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Venerdì 2 Dicembre 2016 - Aggiornato alle 16:28 - Lettori online 1326
COMISO - 25/02/2009
Attualità - Comiso: riceviamo e pubblichiamo

Comiso: i vizi del generale con la paga del caporale

Lettera aperta dell’assessore alla Cultura, Maria Rita Schembari, sul Consorzio Universitario Ibleo Foto Corrierediragusa.it

Oggi voglio raccontarvi una bella storia, di quelle che si usavano un tempo.

C´era una volta, alle pendici dei monti Iblei, una ridente cittadina. Un bel giorno fu deciso che questo ameno luogo, fino ad allora fiero delle sue origini contadine e dell´imprenditoria del settore lapideo, avrebbe dovuto proiettarsi in imprese di più ampio respiro; tra queste, quella di aderire prima ad un Consorzio universitario dei Comuni iblei, e quella di avere subito dopo una Università tutta sua. Ché a noi il poco, e in comune, va stretto! Si disse, allora, che ciò avrebbe costituito un motivo d´onore e di prestigio per la nostra città. E su questo nulla da eccepire.

Salvo, poi, scoprire che per mantenere tale corso di laurea, quello -per intenderci- ubicato presso la ex base NATO, si sarebbe dovuto corrispondere alla sede di Catania un «obolo» annuo di circa duecentomila euro. Bello il prestigio, sacrosanta la volontà di promuovere il nostro territorio; ma ci si sarebbe dovuto quantomeno ricordare di mettere da parte ogni anno un gruzzoletto che ci consentisse la grandeur. E invece, siccome «pecunia olet», e noi non ci abbassiamo a parlare di «vile denaro», non solo all´Università di Catania non era stato versato se non qualche spicciolo nel lontano 2003, ma negli anni successivi non c´è traccia in nessun bilancio di nessun impegno di spesa in tal senso. Per spiegarci in maniera più comprensibile: sarebbe come se un buon padre di famiglia avesse acquistato a rate una bella auto di lusso, ma si fosse poi dimenticato di riservare una parte dello stipendio mensile per onorare tale spesa, non mettendo quanto necessario da parte e spendendo fino all’ultimo centesimo nelle maniere più disparate.

Quando tali nodi vennero al pettine -decreti ingiuntivi e liti giudiziarie tutte perse dalla ridente cittadina ai piedi degli Iblei si sono susseguiti da un paio d´anni a questa parte- si disse che la colpa di tutto era di alcuni nuovi amministratori del Comune, che non sapevano fare il loro lavoro. Quindi se l´Università chiude e impedisce le immatricolazioni dei nuovi studenti, esattamente tra il febbraio e il marzo del 2008, perché dal 2003 non percepisce un euro, la responsabilità non è di chi dal 2003 al 2008 era al governo, ma di chi vi si è insediato nel giugno dello stesso 2008, cioè circa quattro mesi dopo la spiacevole notizia comunicata dall’avvocatura d’Ateneo agli uffici del nostro Comune. Ma non vi sembra veramente tanto surreale da assomigliare ad una fiaba?

E siccome al peggio non c´è mai fine, qualche tempo dopo, invitata all´Assemblea dei Soci del Consorzio Universitario della provincia di Ragusa, una giovane amministratrice, che, a detta di qualche buontempone dell’opposizione, «di politica non capisce niente», forse, e cerca allora di farsi guidare dal buonsenso, scopre che la sua ridente cittadina ai piedi dei monti Iblei ha con il nobile consesso provinciale un altro «piccolo» debito. Piccolo, perché si tratta solo di 523.000 euro, rispetto agli 850.000 che si devono a Catania; ma comunque consistente, anche perché, ed ecco la sorpresa, ancora una volta nei bilanci dal 2001 al 2008 non era stato messo da parte neppure un euro per «onorare» questo impegno.

Io non so che finale si potrà «inventare» per questa storia, ma di una cosa sono certa fin d´ora: che già da domani, gli amici che fino a qualche tempo fa guidavano le sorti della città si affretteranno ad addossare ogni responsabilità sulla sottoscritta e, contemporaneamente, con dovizia di particolari e con «vivo senso di responsabilità», ad elargire consigli su come uscire dal pantano. Ora io mi chiedo – forse perché «di politica non capisco niente»- ma se sanno esattamente cosa fare e come fare in ogni occasione, anche la più difficile e intricata, perché mai non hanno messo in pratica le strategie che ora elargiscono come perle di saggezza quando sarebbe stato più opportuno? Ma, dimenticavo, io «di politica non capisco niente», forse, e purtroppo non credo più neanche nelle fiabe!

Maria Rita Schembari (nella foto)