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Giovedì 8 Dicembre 2016 - Aggiornato alle 10:52 - Lettori online 763
COMISO - 02/03/2013
Attualità - Grande successo al «Naselli» per la conferenza del noto sociologo-psichiatra

Famiglie senza regole secondo il professore Crepet

Uno spaccato della società malata. Il professore: «Stiamo allevando dei piccoli Budda. I padri non riescono più a trasferire il timone delle aziende ai figli»
Foto CorrierediRagusa.it

Per il professore Paolo Crepet (nella foto al centro fra Rosalia D’Alì e Rosario Alescio), che parla ai genitori perché i figli intendano, il Teatro Naselli di Comiso non ha un posto a sedere. Moltissime donne, prevalentemente docenti, qualche preside, pardon dirigente scolastico, pochi uomini, qualche genitore sparso qua e là nella sala, pochissimi i ragazzi. Hanno troppe cose da fare, i ragazzi, per «sprecare» un’oretta di salutare lezione ascoltando il saggio pensiero di un uomo che ha sudato tutta la vita per studiare le mutazioni sociali e le condizioni della famiglia, della scuola e dell’attuale società, giunte ormai in un punto di non ritorno.

A fine serata, dalle «vergate» del professore non si è salvato nessuno. Né genitori, né figli: colpevoli dello sfascio nella misura del 50% a testa. La sensazione che provi tornando a casa è quella del fallimento, di stare in famiglia e di vivere nel deserto, di avere sbagliato il rapporto educativo con i figli, di non aver saputo dettare regole elementari che dovrebbero essere la base e il fondamento anche della democrazia familiare. Di non essere riuscito a evitare lo sfascio in cui si trova, oggi, la società.

Il professore Crepet definisce meritoria l’idea del master formativo avuta da Rosario Alescio e da Rosalia D’Alì, in rappresentanza della Società Genitori e Figli, realizzata da Logos e Ada Comunicazione. «Hanno avuto- dice- il grande merito di affrontare un argomento che tutti cercano di eludere. Dove sta il marcio? Dipende dalla buona educazione. Siamo in emergenza, lo hanno detto il Papa e il Presidente della Repubblica. E le soluzioni sono molto complesse, il dialogo genitori-figli è difficile e la via del condono educativo dà pessimi risultati».

Una incomunicabilità che ha messo in crisi persino il ricambio generazionale. «Ci sono padri- sottolinea il popolare psichiatra, scrittore e sociologo piemontese- che non riescono più a passare il timone dell’azienda ai figli. Il tessuto produttivo è un disastro, non per la globalizzazione o i cinesi, ma perché c’è una generazione che cresce nel benessere, che non conosce regole e non fa sacrifici».

Un’analisi spietata, crudele, drammaticamente realistica, ma non pessimista, per fortuna. Come uscire allora dal tunnel? «Pensieri, idee, voglia di sperimentare. Lo Stato? Lo Stato siamo noi. Certo, i tagli del governo in direzione cultura ed educazione non aiutano. Il dramma è che ci sono ragazzi che non lavorano e non studiano». Però navigano su internet H24, obietto! Il professore risponde quasi con moto di stizza: «H24? A casa mia di h24 c’è solo il pronto soccorso. Sono le famiglie che devono dettare i tempi ai figli. Non prendiamocela con nessuno, siamo noi i responsabili: 50% genitori e il restate i figli».
La conferenza appassiona l’uditorio e le parole del professore sono interrotte solo da applausi e dall’ilarità che le battute a effetto provocano nel rimarcare le esperienze di vita di Crepet padre, figlio e testimone di eventi vissuti durante il suo girare per il mondo.

Sott’accusa la mancanza di autorevolezza degli educatori di oggi. Questo rapporto amicale tra padri e figli, il modo sbagliato di trasferire le esperienze di ieri alle esigenze di oggi. «Il grande educatore- dice Paolo Crepet- è quello che parla piano. Che non ha una voce da tenore o da soprano. Invece in casa stiamo allevando dei piccoli Budda. Se un bambino dorme 3 ore come Berlusconi, la mattina non ragiona. Non ci sono regole: il padre è depresso, la madre è furibonda, il giovanotto disconnesso. Ma è così difficile oggi dire «no» ai figli? Dire quando fai qualcosa, io faccio qualcosa per te?».

La lezione di Paolo Crepet, iniziata alle 17,45 si è conclusa poco prima delle 20. In sala tanti applausi e anche tanta riflessione amara; quell’amarezza provocata dal fallimento di una generazione che ha smarrito i valori educativi appresi dai genitori e che non ha nulla da trasmettere ai propri figli.