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Domenica 11 Dicembre 2016 - Aggiornato alle 10:38 - Lettori online 862
COMISO - 22/10/2014
Attualità - Riceviamo e pubblichiamo in maniera integrale il comunicato dell’associazione

Appello Donne a Sud su morte Sylvie

"Denunciate, sempre e comunque. Anche se sembra inutile, anche se tutto sembra contro di voi" Foto Corrierediragusa.it

Riceviamo e pubblichiamo un duro e sentito appello dell´associazione Donne a Sud su questo ennesimo atto di violenza che ha visto morire ancora una volta una donna madre di figli piccoli e dedita alla famiglia. Un appello che colpisce come un pugno allo stomaco perchè a questo punto è impossibile tacere. Ecco l´appello di Donne a Sud in versione integrale.

Genitori che ammazzano le figlie, uomini che accostano la loro auto e tentano di violentare una giovane donna, mariti che mandano all’ospedale la compagna scelta per la vita, fidanzati che vietano alla loro dolce metà di uscire con le amiche o di indossare una minigonna. Dai casi più gravi ed eclatanti a quelli, purtroppo, di ordinaria amministrazione e che non fanno notizia, ma che potrebbero essere spia di un malessere destinato a peggiorare. E’ lungo l’elenco dei soprusi ai danni delle donne. Chi pensava che la nostra provincia ne fosse esente si sbaglia di grosso e gli episodi degli ultimi giorni lo dimostrano.

Sylvie aveva 37 anni, un marito e tre figli. A quanto pare c’è stata una lite in famiglia. A quanto pare è partito un colpo. O forse di più. A noi non importa. Come non importa la sua nazionalità tunisina. Lei è morta per mano del padre, e noi importa questo.

La fidanzata di Vlad Nicursor, il romeno di 26 anni arrestato dalla polizia la settimana scorsa, è rumena anche lei. A noi non importa. E’ solo una ragazzina, e a noi importa questo. Delle straniere che lavorano nei campi del ragusano, molestate dai titolari e costrette ad abortire se restano incinte, noi non conosciamo né i nomi né le età. Sono vittime dei loro aguzzini e a noi importa questo.

E ci importa allo stesso identico modo della ragazza di Vittoria violentata nell’androne di un condominio da un 31enne suo concittadino che l’ha seguita, terrorizzata, braccata, segnata per sempre. Con quale diritto? Al termine di quale processo queste donne sono state giudicate colpevoli e condannate a una simile pena? Chi ridarà a Sylvie la vita? Chi ridarà la mamma ai suoi tre figli? E, alle altre, la serenità?

Noi di Donne a Sud di storie di violenza ne conosciamo tante e sappiamo bene che la realtà non è una favola, anche se ci sono molti lupi cattivi.
Spesso la violenza esplode all’improvviso, ma altrettanto spesso arriva all’apice di un processo che, anche se sembra impossibile da credere, si può fermare. Quello che sembra ancora più impossibile, ma non lo è, è che chi può fermarla sono le donne stesse. Non sole, è ovvio. Con noi, con le forze dell’ordine, con i medici e gli operatori degli ospedali che le ricuciono dopo che i compagni le hanno prese a pugni come sacchi della boxe o squartate come peluches.

Vogliate perdonarci la durezza delle espressioni, ma sbagliate se pensate che siano eccessive. Non rendono neanche minimamente l’idea del dolore e della sofferenza che troviamo nei volti delle poche coraggiose che ci chiedono aiuto. Denunciate, sempre e comunque. Anche se sembra inutile, anche se tutto sembra contro di voi. Noi non lo saremo mai.
Siamo dalla parte delle donne, sempre.

Associazione Donne a Sud