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Domenica 4 Dicembre 2016 - Aggiornato alle 16:41 - Lettori online 760
COMISO - 24/08/2010
Attualità - Comiso: visita determinante per il futuro dell’aroporto

Oggi il presidente Enac Riggio a Ragusa per il Magliocco

Il deputato Digiacomo: «Patti non rispettati, stiamo facendo una figuraccia di fronte al popolo e alla storia. Non siamo come Totò, Peppino e l’americano. Il campo di golf è stato fatto per i turisti miliardiari che dovevano atterrare a Comiso. Li porteranno con i pullman di Giamporcaro?»
Foto CorrierediRagusa.it

Oggi il presidente dell´Enac Vito Riggio è in provincia per fare una buona volta chiarezza sul reale futuro dell´aeroporto Magliocco di Comiso. Riggio, alla luce delle recenti polemiche scaturite dalle dichiarazioni rese a "Repubblica", ha ridimensionato le sue frasi e oggi a Ragusa spiega una buona volta se il Magliocco sarà nazionale o regionale e quale ente dovrà sobbarcarsi i costi di gestione, atteso che lo Stato non ne ha intenzione, la Regione non vuole starci e il comune di Comiso ha i suoi guai finanziari.

Intanto, da una verità all’altra sull´aeroporto di Comiso, ecco quella dell’on Giuseppe Digiacomo (nella foto in catene durante la protesta contro i ritardi nell´apertura del Magliocco). «Io, Vito Riggio e Massimo D’Alema non siamo stati Totò, Peppino e l’americano». Quale verità ci vuole dare l’allusione al grande film in cui i due comici napoletani vendevano una struttura pubblica (Fontana di Trevi) a uno sciocco turista americano? Pippo Digiacomo affida a 3 pagine dattiloscritte il suo messaggio diretto a Vito Riggio. Sì a Riggio, perché il presidente dell’Enac nei giorni scorsi ha dichiarato «che nella classificazione di Comiso come aeroporto nazionale o regionale la questione demanio non c´entra nulla». E racconta tutta la storia degli appalti, di quale livello dev’essere l’aeroporto e degli investimenti fatti per attirare turisti d’alto bordo.

Digiacomo testa la memoria di Vito Riggio. «Voglio ricordare all´amico Riggio –rincara Digiacomo- che fu proprio lui a firmare l´accordo di programma quadro (insieme con Cuffaro e Berlusconi) nel quale, confermando lo schema predisposto dai governi Capodicasa e D´Alema, indicavano in Comiso il nuovo aeroporto siciliano internazionale di secondo livello con vocazione turistica e merci (turisti da ogni parte del mondo, ovviamente, pomodorini per ogni parte del mondo, naturalmente). Nell´accordo di programma quadro, che porta la firma di Vito Riggio (accompagnata da una sua telefonata personale che mi riempì di gioia) si stabiliva unilateralmente che Comiso, cioè il suo Comune, dovesse farsi carico di essere «stazione appaltante e beneficiaria finale dell´opera. Il decreto dell´allora assessore regionale ai trasporti e attuale presidente dell´Ars Francesco Cascio, inoltre, impose al Comune di trovare nel più breve tempo possibile un soggetto gestore».

Che onore, essere appaltante e proprietario! «In Italia –continua Digiacomo- quando appalti un lavoro per una grossa opera hai buone possibilità che il costo finale di questa diventi il doppio del costo preventivato dal progetto. Quando va bene, perché quando va male può costare anche dieci o venti volte, e il Belpaese è pieno di questi «nobili» esempi. In Italia, inoltre, quando hai avuta consegnata l´opera, l´impresa che l´ha costruita, solitamente ti fa una bella causa dove ti chiede il pagamento di opere eseguite e non debitamente remunerate, almeno secondo loro. In Italia, in questo tipo di controversie, hainoi! la stazione appaltante è soccombente almeno sette volte su dieci. Né, a proposito dei fondi comunitari, c´è la possibilità di utilizzare i ribassi d’asta perché, come insegna Comiso, subito dopo la gara d´appalto, giustamente, i soldi eccedenti dopo il ribasso vennero disimpegnati e dirottati verso altre misure ed altre opere; tant´è vero che il Comune di Comiso, oltre a svariati milioni di euro di cofinanziamento si è dovuto sobbarcare anche svariati milioni di euro di sovrapprezzi, riconosciuti come legittimi all´impresa esecutrice dei lavori riconosciuti come legittimi all´impresa esecutrice dei lavori».

