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ISPICA - 06/03/2014
Attualità - Il dirigente scolastico sgombera il campo da dubbi sulla chiusura dell’istituto

Preside su futuro istituto "Padre Pio" Ispica

La struttura non chiuderà i battenti per effetto della razionalizzazione scolastica Foto Corrierediragusa.it

Il professor Michele Di Pasquali non ci sta. Il dirigente scolastico dell’istituto comprensivo «Leonardo da Vinci» respinge quelle che ritiene menzogne e ristabilisce, a suo dire, la verità, affermando che l’istituto comprensivo «Padre Pio da Pietralcina» (foto) non chiuderà i battenti per effetto della razionalizzazione scolastica, concretizzata con il trasferimento degli alunni delle nove classi del plesso «Sant’Antonio» dal «Padre Pio» al «Da Vinci». Anzi, considerata l’annessionedel«Sant’Antonio» alla sua scuola, «s’assume l’impegno di mantenere e assicurare la scelta di quell’offerta formativa». E «difenderà,a tutti i costi, il diritto degli scolari alla continuità didattica, anche con una protesta nelle opportune sedi se il caso lo richiedesse». La razionalizzazione dei due istituti comprensivi, rassicura Di Pasquali, «si pone a salvaguardia dell’esistenza sia del «Padre Pio», sia del «da Vinci».L’obiettivo primario rimane quello di tutelare gli studenti».

Di Pasquali ritiene purtroppo sia stato «gettato fango» sul «da Vinci». E, in quanto dirigente scolastico, ritiene opportuno «valutare e commentare il disposto, di cui al decreto assessoriale, che attribuisce «Sant’Antonio» (cinque classi di scuola primaria) a «da Vinci». La ratio della procedura e gli antefatti che hanno portato a tale determinazione risalgono allaConferenza unificata Stato – Regioni del dicembre 2013, che nulla partoriva su una revisione del «divisore» d’autonomia delle istituzioni scolastiche per l’opposizione delle Regioni, che abbandonavano la seduta in quanto il Mef tentava d’elevare il divisore da 900 a 1000 alunni. Con nota ministeriale, il Miur forniva quini disposizioni d’avviare una procedura di razionalizzazione della rete scolastica. In poche parole il Miur, preso atto del mancato accordo Stato – Regioni, che sbarrava la strada ad un altro dimensionamento cancellante 800 scuole sul territorio nazionale, dava inizio ad una razionalizzazione al fine di risistemare la rete scolastica, maltrattata dai precedenti dimensionamenti.Lo spirito della razionalizzazione: approfittando del mancato accordo Stato – Regioni si dava la possibilità di meglio distribuire la popolazione scolastica (nelle realtà ove ciò fosse stato possibile), in modo da mettere al riparo le istituzioni scolastiche da un successivo dimensionamento.
I precedenti dimensionamenti, ad Ispica, spiega Di Pasquali,hanno«partorito due istituti comprensivi squilibrati nel numero di studenti: il «Padre Pio» (998 alunni alla data dell’uno settembre 2013), generato dall’accorpamento del vecchio Circolo didattico «Padre Pio da Pietralcina» e della vecchia scuola media «Einaudi», e l’istituto comprensivo«da Vinci» (603 alunni al primo settembre 2013), per nulla avvantaggiato dalle precedenti procedure di dimensionamento».

