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COMISO - 26/05/2013
Attualità - «A pigghiata ro Mantu» è stata un’altra fase molto speciale dei festeggiamenti della vigilia

Una cascata di petali di rosa per la "Svelata" di Comiso

Il ritiro della preziosa tenda in filet svela a tutti il simulacro dell’Addolorata avviando, a tutti gli effetti, il momento gioioso della festa
Foto Corrierediragusa.it

Una grande folla di fedeli ha assistito con devozione al momento più suggestivo e affascinante del rito della Svelata. E´ il momento culminante dei solenni festeggiamenti in onore di Maria Santissima Addolorata. Il simulacro settecentesco della Vergine, gelosamente custodito nella nicchia dell’altare laterale, è così riapparso adornato di una splendida veste. Il manto, un’opera di pregevole artigianato locale, di velluto blu scuro tempestato da stelle dorate, è stato realizzato nel 1880 su commissione della signora Giuseppina Ciarcià. Prima della Svelata, proprio il manto (spazio in questo caso a quello nuovo realizzato nel 2000 per salvaguardare l’antico) è stato portato in processione, insieme con la raggiera, la spada, le spille a forma di cuore e al fazzoletto, adagiati su cuscini di seta recati dai paggi dalla chiesa di San Biagio alla Chiesa Madre.

La processione assume la caratteristica denominazione de «A pigghiata ro Mantu» ed è un’altra fase molto speciale dei festeggiamenti della vigilia. La Svelata, negli ultimi anni, è stata resa ancora più caratteristica dalla genialità, dalla fantasia e dalla dedizione dei giovani della Chiesa Madre che, oltre a disporre drappi, veli ed elementi architettonici appositamente creati, hanno pure animato la cascata di petali di rose in grado di conferire all’intera cerimonia un fascino insostituibile. Petali di rosa che fungono da emozionante cornice durante il ritiro della preziosa tenda in filet, appositamente realizzata nel 1928, che, tra la commozione dei fedeli, svela a tutti il simulacro dell’Addolorata avviando, a tutti gli effetti, il momento gioioso della festa.

Subito dopo è stato cantato l’inno composto da monsignor Francesco Rimmaudo e musicato dal maestro Alfio Pulvirenti nel 1910. Ad animarlo uno stuolo di voci bianche che ha dato voce all’accorato «Salve alla Madre» da parte di tutti i fedeli presenti.