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Giovedì 8 Dicembre 2016 - Aggiornato alle 15:45 - Lettori online 874
ISPICA - 21/12/2012
Attualità - Sono comparse crepe nella parete sud

Palazzo Bruno di Belmonte in stato di completo abbandono

I danni sono sotto gli occhi di tutti

Sono comparse crepe nella parete sud di palazzo Bruno di Belmonte. La storica sede del Comune è stata abbandonata all’incuria del tempo dopo un restauro durato anni e mai portato a compimento, rendendo inutili i lavori di ristrutturazione già effettuati.

I danni sono sotto gli occhi di tutti, ma è stato il professor Giovanni Tringali, che non è il vicesindaco (suo omonimo) ma un sensibile intellettuale ispicese, a denunciare il fatto.

Tringali scrive di «un palazzo fantasma nel centro storico. Un edificio abbandonato all’incuria del tempo e lasciato chiuso ad ammuffire, buono per il set di un film horror. Peccato che la finzione cinematografica nulla centri poiché l’orrore è reale ed è quello che mostra palazzo Bruno, sottoposto ad un restauro travagliato e complicato, in attesa di un futuro su cui corrono voci e supposizioni, ma nessuna certezza».

Palazzo Bruno è un edificio in stile liberty, progettato nel 1906 da quell’architetto Basile, che, fra il 1902 e il 1927, si occupò di ampliare un’ala di palazzo Montecitorio, la sede della Camera dei deputati. «Fa molta impressione – dice infatti Tringali – vedere chiuso un edificio prezioso come Palazzo Bruno. Anche perché il restauro della parte esterna c’è stato e, già, compaiono i primi squarci sulla parete Sud. Se quegli squarci dovessero estendersi, sarebbe compromessa una parte della facciata, che sarebbe quindi da rifare. Nessuno, tra l’altro, - aggiunge - ha reso noto a che punto siano i lavori di restauro e, soprattutto, quando sarà consegnata l’opera».

Non si conoscono, ancora oggi, le condizioni degli ambienti interni del palazzo. Tringali si domanda infatti: «Sono stati anch’essi ripristinati?; Oppure attendono un apposito intervento?; E se fosse così, quale spesa sarebbe necessaria?; E quanto sta costando alla collettività l’affitto dell’edificio che ospita gli uffici comunali sine die?».

Tringali mette inoltre in luce il paradosso di «un Comune che non può garantire le retribuzioni ai suoi dipendenti, ma paga un canone mensile a un privato (l’affitto di Palazzo Quartarone attuale sede comunale n.d.c.), pur avendo una sede prestigiosa e funzionale».

«Il «cuore antico» di Ispica - conclude Tringali – erano le piazze Regina Margherita e Maria Josè e Palazzo Bruno. Né le une, né l’altro sono gli stessi di un tempo. È il segno che, in questi anni, è cambiata la città insieme al suo tessuto socio-politico e culturale. E il cambiamento non è stato sicuramente in meglio».