Corriere di Ragusa
Email
Corrierediragusa.it mobile
Feed Rss Corrierediragusa.it
Corrierediragusa.it - Motore di ricerca
Corrierediragusa.it su Facebook
Corrierediragusa.it su Twitter
Corrierediragusa.it su Google+
Dimensione testo:
|
A
|
Corriere di Ragusa.it
Sabato 10 Dicembre 2016 - Aggiornato alle 16:21 - Lettori online 918
COMISO - 25/04/2008
Attualità - Comiso - A chi sono imputabili eventuali responsabilità?

Comiso: Commercio in crisi

I settori più colpiti sono abbigliamento e piccola distribuzione Foto Corrierediragusa.it

Commercio in crisi. Ci sono responsabilità? Da più parti si grida sempre più alla crisi del comparto produttivo, specialmente quello commerciale. I settori più colpiti sono quelli dell’abbigliamento e della piccola distribuzione. Le associazioni di categoria da tempo segnalano questa lenta ma inesorabile discesa. Ma le soluzioni chi dovrebbe trovarle? I sindaci, i presidenti di provincia, le stesse associazioni? O forse una sorta di normativa finalizzata all’incentivazione?

Fino a poco tempo esisteva un decreto legge regionale, che individuava tra i 384 comuni della Sicilia, quelli a vocazione turistica. Per questi comuni, erano state varate delle misure che , in un certo senso, «liberalizzavano» le scelte di apertura e di chiusura dei pubblici esercizi. Che vuol dire? Che in quei comuni definiti turistici, i commercianti in accordo tra di loro, potevano decidere anche di rimanere aperti tutti i giorni della settimana, e ad orario continuato.

Nella maggior parte di comuni o frazioni balneari, il decreto ha visto la sua massima applicazione. In altri meno. Da qualche mese, la legge di riferimento del decreto, è stata abrogata. Senza tuttavia soluzione di continuità. La cancellazione del decreto e la relativa eliminazione della dicitura « comune turistico», ha riportato, nei fatti, ad una concezione quasi « feudataria» dell’incentivazione del commercio. Perché feudataria? Perché è ovvio che ogni comparto commerciale, difenda i propri interessi. Un negozio di abbigliamento, non potrà competere mai con la grande distribuzione. Uno di generi alimentari non competerà mai con gli ipermercati. Così passa sempre più il messaggio che , tenere aperti anche la domenica ed i festivi, i negozi e gli iper, va a scapito solamente del piccolo rivenditore.

Nascono di seguito le lotte per le aperture domenicali: chi ne vuole 25, chi 28 chi ancora 30 all’anno. Si cercano accordi provinciali che sono come le coperte: si allungano da un lato, e scoprono l’altro. Insomma la gestione razionale è divenuta la terra di nessuno.

Nei fatti, per il mese di maggio, sono previste solo due domeniche di apertura. Una all’inizio ed una alla fine. A chi giova? A sentire alcuni commercianti, a nessuno. Altri sostengono che in realtà, mancano le strategie prima ancora che le leggi. Insomma la competizione, scintilla scatenante del commercio a tutti i livelli.

Un commerciante di Comiso, S.P, ha dichiarato che, se c’è una crisi in atto, è palpabile durante tutti i giorni della settimana, e non sarà certo una domenica in più o in meno, a far quadrare i conti. Con la differenza che durante un festivo o un domenicale, è più probabile che la gente abbia più tempo per fare compere e andare in giro in più negozi.

Le posizioni restano comunque diametralmente opposte. E la gente? La gente si sposta anche di domenica, per raggiungere quei comuni della provincia dove è risaputo che i negozi sono aperti, sono ben concentrati in una zona, o in un centro commerciale.