C’è il rischio che tutti gli sforzi fatti negli ultimi anni vadano persi? «In tutto questo –riflette Digiacomo- devo riconoscere che Enac è stata parte attiva, qualificata e diligente: senza Enac e i suoi uomini non avremmo potuto progettare un aeroporto così bello, moderno, efficiente. Parlo di un aeroporto internazionale di secondo livello e parlo di una prestazione di Enac finalizzata alla realizzazione di questo tipo di aeroporto (prestazione, tra l´altro, regolarmente fatturata da Enac e regolarmente pagata da Comiso). Ma, diciamolo chiaramente: il governo nazionale, regionale e l’Enac ci imponevano questi onori e oneri ma noi come Celestino V facevamo il gran rifiuto? Dopo avere rotto le scatole al mondo intero che il territorio voleva un aeroporto dove c’erano stati missili nucleari e popoli distrutti da pulizia etnica? Dovevamo essere vili o accettare questa dolce imposizione? Grazie al cielo, fino ad adesso, con enormi sforzi, la stazione appaltante, il Comune di Comiso, ha onorato tutti gli impegni economici e giuridico amministrativi nei confronti dello stato, della regione, dell´impresa, di Enac, dei terreni espropriati e dei professionisti interessati. Non abbiamo onorato l’impegno nei confronti dei comuni di Vittoria e Chiaramonte, che si sono visti vincolati buona parte del loro territorio, cosa che dobbiamo fare al più presto».

Tre cartelle, ma una vera e propria storica rivisitazione di tutti i vari passaggi che hanno riguardato gli ultimi anni della sindacatura Digiacomo, prima che venisse eletto deputato regionale. «Andiamo ora alla seconda cosa cui ci obbligava l´accordo di programma quadro e il conseguente decreto dell´assessore Cascio: trovare il soggetto gestore che facesse funzionare l´impianto. Dovevamo fare una gara europea. Mettevamo in gara una struttura in via di completamento e la previsione della sue possibilità economiche e commerciali (ipotesi, non certezze) attraverso la redazione di un business plan a cura del professor Marco Vitale. Nella gara europea mettemmo in modo trasparente a disposizione tutto il materiale che avevamo nel quale, ovviamente, si parlava di un aeroporto internazionale di secondo livello a vocazione turistica e merci. Non c´è alcun bisogno di dire che nel business plan non era previsto alcun costo relativo ai servizi che lo stato deve erogare a un aeroporto di siffatta tipologia e che questo studio era stato pubblicamente presentato alcuni mesi prima della gara, oltre ad essere il documento fondante della gara stessa. Evidentemente Comiso è stato ritenuto un buon affare, se è vero com´è vero che due partecipanti si sfidarono a suon di milioni e milioni di euro. Tutto all´insegna della trasparenza e della buona fede, tutti costantemente informati l´uno di che cosa faceva l´altro e quando avevamo dei dubbi ci rivolgevamo all´Avvocatura dello Stato. E´ vero o non è vero quello che dico, caro amico presidente Riggio, perché se non fosse così, fin da allora io, tu, Andrea Scuderi, Marco Vitale, Salvatore Sciacchitano, Gianni Scapellato, Luciano Abbonato, saremmo stati una sorta di associazione a delinquere che ha preso in giro il gestore privato non informandolo che c´era una bella cartella da accollargli alla fine della fiera ,con svariati e svariati numeri di zeri. Te l´immagini, caro presidente Riggio, io, tu, Vitale, Scuderi, come Totò e Peppino e l´americano della Fontana di Trevi? La verità è che anche qui i nostri padri non si sbagliarono: «Pacta servanda sunt».

C’è qualcuno, dunque, secondo Digiaocomo che sta violando i patti? «I patti erano –continua il deputato rivolto direttamente a Vito Riggio- che questo aeroporto dovesse rappresentare la più grande novità infrastrutturale di questa parte del Mediterraneo, pronto a ricevere e a rimandare traffici di respiro intercontinentale e non solo. Tanto che sia D’Alema, sia tu, sia io, sia l´amico Gianni Puglisi, magnifico rettore dello IULM e presidente della fondazione Banco di Sicilia, pensammo di varare, attorno all´aeroporto di Comiso, nell´ex base della morte, un grande centro studi, specializzazione e ricerca sul Mediterraneo. Anzi, la Fondazione ha già redatto un progetto prelimimare e quindi ha già investito risorse per quest´idea veramente grandiosa. Altro che aeroporto regionale! C´è stata ininterrottamente una volontà politica di dargli un respiro e una valenza internazionale all’aeroporto di Comiso (oltre che emblematico della buona politica con l’intitolazione a Pio La Torre).

