabbie del Porto di Pozzallo è stato pure effettuato per volere del Genio civile, ma senza successo, incidendo però sull’economia del progetto per 75mila euro circa, nonostante la legge parli chiaro.

Pare necessario, a questo punto, ricordare che il Ministero dell’ambiente ha destinato questo finanziamento per la «tutela integrata della fascia costiera di Santa Maria del Focallo» e non certamente per andare ad «...individuare fonti alternative di reperimento di sedimenti idonei per il ripascimento...». Il progetto – aggiunge – ha vissuto un iter articolato. Sono stati acquisiti tutti i pareri previsti dalla legge, compresa la Valutazione impatto ambientale (Via), per l’ottenimento della quale occorre sottoporre il progetto ad una pubblicazione di 60 giorni per consentire a chiunque, sia liberi cittadini che associazioni, di presentare osservazioni relative alle scelte progettuali. Nessuno, Legambiente compresa, ha avuto da ridire».
Le barriere rigide ritenute da Legambiente un’infrazione al Piano paesaggistico, adendo addirittura le vie legali? «Il progetto – spiega Mozzicato – è definito di «mitigazione del rischio idrogeologico». Ciò significa che lo strumento di pianificazione che sovrintende a questi tipi di interventi è il Piano assetto idrogeologico (Pai).

Il Pai costituisce lo strumento conoscitivo, normativo e tecnico mediante il quale sono programmati e pianificati azioni, norme d’uso ed interventi riguardanti l’assetto idrogeologico e rappresenta i livelli di pericolosità e rischio derivanti dal dissesto idrogeologico relativamente alla dinamica costiera. Il Pai mira a pervenire ad un assetto idrogeologico del territorio che minimizzi, per ogni area, il livello di rischio connesso ad identificati eventi naturali estremi mediante la programmazione di interventi di mitigazione o eliminazione delle condizioni di rischio idrogeologico. Il tratto costiero oggetto del nostro intervento presenta un alto grado di pericolosità,«P4». Ed un elevato grado di rischio, «R4». Le previsioni e le prescrizioni del Pai – conclude – costituiscono variante agli strumenti urbanistici (Prg, Piani paesaggistici ecc.). Il Pai è, quindi, strumento sovraordinato al Piano paesaggistico».