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Giovedì 8 Dicembre 2016 - Aggiornato alle 15:45 - Lettori online 941
ISPICA - 16/06/2011
Attualità - La «res» pubblica diventa in sostanza «res» privata

Privati il Mercato vecchio e il polisportivo Brancati

Nel caso del mercato vecchio, coloro i quali volessero visitarlo ed ammirare le opere dell’artista Salvo Monica sono costretti a «fare i conti» con i fruitori del ristorante, lounge – bar e pizzeria che vi è stato allestito all’interno
Foto CorrierediRagusa.it

«La privatizzazione è quel processo economico che sposta la proprietà di un Ente, o di un’azienda, dal controllo statale a quello privato»: è quanto contempla la norma in materia.

Il polisportivo «Brancati» e il «Mercato vecchio» (foto) non sono invece, più luoghi pubblici. Sono stati trasformati in spazi pubblici privatizzati. Nel senso che un ristretto un gruppo di cittadini, l’assoluta minoranza, li gestisce per trarne profitto, «sotto l’egida» dell’amministrazione comunale.

La «res» pubblica diventa in sostanza «res» privata. Nulla di illegale, questo è importante sottolinearlo, ma una misura straordinaria alla quale bisogna ricorrere con estrema cautela e adottando la massima organizzazione.

Detta in parole povere: nel caso del mercato vecchio, coloro i quali volessero visitarlo ed ammirare le opere dell’artista Salvo Monica sono costretti a «fare i conti» con i fruitori del ristorante, lounge – bar e pizzeria che vi è stato allestito all’interno.

Non è insolito assistere, in pratica, a gruppi di turisti stranieri condotti dalle guide all’interno del mercato vecchio, mentre i clienti assaggiano prelibati manicaretti, gustano la pizza o bevono lo spritz.

Si «entra» insomma per gustare l’arte e si esce con le «narici» sature dell’odore di vivande. Con il conseguente rischio che i visitatori prestino più attenzione ai «piatti» che alle sculture di Monica.

Il campo «Brancati» subisce la medesima sorte di « privatizzato». Una volta ultimati i lavori di ristrutturazione, bisognerà pagare per fruire del polisportivo, anche per una semplice corsetta defaticante.

L’ispicese sborsa insomma il doppio dei denari: paga le tasse, contribuendo alla salute della «res» pubblica, e «ripaga» quel che già provvede a sostentare per fruirlo.

La Corte dei Conti ha reso pubblico uno studio nel quale elabora la propria analisi sulle procedure di privatizzazione con un documento pubblicato il 10 febbraio 2010. Secco risulta il giudizio: «Evidenzia una serie di importanti criticità, che vanno dall´elevato livello dei costi sostenuti e dal loro incerto monitoraggio, alla scarsa trasparenza connaturata ad alcune delle procedure utilizzate in una serie di operazioni, dalla scarsa chiarezza del quadro della ripartizione delle responsabilità fra amministrazione, contractors ed organismi di consulenza al non sempre immediato impiego dei proventi nella riduzione del debito».

Il processo di privatizzazione non è quindi esente da limiti e rischi: spesso infatti i vantaggi sono solo presunti e non si concretizzano nel bene dell’Ente e della collettività.

Questo processo può infatti portare a forme di concorrenza mascherata da accordi di cartello con altre società pseudo-concorrenti ed anche all’aumento dei prezzi.

Non è inoltre da escludere la possibilità che la privatizzazione fallisca a causa della cattiva gestione del privato.