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Venerdì 9 Dicembre 2016 - Aggiornato alle 23:37 - Lettori online 1114
COMISO - 30/10/2014
Attualità - Dramma della disperazione a Pedalino. Forconi e Movimento agricoltori in soccorso

VIDEO e FOTO Murati in casa evitano lo sfratto

La trattativa fra l’ufficiale giudiziario, la nuova acquirente dell’immobile e i coniugi Iacono è finita: la proprietaria ha dato la disponibilità a un incontro in settimana con i legali delle rispettive parti per trovare un compromesso Foto Corrierediragusa.it

Tregua fino al 31 gennaio 2015. Dopo quella data se la famiglia Iacono non tornerà in possesso della casa di via Arno di Pedalino, gli operai anziché murare dentro Pina e Paolo, abbatteranno la casa per non farla prendere in possesso alla signora Mezzasalma di Comiso, la nuova acquirente che se la è aggiudcata per 30 mila euro. Interviste e molto altro nel video girato da Antonio Gerratana.



A esprimersi con questi toni perentori sono Marcello Guastella del Movimento degli agricoltori e Mariano Ferro, leader dei Forconi. Intenzioni serie e bellicose nel caso non dovessero essere rispettati i termini dell’accordo raggiunto ieri mattina fra i legali della famiglia sfrattata e dell’acquirente alla presenza dell’ufficiale giudiziario. Un accordo raggiunto anche con la mediazione del prefetto Annunziato Vardè. Corollario fondamentale dell’accordo, il prezzo di riacquisto pattuito, lo stesso con il quale la signora Mezzasalma aveva vinto l’asta giudiziaria: 30 mila euro più le spese legale. «Non un euro in più- ribadisce Marcello Guastella- altrimenti abbatteremo la casa, consapevoli di commettere un reato. D’ora in poi, nell’attesa che il Parlamento nazionale e il governo Renzi concretizzino la norma approvata all’Ars sulla impignorabilità della prima casa, noi demoliremo le abitazioni prima che l’ufficiale giudiziario esegua lo sfratto». Si tratta di un reato annunciato, ma i Forconi sono decisi a tutto.

Per quanto riguarda il muro di mattoni forati alzato giovedì scorso simbolicamente con i coniugi Iacono dentro la casa, si apprende che sarà abbattuto lunedì sera davanti alle telecamere di una tv nazionale che farà il collegamento con Pedalino per tornare a parlare del caso Iacono.
La vicenda, come si sa, ha suscitato un clamore nazionale secondo solo al caso Guarascio, il muratore suicidatosi con il fuoco per lo stesso motivo: non farsi sfrattare dalla casa di via Brescia. Gli immobili dei coniugi Iacono sottoposti a sequestro per l’esecuzione immobiliare sono la casa di via Arno, 150 metri quadri con un giardinetto e due ingressi, e un piccolo appezzamento di terreno valutato, anzi svalutato a 8 mila 600 euro. Beni che Pina e Paolo Iacono hanno realizzato a fatica e con tanto sudore e che ora, per le traversie economiche patite non vogliono regalare a nessuno.

A difesa dei coniugi di Pedalino, il vicepresidente nazionale di Avviso Pubblico Piero Gurrieri, estensore della legge sull´impignorabilità della casa e dei beni strumentali all´impresa approvata alcuni giorni fa dall´Ars, e il presidente del Consiglio comunale di Ragusa Giovanni Iacono, il quale ha ricordato che i Consigli comunali l’8 luglio 2014 votarono un ordine del giorno inviato alla Regione siciliana, al presidente del Consiglio dei Ministri ai presidenti di Camera e Senato e ai gruppi parlamentari. "Abbiamo chiesto una moratoria di 12 mesi- dice Iacono- con sospensione di tutte le aste giudiziarie e l´istituzione del fondo di rotazione al fine di garantire i pagamenti ai creditori e, nel frattempo, sosteniamo la lotta che sta conducendo il ´Comitato no aste giudiziarie».

TREGUA "ARMATA" FINO AL NUOVO ANNO
L´iniziativa dei coniugi Pina e Paolo Iacono di lasciarsi murare vivi in casa legati a delle bombole gpl non è stata inutile. La coppia potrà infatti rimanere nell´abitazione, almeno per il momento. La trattativa fra l´ufficiale giudiziario, la nuova acquirente dell´immobile e i coniugi Iacono è finita: la proprietaria ha dato la disponibilità a un incontro in settimana con i legali delle rispettive parti per trovare un compromesso e probabilmente verrà data la possibilità ai coniugi di ricomprare la casa allo stesso prezzo per cui la donna se l´è aggiudicata. "E´ un ottimo risultato per noi - dice Marcello Guastella del Movimento dei diritti per gli agricoltori - perchè finalmente qualcosa comincia ad andare per il verso giusto".

UNA MATTINATA CONCITATA
Il muratore della famiglia Iacono aveva anticipato l’ufficiale giudiziario di un giorno "blindando" la casa di via Arno e "sigillando" all’interno i coniugi Pina e Paolo Iacono, ovvero i destinatari dello sfratto della casa di Pedalino. Stamani avrebbero dovuto lasciare l’immobile alla nuova acquirente, la signora Mezzasalma di Comiso. Oltre ad essere stati letteralemnte murati vivi in casa, i due coniugi si erano legati a delle bombole del gas. Ieri pomeriggio l’artigiano aveva preparato l’impasto di cemento, si era munito di mattoni forati e di cazzuola, e aveva chiuso il portone d’ingresso con i coniugi Iacono all’interno. Un gesto simbolico che ha avuto un forte impatto mediatico. 30 mila euro, tanto vale all’asta una casa di 150 metri quadri più un giardino e due ingressi.

Il nuovo caso di Pina e Paolo Iacono è di livello nazionale. All’aeroporto di Comiso sono arrivati troupe televisive e giornalisti dal centro e dal nord Italia per seguire gli sviluppi dell’esecuzione immobiliare. Il primo impatto dei giornalisti, usciti dallo scalo, è stato traumatico. Possibile che un aeroporto, si sono chiesti, che sta avendo tanto successo su scala internazionale, sia collegato da una rete viaria così disastrosa: stretta e rattoppata? Dalle nostre parti è possibile! Le strade di questa provincia non sono transitate da politici che a Roma e a Palermo non hanno voce in capitolo. Tornando al caso dello sfratto, a dare manforte ai coniugi Iacono pure i Forconi guidati da Mariano Ferro.

Chiedono che la legge approvata all’Ars riguardo alla impignorabilità della prima casa, venga accolta positivamente dal Parlamento nazionale e dal governo guidato da Matteo Renzi. «Certo- si legge in una nota inviata dai movimenti che stanno organizzando le barricate- se tra i consiglieri del premier ci sono i finanzieri che comprano alle aste giudiziarie, sarà complicato convincere il Governo che non si possono punire con la vendita all´asta dei beni tutti coloro che non reggono alla concorrenza sleale dei cinesi, degli indiani o del Nord-Africa. Grandi o piccole che siano, oggi sono troppe le imprese del made in Italy che si trovano in grande difficoltà prossime a pignoramenti o procedure esecutive. Si può anche scegliere di rispondere con sufficienza o far finta di nulla facendo spallucce come ad oggi sembrerebbe voler fare questo Governo, scelgano la loro linea, scelgano almeno ufficialmente da quale parte stare, ma vogliamo solo ricordare al Presidente del Consiglio che incontrammo a Siracusa il 5 marzo, che già allora prese l´impegno di affrontare subito il tema».

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