Corriere di Ragusa
Email
Corrierediragusa.it mobile
Feed Rss Corrierediragusa.it
Corrierediragusa.it - Motore di ricerca
Corrierediragusa.it su Facebook
Corrierediragusa.it su Twitter
Corrierediragusa.it su Google+
Dimensione testo:
|
A
|
Corriere di Ragusa.it
Domenica 4 Dicembre 2016 - Aggiornato alle 16:41 - Lettori online 812
ISPICA - 05/01/2011
Attualità - Ispica: intervista al presidente del consiglio comunale

Carmelo Oddo: "Incompatibile a trattare il Prg"

Non è in sostanza escluso che si possa riproporre una condizione simile a quella del precedente consiglio comunale nelle more dell’adozione dello strumento urbanistico Foto Corrierediragusa.it

Carmelo Oddo (nella foto), presidente del Consiglio comunale, dichiara «la propria condizione di incompatibilità nel trattare il tema del Piano regolatore generale e di tutti gli atti ad esso connessi». La nota è stata acquisita il 25 novembre 2010 al protocollo del Comune e tale dato è riferito in un comunicato stampa dai rappresentanti del Partito democratico.

Non è in sostanza escluso che si possa riproporre una condizione simile a quella del precedente consiglio comunale nelle more dell’adozione del Prg: un’assemblea «sterminata» dalle incompatibilità. Oddo tace, per il momento, sulla sua incompatibilità, ma, un mese fa, fornì delle risposte (su richiesta) che, forse, vale la pena rispolverare. Gli fu in primis domandato il motivo per il quale, dopo tutti quei mesi, non avesse ancora convocato un consiglio, inserendo all’ordine del giorno il punto sul Prg. Egli rispose che, su due piedi, «non poteva inventare i punti da inserire all’ordine del giorno». E, poi, aggiunse:«il regolamento mi consente di fare trattare dal consiglio solo gli argomenti richiesti dal sindaco o da, almeno, un quinto dei consiglieri: cosa che ho sempre fatto.

Sul prg non mi è pervenuta richiesta, essendo evidente che, con la fine di ogni «consiliatura», in automatico, decadono tutti gli eventuali argomenti giacenti per l’esame del consiglio». Oddo, quindi, non solo declinò le responsabilità sui colleghi consiglieri (che non richiedevano il prg), ma fece nessun accenno sull’incompatibilità.

In quel periodo (fine ottobre), fra l’altro, durante un consiglio comunale, i colleghi di maggioranza imposero a Oddo il ritiro di un punto all’ordine del giorno inerente a lottizzazioni private, esponendolo al pubblico ludibrio. Interrogato sulla vicenda, si difese precisando che «la lottizzazione fu ritirata direttamente dall’amministrazione comunale in quanto occorrevano approfondimenti. Nulla che - precisò - mi riguarda nella qualità di presidente».
Oddo fu inoltre «investito» da altri due quesiti, relativi ad altrettante dolenti questioni. Il primo implicava le lottizzazioni e il prg.

Nonostante nello strumento urbanistico si debba infatti effettuare, nelle more dell’adozione, un intervento minimo da parte del consiglio comunale, la maggioranza consiliare ha finora proceduto ad approvare diverse lottizzazioni. In tal modo, poco o nulla, del Prg rimane da adottare: si predilige il privato al pubblico? Oddo rispose che «sarebbe un grave rischio per il Comune disattendere le legittime richieste dei cittadini sulle lottizzazioni. Anche la minoranza - aggiunse - non perde occasione per affermare che le lottizzazioni sono legittime. E, poi, smettiamola con la demagogia.

I cittadini, che attendono dal 1989 la revisione del Prg, sanno bene che le lottizzazioni non rappresentano un interesse privato. Basta domandarlo agli artigiani e agli imprenditori edili». L’altra domanda toccava un altro nervo scoperto: la maggioranza consiliare, nello scorso agosto, destinò un’area agricola a zona commerciale; conoscono i consiglieri comunali i dettami della Commissione regionale urbanistica (Cru) che deliberava la riduzione della zona commerciale prevista nell’adottando Prg?

E, soprattutto, si può apportare una variante allo strumento urbanistico quando è in corso l’esame della rielaborazione parziale dello stesso? Oddo rispose:«Le varianti al Prg non solo si possono, ma si debbono apportare anche quando ne è in corso la revisione. Peraltro la variante urbanistica attinente al centro commerciale era obbligatoria, avendo i privati attivato il regime dello sportello unico. Così come è stata estremamente opportuna la variante per l’individuazione della zona artigianale. Su quest’ultima, in particolare, domandate il parere degli artigiani ed della Cna sull’operato della maggioranza».

Lungi dalle polemiche, occorre fare una precisazione: sarebbe facile ricevere risposte entusiasmanti dalla Cna e dagli artigiani; potrebbe essere, infatti, presto, realizzata un’area artigianale di oltre 25 ettari. La Regione ha infatti notificato al Comune il decreto di approvazione della variante al Prg relativa alla localizzazione della zona «D 2», con le relative Norme tecniche di attuazione.

La Cna cittadina ha concordato con l’amministrazione che il 45 per cento della zona fosse frazionato attraverso il Piano insediamenti produttivi (Pip) utile al pubblico esproprio, garantendo le esigenze degli artigiani. La restante parte sarà suddivisa in un piano particolareggiato (iniziativa pubblica) ed un piano di lottizzazione convenzionata (iniziativa privata), che forniranno la possibilità agli artigiani di costituirsi in consorzi produttivi. L’entusiasmo potrebbe però non durare: trovare infatti i fondi per realizzare la zona artigianale sarà un’ardua impresa.