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Mercoledì 7 Dicembre 2016 - Aggiornato alle 22:43 - Lettori online 802
ISPICA - 14/07/2012
Attualità - Denuncia il fatto Pippo Barone

Cartelle pazze a Ispica, bisogna "salvarsi" a Rimini

Bisogna recarsi di persona alla Commissione tributaria provinciale, dove ha sede «Corit»

Piovono cartelle pazze, ma per dimostrarlo i contribuenti dovranno recarsi in Emilia Romagna. Denuncia il fatto Pippo Barone, rappresentante del movimento politico «Libertà e Buon governo».

Barone svolge la professione di consulente commerciale e del lavoro, testimoniando che, «in questi giorni, i cittadini sono destinatari d’ingiunzioni di pagamento a fronte di presunti omessi o di irregolarità nei pagamenti di Tarsu e Ici emesse da «Corit – Riscossioni locali Spa» per conto del Comune. Per potersi difendere contro gli atti ritenuti ingiusti, dovranno recarsi a Rimini, presso la Commissione tributaria provinciale, dove ha sede «Corit»». Per questo motivo sollecita «l’Amministrazione comunale a trovare il giusto equilibrio fra le richieste dell’Ente e le legittime aspettative difensive del contribuente, decentrando la sede competente di giudizio presso la Commissione tributaria di Ragusa, come ragionevolmente si aspetta il cittadino».

Non sono semplicemente pazze, quindi, le cartelle si sono rivelate schizofreniche e gli ispicesi, qualora fossero per errore chiamati a rispondere di tasse già pagate o di presunte irregolarità, preferiranno quasi certamente sborsare il denaro due volte, piuttosto che sobbarcarsi le costose spese di viaggio e di soggiorno che li costringerebbe il ricorso da presentare negli uffici di «Corit» a Rimini. E se ciò dovesse verificarsi ai danni di un anziano solo, magari non autosufficiente, che percepisce una modesta pensione, il fatto diventerebbe di una gravità inaudita, in quanto «non avvalendosi del ricorso o in caso di mancato pagamento – spiega Barone – «Corit» procederà alla riscossione coattiva, con espropriazione forzata, senza ulteriore avviso».

Barone precisa che «nulla ha da eccepire sulla forma, ma la considerazione è diametralmente opposta sulla sostanza, in quanto la nuova procedura risulta penalizzante non solo per i cittadini, ma anche per il Comune, i quali per sostenere le proprie ragioni dovranno recarsi a Rimini. In sostanza – evidenzia – diventa più oneroso difendersi che pagare e, paradossalmente, sarà più conveniente pagare pur avendo ragione».

Barone si domanda, inoltre, «se si tratti di una semplice svista o di una precisa strategia. In entrambi i casi – precisa – è evidente che l’amministrazione comunale abbia dimenticato, per l’ennesima volta, che il cittadino deve stare al centro dell’azione amministrativa e non ai margini come in questo caso». Insomma, Barone sospetta che l’amministrazione abbia trovato «un modo come far cassa in tempi di crisi».