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Venerdì 2 Dicembre 2016 - Aggiornato alle 16:28 - Lettori online 1148
ISPICA - 10/01/2013
Attualità - L’ultimo inventario risale a undici anni fa

Trafugato parte del tesoro di archivo storico a Ispica?

Il sospetto è del professore Giovanni Tringali

Potrebbe esser stato trafugato parte del tesoro culturale custodito nell’Archivio storico, che ha sede nei locali della biblioteca comunale. L’ultimo inventario risale a undici anni fa e questo dato di fatto fa nascere quindi il sospetto. «Si spera che qualcuno non ne approfitti»: afferma infatti il professore Giovanni Tringali, l’intellettuale cittadino che ha sollevato il dubbio sulla faccenda e che, ormai da tempo, svolge inchieste giornalistiche.

Tringali invita a riflettere anche sulla possibilità che il materiale dell’Archivio storico possa essere trafugato con estrema facilità considerato che la sede è poco fruita. Il sospetto nasce dalla disinformazione sul fatto che tutti possano accedervi, rendendo l’Archivio storico uno spazio pubblico distante dagli ispicesi (che ne sono proprietari) e, a quanto pare, meta per pochi intimi.

Per tante ragioni, l’archivio storico ispicese «è un tesoro di valore inestimabile che – denuncia il professor Tringali – pochi privilegiati però utilizzano. L’archivio contiene libri antichi, registri dello stato civile e dell’attività giuridica di Spaccaforno negli ultimi quattrocento anni. Una documentazione di pregio, costituita da reperti molto rari, come i Battesimi degli anni 1568-1570, che rappresentano la memoria storica e identitaria della nostra città. Pochi cittadini – evidenzia – sono però a conoscenza di questo «tesoro pubblico», molti forse avrebbero interesse a consultarlo per motivi di studio o per curiosità intellettuale, ma non sono debitamente informati sulle modalità di fruizione».

Le norme previste dal Decreto legislativo numero 42 del 2004 prevedono che l’accesso agli archivi storici comunali è assolutamente pubblico, dunque consentito a ogni cittadino, che ne facesse richiesta. «Lo stesso decreto – sottolinea Tringali – impone ai comuni di abbattere le barriere architettoniche che potrebbero ostacolare l’accesso alle persone disabili. L’archivio si configura quindi come uno spazio pubblico, che, pur custodendo materiali preziosi e per loro natura fragili, deve tuttavia metterli a disposizione della cittadinanza. Naturalmente con tutte le precauzioni e con la necessaria sorveglianza che un bene di pregio impone».

Per prima cosa sarebbe quindi necessario un inventario accurato dal materiale custodito. «L’ultimo e peraltro sommario – informa Tringali – risale al 2002. Se non si ha una idea precisa dei beni in dotazione è possibile che qualche documento sparisca, proprio perché non ancora inventariato».

In altri comuni italiani è già accaduto che qualche fortunato prelevasse documenti, libri o foto di pregio, non ancora catalogati, finiti poi in collezioni private. «Purtroppo – aggiunge Tringali – nella gestione dell’archivio è mancata una progettazione intelligente e mirata. Per fare questo è necessario che i beni culturali siano realmente a disposizione di tutti, soprattutto delle scuole, che devono poter organizzare attività di studio e di ricerca direttamente «in situ». Immaginiamo che un percorso didattico nella Scuola Media possa avere come argomento la «storia della Sicilia e di Ispica» e possa essere realizzato, indagando la preziosa collezione di fotografie conservate in archivio, visto che è facilissimo utilizzare questo prezioso scrigno della memoria in maniera proficua. La fruizione della cultura – conclude Tringali – non può essere solo sterile esercizio antiquario riservato a pochi, ma deve diventare un’attività dinamica e moderna aperta a tutti, finalizzata all’arricchimento culturale e morale dei giovani».


novità?
11/01/2013 | 18.39.34
salvo

non vedo la novità del fatto, non è la prima volta che opere del patrimonio pubblico non si sa dove vanno a finire. a Ispica c´è cu si futti i trispita e cui i tavili. chi ha voglia di trasferirsi a Ispica?