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Venerdì 2 Dicembre 2016 - Aggiornato alle 22:30 - Lettori online 627
ISPICA - 22/07/2014
Attualità - Situazione sempre più complicata per la giunta Rustico

Comune di Ispica: 28 milioni di debiti!

La Commissione straordinaria di liquidazione, dopo un anno, ha trasmesso venerdì scorso "l’elenco dei debiti" Foto Corrierediragusa.it

Superano i 28 milioni di euro i debiti del Comune, dichiarato in dissesto finanziario 15 mesi fa. La Commissione straordinaria di liquidazione, dopo un anno, ha trasmesso venerdì scorso «l’elenco dei debiti (massa passiva) dell’ente, aggiornati al 31 dicembre 2012, stimati in euro 28.012.915,79. Entro oggi (il 22 luglio ‘14 è il termine ultimo), i commissari straordinari dovranno inviare l’istanza al ministero preposto per accedere ai benefici dell’articolo 33 del decreto legge 66 del ‘14, convertito nella legge 89 del ‘14, nel tentativo di ricevere una parte di quei svariati milioni di euro messi a disposizione dello Stato per soccorrere gli enti in dissesto. E, nella remota eventualità che l’istanza sia accolta, non v’è dubbio che la cifra accreditata al Comune possa essere davvero esigua. Basti pensare al Comune dissestato di Alessandria, che, coi suoi circa 100 milioni di euro di debiti, ne ha ricevuti dallo Stato circa 4 milioni. Naturalmente, la cifra eventualmente destinata ad Ispica non sarà a fondo perduto, ma dovrà essere restituita nei termini, nei tempi e nei modi stabiliti dalla Cassa depositi e prestiti. Quindi, un ulteriore mutuo da pagare per l’ente ispicese».

Diffonde la notizia il consigliere comunale Paolo Monaca (foto), che, subito precisa«solo questo serve a smentire tutte le menzogne diffuse dai consiglieri comunali del Nuovo centro destra e del Partito democratico, secondo i quali il dissesto finanziario ispicesepoteva essere annullato, adottando una semplice delibera consiliare». Certificare però le «menzogne» di alcuni consiglieri comunali e le «gravissime responsabilità del sindaco Piero Rustico e dell’amministrazione comunale» sono l’unica buona notizia di cui dispone Monaca poiché, per il resto, riferisce di una situazione finanziaria oltre modo allarmante. «Il Comune di Ispica – spiega il consigliere Monaca– presenta un ammontare di debiti che supera i 28 milioni di euro, ma questa è la situazione finanziaria stimata fino al 31 dicembre 2012. Ai 28 milioni di euro, vanno sommate fatture non pagate per oltre 2milioni di euro, presentate dai creditori nel secondo semestredel 2013. Devono essere inoltre restituiti 1milione e 700 mila euro spesi dal comune, sottraendoli dai 12 milioni di euro finanziati all’ente, che ha ricevuto facendo ricorsoal dl 35 (il decreto salva enti). Un finanziamento che la Cassa depositi e prestiti ha revocato perché venuta a conoscenza di una falsa dichiarazione resa dal Comune per ottenere i 12 milioni di euro. Al milione e 700mila euro vanno sommati 143mila euro di interessi già maturati da pagare, più 700 euro al giorno di interessi, conteggiati a partire dal 21 febbraio perché il Comune non ha ancora provveduto alla loro restituzione».

La verità non è stata purtroppo raccontata. «Basta costruire il consenso sulle menzogne.La dichiarazione del dissesto imposta dalla Corte dei Conti – riflette amaramente Monaca – deve essere a questo punto considerata come uno strumento di risanamento. Ritornano quindi al mittente (Nuovo centro destra) le infamie a suo tempo diffuse contro il sottoscritto ed altri colleghi consiglieri d’opposizione, che hanno operato per il bene dei cittadini. Invece, chi cercava giustificazioni (i consiglieri del Partito democratico) per il voto espresso favorevolmente alla delibera d’annullamento del dissesto finanziario, nascondendosi dietro i sentimenti di amore e generosità verso gli ispicesi, al fine di racimolare qualche voto in più nella futura competizione elettorale, adesso deve spiegare ai cittadini che i 28 milioni di debiti sono una tragica realtà. Ma i cittadini sapranno giudicare e ricompensare sia chi ha amministrato e ha svuotato le casse comunali, sia chi invece di vigilare ha pensato solo a coltivare il proprio orticello elettorale. Il dissesto – conclude Monaca – non piace a nessuno. Né, tantomeno, qualcuno avrebbe pensato di opporsi alla possibilità di annullarlo ove ciò fosse stato possibile».
«E io pago!»: direbbe Totò.