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ISPICA - 30/10/2011
Attualità - L’atto vandalico era stato addirittura previsto

Vilipendio al monumento ai caduti: lettera al Sovrintendente

La missiva è stata firmata da Anna Maria Gregni, Salvatore Milana e Carmelo Pisana, rappresentanti del Mpa e di Insieme per Ispica

Il vilipendio al Monumento ai Caduti è stato preceduto da una lettera al Sovrintendente di Ragusa protocollata lo scorso 30 settembre al Comune. La missiva è stata firmata da Anna Maria Gregni, Salvatore Milana e Carmelo Pisana, rappresentanti del Mpa e di Insieme per Ispica.

Gregni, Milana e Pisana si sono rivelati, loro malgrado, profeti dell’atto vandalico subito dal Monumento ai Caduti. Lo avevano previsto. Hanno scritto al Sovrintendente: «Ora il Monumento è spoglio e indifeso. È in balia del balordo di turno che potrà facilmente oltraggiarlo». Pochi giorni dopo il Monumento è stato barbarizzato, offendendo la memoria di coloro i quali hanno versato sangue per difendere la Patria. E tutto questo si è verificato perché il sindaco ha voluto lasciare ai posteri il suo nome inciso sulla fontana della nuova piazza, sacrificando quanto di prezioso e antico ci fosse per impinguare il suo già smisurato ego.

«Siamo – scrivono al Prefetto Gregni, Milana e Pisana – un gruppo di ispicesi, liberi pensatori, con a cuore la storia, il rispetto della memoria e delle azioni dei nostri Avi che, con sacrifico e perseveranza, hanno da sempre tenuto alto l’orgoglio di essere cittadini della nostra città. In queste ultime settimane, da quando abbiamo avuto modo di poter vedere ultimati i lavori che hanno interessato il rifacimento delle nostre due principali piazze, con stupore, frammisto ad incredulità, ci siamo sentiti offesi per quanto realizzato.

Uno scempio! Una violenza dei luoghi! Una violenza della nostra memoria! Un oltraggio al buon gusto ed all’armonia del luogo! Si è calpestato il genuino sentimento dell’identità di una comunità che in eterno si sposa con i luoghi dove vive. Finalmente, siamo riusciti a fare quattro passi per le nostre ex piazze principali e ci siamo accorti di essere in un’altra città, in un´altra realtà, in un qualcosa di assolutamente diverso rispetto a quel luogo che, nascendo, abbiamo iniziato a conoscere e, crescendo, abbiamo fatto nostro per generazioni. Abbiamo trovato quello spazio che, da sempre, per noi sono state Piazza Maria Josè e Piazza Regina Margherita in un unico frullato di architettura, il cui stile pare impossibile identificare.

Abbiamo trovato la sorpresa di uno spazio che non appartiene all’Ispicese, in quanto soggetto che vive nella più ampia accezione del verbo, e che, certamente, non appartiene al contesto architettonico e storico in cui s’incastona. L’incuria sugli immobili del tempo passato ha fatto sì che pochi palazzi storici, attualmente, possiamo vantare di esibire, ma mai avremmo potuto pensare che si potesse completamente stravolgere la fisionomia di un luogo. È come se andassimo a Roma e trovassimo Piazza del Popolo o a Napoli in Piazza del Plebiscito tutto totalmente modificato… anche i loro nomi! Così è accaduto ad Ispica, grazie alla lungimirante opera dell’attuale Sindaco. Perché eliminare la recinzione che proteggeva il simbolo più alto del sacrificio degli Ispicesi: il Monumento ai Caduti? Recinzione che gli Ispicesi vollero a tutti i costi e per la quale, in prima persona, s’impegnarono a racimolare le somme occorrenti per la sua realizzazione.

Ora il Monumento è spoglio e indifeso. È in balia del balordo di turno che potrà facilmente oltraggiarlo. Come sarà impiegata? Perché la stessa fine è toccata a tutte le piccole ringhiere di ferro battuto che delimitavano i graziosi giardinetti di Piazza Maria Josè? Dovranno giacere chissà in quale magazzino a far che? Una volta, sino ad un anno fa, attorno agli alberi più importanti delle nostre due principali Piazze c’erano delle panchine in ferro. Era l’identità del gusto, particolarmente, meridionale dove ritrovarsi. Era così necessario rimuoverli? Per non parlare di tutti i ciglioni in pietra che delimitavano le due Piazze.

A cosa servirà questa ingente massa di pietra? L’augurio è che non vada ad abbellire chissà quale dimora! Adiacente ad una delle due Piazze si trova uno dei maggiori edifici scolastici della città. Una volta serviva da parcheggio per quei pochissimi taxi cittadini. Ora ci sono degli alberi, la cui sommità raggiunge le finestre della scuola. Proviamo ad immaginare quando arriverà la stagione della primavera e le rondini, ben accette, punteranno questi alberi come sostegno al loro riposo. Chi ha progettato questo «capolavoro di piazza» avrà, certamente, pensato che gli splendidi esemplari pennuti aiuteranno nel loro lavoro gli scolari.

Per non parlare della pendenza che ha subito questa nuova piazza. Oltre ad essere impossibile passeggiarvi, quando arriveranno le piogge, l’acqua che scenderà dalle parti più alte della città acquisterà una tale velocità, grazie appunto alla pendenza data, e molte case delle vie limitrofe si ritroveranno allagate. È uno spazio anonimo questa nuova piazza a cui gli inermi cittadini ispicesi non possono essere condannati a conviverci. Sembra, piuttosto, una pista di pattinaggio, dove le aiuole che ivi sono state create servono, a buon diritto, ai cagnolini che intendessero sbarazzarsi...

E pensare che hanno progettato bene il manufatto tanto da griffarlo! Era il minimo! Tra qualche decennio lo storico di turno, quando qualche turista visiterà la nostra piazza, potrà ammirare quanto di rustico ci sia stato nel gusto degli ideatori rispetto a quello che è stato. Illustre Sovrintendente, dopo questa breve disamina, vorremmo capire come sia stato possibile da parte vostra avallare un simile progetto, considerato che generalmente si tende a preservare l’esistente, e quali strumenti si possono utilizzare per riportare le nostre Piazze agli antichi splendori. A noi Ispicesi bastava una semplice ripavimentazione e non una spesa scellerata e senza senso. Gradiremmo comprendere i canoni seguiti per la progettazione e quanto di approvato a codesta Sovrintendenza sia stato effettivamente realizzato».