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ISPICA - 10/11/2012
Attualità - Interviene il Pd in modo particolarmente duro

Gravissima la situazione finanziaria di Ispica

"I veri responsabili dell’aumento straordinario delle tasse – denuncia il segretario Pd Stornello– sono l’amministrazione comunale e il primo cittadino"

«L’aumento della Tarsu è stato annunciato dopo la competizione regionale per mero opportunismo elettorale»: è quanto sostiene Gianni Stornello, respingendo le accuse mosse dal sindaco Piero Rustico, che ha attribuito all’opposizione la responsabilità degli aumenti delle tasse comunali. Il segretario del Partito democratico rivendica che, in consiglio comunale, le opposizioni hanno evitato l’aumento dell’Imu per la seconda casa, mantenendo l’imposta allo 0,76%, il minimo stabilito dalla legge. Un fatto che non denota, come ha affermato il sindaco, una condizione di ricchezza, in quanto, ad Ispica, è assai diffuso che si tratti di case abitate dai figli e concesse loro a titolo gratuito.

«I veri responsabili dell’aumento straordinario delle tasse – denuncia Stornello – sono l’amministrazione comunale e il primo cittadino, in quanto la stangata che subiranno gli ispicesi è dovuta ad una crisi finanziaria attribuibile alle politiche clientelari, spendaccione, festaiole, dissennate e per nulla orientate al risanamento dei conti ed allo sviluppo. In effetti – conclude – la crisi non è comune a tutti gli enti locali: Vittoria, Ragusa e Santa Croce pagano puntualmente gli stipendi ai dipendenti».

Anche i consiglieri comunali Salvatore Spatola, Titta Genovese, Paolo Monaca, Carmelo Padova e Meluccio Fidelio (Cantiere popolare) denunciano che l’aumento spropositato della Tarsu era stato già concordato dal sindaco e la giunta «ancor prima del Consiglio comunale riunitosi il 30 ottobre. Tra l’altro – aggiungono – respingiamo l’inflazionata giustificazione della crisi che attanaglia tutti i Comuni per colpa dei tagli finanziari operati da Stato e Regione.

Invitiamo piuttosto il primo cittadino a spiegare per quale motivo, ad esempio, i box del canile comunale sono stati ridotti a 22, seppur l’importo di 210 mila euro, cofinanziato da Stato, Regione e Comune, era così elevato perché ne prevedeva 90. Ed ancora – evidenziano – sono occorsi due milioni e 500 mila euro per ristrutturare la sede storica del Comune. Perché – si domandano – Palazzo Bruno è ancora cantiere? Senza contare, piazza dell’Unità d’Italia per la quale di euro ne sono stati spesi due milioni e 300 mila, ma non è ancora fruibile nel suo insieme.

La verità – sottolineano – l’ha fatta duramente emergere la Corte dei Conti, accertando profili di grave criticità con riferimento alla sana gestione finanziaria del Comune. E, adesso, sarà compito del consiglio comunale e cioè delle opposizioni, trovare le pezze per ricucire gli strappi provocati dal sindaco sostenuto da una manciata di consiglieri, riportando nel binario la deragliata situazione finanziaria comunale. Ma – concludono – al sindaco e alla giunta chiediamo: per favore, andate via ora, subito».