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ISPICA - 04/03/2014
Attualità - I genitori degli studenti non ci stanno e alzano le barricate

Carenza iscrizioni: chiude l´istituto "Padre Pio"

Questo stato di cose è determinato dall’«immotivato» passaggio degli alunni frequentanti nove classi dal plesso Sant’Antonio (annesso al Padre Pio) all’istituto Leonardo da Vinci Foto Corrierediragusa.it

Potrebbe chiudere i battenti, per carenza d’iscritti, l’istituto comprensivo Padre Pio da Pietralcina (foto). Questo stato di cose è determinato dall’«immotivato» passaggio degli alunni frequentanti nove classi dal plesso Sant’Antonio (annesso al Padre Pio) all’istituto Leonardo da Vinci. I genitori degli studenti in questione sono naturalmente insorti e, indignati per una faccenda chiaramente a tinte fosche, hanno adito le vie legali. Sostenuti dall’avvocato Franco Rovetto,hanno richiesto, in autotutela, la revoca del provvedimento di dimensionamento ai danni dell’istituto Padre Pio stabilito dalla Conferenza provinciale sulla razionalizzazione della rete scolastica, riunitasi lo scorso 23 gennaio. All’istanza di revoca in autotutela, considerata la gravità del fatto,potrebbe seguire un ricorso al Tribunale amministrativo regionale.
Ci sarà tempo e modo per comprendere il criterio secondo il quale il sindaco Piero Rustico, presente alla Conferenza, abbia proposto e ottenuto in quella sede la razionalizzazione degli istituti Padre Pio da Pietralcina e Leonardo da Vinci, motivandola con la notevole discrasia nei numeri degli alunni, che sono superiori a mille nel Padre Pio e al limite dei 600 nel da Vinci. Nel frattempo, Rovetto ravvisa profili d’illegittimità nel verbale di dimensionamento scolastico redatto a margine della Conferenza provinciale, non escludendo il falso ideologico nella vicenda. E, soprattutto, chiedendo nell’istanza di revoca in autotutela del documento, se siano state applicate le norme statuite nella legge regionale ove si specifica che «La conferenza provinciale è validamente costituita anche nel caso non siano stati designati o eletti tutti i componenti purché sia assicurata la presenza delle metà più uno dei medesimi».
Avanzando istanza all’assessore regionale Nelli Scilabra, al dirigente dell’Ufficio scolastico regionale Maria Luisa Altomonte, al commissario provinciale Carmela Floreno, al dirigente d’ambito territoriale Emilio Grasso e al sindaco di Ragusa Federico Piccitto,l’avvocatoRovetto domanda:se sia stata indetta l’assemblea dei sindaci come statuito all’articolo 3 comma 2 della legge regionale 6 del 2000 e se, quindi, il sindaco Piero Rustico sia stato eletto dall’assemblea prima richiamata (è infatti la previa riunione dell’assemblea dei sindaci a stabilire chi siano i due sindaci delegati a partecipare alla conferenza provinciale, passaggio completamente saltato secondo quanto riferisce Rovetto); quali fossero i sindaci con diritto di voto; i nominativi degli altri componenti eletti o designati ai sensi del disposto normativo citato; se nella prima seduta siano stati fissati i criteri come statuito dall’articolo 3 comma 5, legge regionale 6 del 2000.

Finché le acque non si smuoveranno rimane il fatto che l’istituto Padre Pio perderàgli studenti del plesso Sant’Antonio e questo stato di cose porterà ad un calo numerico di scolari, che potrebbe decretarne la chiusura in un prossimo futuro.La discrasia numerica di cui parla il sindaco Rustico non sembrerebbe un motivo valido per danneggiare il Padre Pio e favorire il da Vinci. Forse, siamo di fronte ad una banale strategia per tentar di salvare qualche insegnante perdente posto: impinguare i numeri degli studenti per giustificare il sovrannumero del corpo insegnante. Ma la legge su questo punto è chiara: un perdente posto, lo rimane, nonostante il numero degli iscritti a scuola; semmai potrebbe essere sostituito da insegnanti che hanno davvero diritto a quel posto.
Dal prossimo anno scolastico, quindi, il Padre Pio perderà le classi e gli scolari del plesso Sant’Antonio in favore del da Vinci. Con la conseguenza che fra qualche anno il Padre Pio chiuderà i battenti, non avendo il numero minimo di studenti.

La proposta al riguardo, che è stata formulata dal sindaco in persona, a voler ben pensare potrebbe esser stata fatta per salvare l’autonomia del da Vinci, già a rischio estinzione. Ma come si fa a salvare un istituto, uccidendone un altro? Con quest’operazione, infatti, il Padre Pio passa da mille a poco più di 600 studenti, quando la soglia minima è 600. Ma, fra qualche anno questa soglia minima sarà elevata a 900 e, addirittura, forse a 1000. Quindi, il Padre Pio, che aveva già fagocitato l’istituto Luigi Einaudi, è finito.
Gli studenti del Sant’Antonio, dal prossimo anno scolastico, come pacchi postali saranno dunque girati al da Vinci, in barba alle famiglie che avevano scelto l’offerta formativa del Padre Pio. È più complesso il problema degli insegnanti, che dovranno scegliere se restare o cambiare istituto comprensivo. Insomma, un pasticcio che impatta anche sulla continuità didattica. E pensare che esistevanole alternative per garantire equilibrio fra i due istituti e salvarli entrambi.