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Martedì 6 Dicembre 2016 - Aggiornato alle 15:11 - Lettori online 1832
ISPICA - 26/11/2012
Attualità - L’adesione al Piano di riequilibrio è stata votata con i voti della maggioranza consiliare

Ispica tenta di tirarsi fuori dal baratro del dissesto

Intanto il segretario del Pid Pisana non ha inoltre digerito le dichiarazioni rilasciate da Muraglie e Roccuzzo del Pd

«Il Piano di riequilibrio finanziario pluriennale previsto dal Decreto legge 174 è un provvedimento che scarica i costi del dissesto sui cittadini e sui dipendenti del Comune, mentre «assolve» la classe politica dirigente, vera responsabile dello sfacelo economico. L’adesione al Piano è stata votata con i voti della maggioranza consiliare e ciò è stato consentito da un comportamento apparentemente illogico dei consiglieri del Partito democratico e di Libertà e buon governo che sono usciti dall’aula, facendo mancare i numeri all’opposizione». Lo sostiene Carmelo Pisana, segretario del Pid – Cantiere popolare, condannando i consiglieri Pierenzo Muraglie e Giuseppe Roccuzzo (Pd), Salvuccio Rustico e Biagio Solarino (Leb), ma lasciando intendere che avrebbe preferito che il Comune cadesse in disgrazia, proclamando il dissesto finanziario.

Pisana non ha inoltre digerito le dichiarazioni rilasciate da Muraglie e Roccuzzo. «In una nota – spiega il segretario – i consiglieri del Pd si dichiarano «gli unici a potere sollevare con coerenza critiche forti verso la gestione finanziaria fallimentare dell’amministrazione comunale». Attendo la «prova di coerenza» sia dei consiglieri del Pd, che di Leb: sarà forse quella di – si domanda Pisana – lasciare l’aula consiliare durante il voto per deliberare sul Piano, permettendo così alla maggioranza d’esitare l’atto?».

Gianni Stornello, segretario del Pd, raccoglie il guanto di sfida. «Pisana come Nerone – replica Stornello – vuole che Ispica bruci. Il dissesto, dal quale ancora non è detto che Ispica si sia salvata, lascia in carica il sindaco e addossa alla città i pesi di tasse, licenziamenti, tagli di servizi, svendita del patrimonio immobiliare, penalizzando i più deboli. Questo era ciò che voleva Cantiere popolare, ricovero di tanti Nerone che vogliono incendiare la città per costruirsi la loro Domus Aurea politica e di potere, una casa d’oro fatta con i sacrifici dei cittadini.

Se, uscendo dall’aula, il Pd ha evitato la dichiarazione di fallimento in prima battuta della città, diciamo subito che ne siamo orgogliosi. Prima di parlare di coerenza al Pd, Cantiere popolare farebbe bene a ricordare che fino a pochi mesi fa faceva parte della maggioranza, esprimeva assessori in giunta e banchettava (non solo metaforicamente) col sindaco e la sua corte. Pretendevano dal Pd un immotivato appiattimento sulla loro posizione del «tanto peggio tanto meglio», ricorrendo ad inciuci ed ammucchiate politiche utili solo a fare riacquisire a loro una verginità politica che non hanno. Il Pd ha sempre votato contro i bilanci del centrodestra, i bilanci del dissesto; Cantiere popolare – conclude – quei bilanci li ha votati».