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Domenica 4 Dicembre 2016 - Aggiornato alle 19:05 - Lettori online 1140
COMISO - 09/10/2009
Attualità - Comiso: l’assessore con l’hobby della caccia e della narrativa

L’arte venatoria di Zisa raccontata in un volume

Zisa: «La caccia intesa come bisogno dell’uomo per tornare alla sua origine istintuale»
Foto CorrierediRagusa.it

«Racconti minimi di un cacciatore». È il titolo del libro scritto, da Michele Zisa (nella foto), assessore comunale con l’hobby della caccia. Da amministratore a scrittore il passo non è breve, ma lui ha sfidato se stesso, elaborando quello che sembra essere «un viaggio» nel tempo, per raccontare un mondo che in parte non c’è più. Lo scenario narrativo di fondo è quello della caccia, passione che l’autore ha sempre coltivato con grande orgoglio. La caccia intesa come un profondo bisogno primordiale dell’uomo, di tornare alla sua origine quasi istintuale, schietta, sincera e senza gli infingimenti dei cosi detti «protocolli di civile convivenza».

Una sorta, dunque, di inno all’esaltazione dell’essere umano, così come in fondo potrebbe ancora essere nella parte più recondita del suo ego. C’è anche un confronto generazionale che sta a demarcare le differenze storiche, culturali e le motivazioni anche politiche che hanno fatto la differenza tra le generazioni pre/post belliche, e le generazioni che non hanno mai vissuto quei tempi.

Emerge, nel lavoro di Zisa, anche una specie di dialogo con il padre, un dialogo con il proprio, fatto di domande, di ricordi, di analisi introspettive dettate dal classico conflitto padri/figli. «Direi un viaggio nei sentimenti per raccontare una parte del nostro animo – confessa Zisa – un viaggio nelle contraddizioni umane che costantemente presiedono nella nostra coscienza. Infine, è un viaggio nei suggestivi luoghi e nella natura».

Natura che, sempre secondo l’autore, è un regno in continuo movimento che accoglie tutti, mantiene e protegge come una madre amorevole ma, contemporaneamente diventa trappola, inferno, morte. «E’ un piccolo tributo a uomini, cose, ambienti e modi di vivere che non ci sono più o sono profondamente cambiati. E’ un grido sommesso di speranza, nascosto in una parabola».