La verità secondo Di Pasquali: «Ispica non ha una popolazione scolastica sufficiente a mantenere tre istituti autonomi di primo grado (la causa della morte dell’«Einaudi»), ma ha studenti sufficienti a mantenerne due.E, a causa delle precedenti procedure di dimensionamento, il «da Vinci» rischiava di scomparire, perché ai sensi e per gli effetti del novellato art.19, comma 5 e 5 bis della legge n.111 del 15 luglio 2011, non appena fosse sceso sotto la soglia dei 600 alunni, sarebbe scomparso. Dalla sua morte sarebbe nato (con elevata probabilità) un mega istituto di 1600 alunni, distribuito in 12 plessi, dislocati in 8 edifici, sparsi per tutta la città, di difficile gestione ed organizzazione, con conseguente appiattimento dell’offerta formativa. Nella Conferenza provinciale per la razionalizzazione della rete scolastica – chiarisce una volta per tutte il dirigente scolastico – il sindaco Piero Rustico propose di deliberare secondo la soluzione che salvaguardasse l’interesse pubblico di mantenere due istituzioni scolastiche autonome. Che la delibera adottata, di fatto, favorisse«da Vinci» è indiscutibile, ma essa è stata adottata per tutelare la sussistenza di due scuole autonome.Chiarito, dunque, che intervenire sulle situazioni di criticità era legittimo ed opportuno, si rileva il fatto che in tutto l’assetto territoriale della rete scolastica siciliana la scuola «più critica tra tutte le scuole in situazione di criticità» era «da Vinci» con 603 alunni, ossia a meno 3 alunni dal baratro del dimensionamento. Non si è voluto quindi favorire un istituto per decretare la morte di un altro. Con la procedura di razionalizzazione «Padre Pio» cede a«da Vinci» 5 classi di scuola primaria (mantenendo le 4 classi dell’Interplesso ubicate in Piazza), per un totale di 118 alunni. Se la matematica non è un’opinione l’anno prossimo «Padre Pio» dovrebbe contare 880 alunni. Invece, «da Vinci», per effetto della cessione dovrebbe attestarsi intorno ai 720 alunni, ovvero in posizione di sicurezza dalla mannaia del dimensionamento. Ritenete che – si domanda il dirigente – in questo ci sia danno per la comunità?Mente, sapendo di mentire, chi dice che «Padre Pio» chiude. Quest’ultimo, il primo settembre prossimo attesterà la propria popolazione scolastica al di sopra degli 800 alunni, al riparo, dunque, da eventuali dimensionamenti. I due istituti comprensivi, ad Ispica, sono quindi salvi».

Nelle more della procedura di razionalizzazione, infine, è intervenuto un altro fattore. «La procedura delle nuove iscrizioni per il prossimo anno scolastico – conclude Di Pasquali – ha decretato che le iscrizioni al «da Vinci» sono crescita, mentre al «Padre Pio» sono in calo. S’inizi dunque a gareggiare secondo una sana competizione didattica. Ne trarranno vantaggio gli alunni, i nostri figli e l’intera comunità. In un’ottica costruttiva, s’abbandonino le posizioni di faziosità e le sterili polemiche. Si inizi, invece, a costruire».
I genitori degli studenti del «Sant’Antonio» non hanno gradito l’annessione del plesso al «da Vinci» certi degli squilibri che comporterà. La scelta dell’offerta formativa rappresenta per le famiglie un valore assoluto, messo in discussione da un sindaco che forse non è motivato dagli stessi buoni propositi di Di Pasquali. È comprensibile la preoccupazione per il rischio che corrono i figli di una mancata (destabilizzante) continuità didattica, che comporterebbe conseguenti trasferimenti per seguire gli insegnanti ritenuti migliori e costringendo a lasciare i compagni, ormai divenuti amici, di classe.

Indignate per la faccenda, le famiglie hanno adito le vie legali, sostenute dall’avvocato Franco Rovetto, che ha richiesto, in autotutela, la revoca del provvedimento di dimensionamento ai danni dell’istituto «Padre Pio». All’istanza di revoca in autotutela, considerata la gravità del fatto, potrebbe seguire un ricorso al Tribunale amministrativo regionale.Rovetto ravvisa profili d’illegittimità nel verbale di dimensionamento scolastico redatto a margine della Conferenza provinciale per la razionalizzazione delle reta scolastica, riunitasi il 24 gennaio scorso, non escludendo il falso ideologico nella vicenda.