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Venerdì 9 Dicembre 2016 - Aggiornato alle 23:37 - Lettori online 1077
ISPICA - 18/11/2013
Attualità - Lo sancisce la delibera «Rideterminazione dotazione organica»

Il comune di Ispica ha 83 dipendenti in esubero

I timori sono diventati cruda realtà

Sono 83 i comunali in esubero da collocare in disponibilità. Lo sancisce la delibera «Rideterminazione dotazione organica» adottata venerdì scorso dalla giunta municipale. I timori dei dipendenti sono diventati cruda realtà: pensione forzata per 10 o 15 unità e al resto spettano due anni di mobilità, percependo solo l’ottanta per cento dello stipendio e, poi, il licenziamento; questo è quanto determina la situazione fallimentare dell’ente, dichiarato dalla Corte dei Conti in dissesto finanziario e proclamato tale lo scorso aprile; dura lex sed lex. I dipendenti comunali sono increduli e disperati. Le reazioni dei partiti non arrivano. Solo in sindaco Piero Rustico punta, come sempre, il dito contro l’opposizione consiliare, a suo avviso rea d’aver votato favorevolmente in aula il dissesto finanziario del Comune, dimentico che i consiglieri hanno semplicemente adempiuto ad un precetto della Corte dei Conti. L’unico intervento giunge per il momento da Gianni Stornello, segretario del Partito democratico, che, addirittura avanza l’ipotesi di un lista nera dei dipendenti in sovrannumero stilata secondo i «gusti» degli amministratori.

«Sono 61 a tempo pieno e 22 a tempo parziale: questi i numeri – spiega Stornello – dei dipendenti «in disponibilità» del Comune, cioè quelli che dovranno essere licenziati a seguito del dissesto. Nella delibera non sono indicati i nomi dei dipendenti a rischio, ma numeri ufficio per ufficio, settore per settore. In molti casi è come se i nomi ci fossero. Ed è inquietante scoprire che l’Amministrazione comunale intende da un lato punire o cercare di mettere a tacere gli avversari, anche con delle vendette trasversali, dall’altra premiare i fedelissimi: il tutto nello «stile della casa» insomma. È scandaloso che – aggiunge – a pagare siano i lavoratori e non coloro che hanno determinato il dissesto, cioè gli attuali amministratori. Il provvedimento è più di una provocazione per molti padri e madri di famiglia. È un atto ostile, forse voluto per creare un clima di terrore e di guerriglia. Tra l’altro, non sono un legale, ma intravedo elementi di illegittimità in questa delibera.

Va detto che il provvedimento avrà le sue conseguenze sull’economia della città, dove tutti i settori sono in crisi, nessuno assume, non ci sono nuove opportunità di lavoro. Se la Regione non interverrà, come previsto dalla legge, per caricarsi l’onere degli esuberi – conclude – non oso pensare ciò che accadrà. E nessuno potrà ritenersi al riparo: né i dipendenti «salvati», né gli amministratori codardi».

LE REAZIONI
Annullare la delibera di dissesto finanziario. Sarebbe l’intenzione del sindaco Piero Rustico, evitando il licenziamento degli 83 dipendenti comunali, dichiarati «in disponibilità» dopo la ridotazione della Pianta organica dell’ente. Il «piano B» degli amministratori, dopo le brucianti bocciature dei ricorsi avanzati alla Corte dei Conti e al Tar, sarebbe quello di proporre in Consiglio comunale una delibera che annulli il dissesto. Le «strategie» del primo cittadino fanno insorgere i consiglieri comunali del Pid, evidenziando che una delibera atta ad annullare il dissesto è «illegittima».

Secondo il consigliere Meluccio Fidelio (Pid), gli amministratori «usano i dipendenti e la pianta organica come arma di ricatto» contro i consiglieri comunali, che, in questo modo, dovrebbero sentirsi costretti a votare in aula «l’illegittima delibera atta all’annullamento del dissesto». A suo avviso «è fondamentale ristabilire la verità», ricordando che «il dissesto è stato dichiarato dalla Corte dei Conti: i consiglieri comunali ne hanno dovuto obbligatoriamente prendere atto e ciò l’ha confermato il Tar di Catania». «Noi vigileremo – conclude Fidelio – e proteggeremo gli impiegati, prendendo a modello Comiso, dove gli amministratori hanno dimostrato che si può lavorare senza rischiare il posto e lo stipendio».

Il Consiglio comunale è sovrano, quindi, se dovesse essere investito di una proposta di delibera d’annullamento del dissesto finanziario dovrà fare le sue valutazioni. Perlomeno, è di quest’avviso il segretario democratico Gianni Stornello, giudicando sarcasticamente «un’idea fantastica dell’amministrazione annullare la procedura fallimentare del Comune». «Ovviamente non lo fa l’amministrazione – aggiunge – chiede d’occuparsene al Consiglio comunale: è come se un’assemblea condominiale, per risparmiare sul riscaldamento, decidesse che è estate dal primo gennaio al 31 dicembre. Mi guardo bene – evidenzia – dall’essere un sostenitore del dissesto. Per questo, tifo una retromarcia della Corte dei conti, alla luce anche di alcune novità sul piano giurisprudenziale. Se le novità servissero a revocare il dissesto, il Consiglio comunale andrebbe convocato anche la notte di Natale. Ma – conclude – tentare strade avventurose, magari supportate da pareri legali lautamente pagati, serve solo ad alimentare illusioni».


Mentre i medici litigano, il malato muore
20/11/2013 | 17.40.08
buonsenso

Con la sentenza n. 219 del luglio 2013, la Suprema Corte ha dichiarato incostituzionale, nelle Regioni a Statuto speciale, la norma che consente alla Corte dei Conti di imporre il dissesto ai Comuni. Pertanto, alla luce di detta sentenza, la determina sul dissesto posta in essere dal Consiglio Comunale quando era un atto dovuto, oggi deve essere annullata nell´interesse preponderante, assoluto ed inderogabile di un´intera città.
Tutte le eventuali responsabilità, di qualsiasi tipo e a carico di chiunque, devono essere certamente accertate e perseguite ma nelle sedi opportune, senza che a pagarne le conseguenze siano gli ignari cittadini con l´imposizione ai massimi livelli di tasse e tributi e la riduzione o cancellazione di servizi, le imprese che non riescono ad avere quanto loro giustamente e correttamente dovuto per prestazioni o forniture già effettuate, i dipendenti dell´Ente che rischiano fino al licenziamento.
Litigate fuori dalla sala di degenza, per favore, il malato non è ancora morto e il vaccino è appena arrivato.