La porta del Mediterraneo resterà di rimanere chiusa? «Vito Riggio ricorderà che insieme l´abbiamo chiamato «la porta del Mediterraneo». Le spieghi Riggio queste cose a Matteoli e a Tremonti, che per quanto oberati da mille impegni troveranno un minuto per fare mente locale e per rimediare velocemente ad una figuraccia che stiamo facendo tutti, davanti al popolo e alla storia, e non so fino a che punto tutti siamo in buona fede. Tu e io certamente».

Nel progetto di realizzazione dell’aeroporto c’era anche il campo di golf «Donnafugata resort». Il campo è stato fatto, ma l’aeroporto non decolla. «Non sarebbe mancato modo, perché gli atti sono stati sempre unilaterali, di chiarire fin dall´inizio chi doveva fare la gara dei lavori, chi diventava il proprietario dell´aeroporto, chi doveva accollarsi le spese di vigili del fuoco ed Enav, chi doveva fare la gara del gestore, chi si doveva accollare le somme necessarie ai completamenti delle opere e ai cofinanziamenti, chi si doveva accollare i contenziosi. Chi, per esempio, si sarebbe dovuto accollare l´onere di risarcire un socio privato fino a questo momento fin troppo signorile e tollerante. Appunto, «pacta servanda sunt», credetemi è meglio.

«D´altronde, l´accollo dello stato di pochi milioni di euro l´anno per il mantenimento dei servizi di assistenza al volo e di vigili del fuoco noi del territorio della provincia di Ragusa ci impegniamo a farli rientrare per dieci e venti volte attraverso la produzione di una ricchezza sana come siamo tradizionalmente abituati a fare, senza lordure, senza tradire la fede pubblica, senza tangenti e collusioni con la criminalità organizzata. Anzi, ti dico, caro presidente, che in parte questa operazione è già avvenuta. Il campo di golf del Donnafugata resort, costato circa 80 milioni di euro e destinato a una clientela «tipicamente aeroportuale» (quindi nato in funzione dell´aeroporto di Comiso) quanto ha fatto introitare e farà introitare allo stato in termini di imposte, tasse, oneri etc? oppure qualcuno pensa che è stato costruito perché i miliardari internazionali ci arrivassero per svolgere i loro tornei da Catania con le gloriose autolinee Giamporcaro? E quanti altri di questi investimenti potremmo attrarre? E quanti ne stiamo perdendo con questa maledetta confusione che stiamo facendo?

IL PRESIDENTE DELL´ENAC VITO RIGGIO: "E´ PROBABILE CHE L´AEROPORTO NON APRA PROPRIO"
di Duccio Gennaro


L’aeroporto di Comiso è tra i venti considerati «primari» da uno studio elaborato da Oneworks e Nomisma per conto dell’Enac. Comiso insieme a Crotone, Reggio Calabria, Siena, Forlì, Parma è da considerarsi primario perché collega una zona remota con le isole ed altre aree periferiche. Per questi venti scali lo studio suggerisce la cessione da parte dello Stato agli enti locali che dovranno sobbarcarsi i costi di gestione se vorranno mantenerli o, nel caso di Comiso, renderli operativi.

Lo studio individua in Italia aeroporti strategici che potranno essere base di voli intercontinentali ed hanno volumi di traffico crescenti come Palermo e Catania in Sicilia, aeroporti strategici come Trapani che dovranno limitare la gestione del traffico aereo solo alla loro area nazionale ed appunto aeroporti primari. In una dichiarazione a «La Repubblica» Vito Riggio, presidente dell’Enac, che ha commissionato lo studio che sarà ora sottoposto al ministro dei trasporti Altero Matteoli dice: «Il caso di Comiso è emblematico. E’ una struttura nuova grazie ad un investimento di 53 milioni di euro ma siamo fermi perché non sappiamo chi dovrà essere il gestore dello scalo. Sicuramente non sarà lo Stato a farsene carico. Il comune di Comiso, d´altronde, ha problemi di bilancio, mentre la Regione, da parte sua, chiede allo stato di assumersi gli oneri della gestione. Una circostanza da scartare.»

L’opinione di Vito Riggio non lascia spazio ad interpretazioni: «Sarebbe bene che lo Stato cedesse la gestione degli aeroporti primari agli enti locali i quali dovranno decidere nella loro autonomia se pagarsi l’aeroporto con pompieri, uomini radar e mantenimento della struttura oppure lasciar perdere. Alla luce di qutto questo, ritengo che sia più probabile che la pista del Magliocco non apra per niente». Lo Stato dal suo canto sembra propenso a condividere questa filosofia visto che spende 60 milioni di euro l’anno per l’assistenza ai voli ed il servizio vigili del fuoco negli aeroporti primari e vuole contenere le spese passando così la palla agli enti locali. Se volete l’aeroporto, sembra dire lo Stato, mantenetevelo oppure chiudetelo.

Alla luce delle dichiarazioni di Riggio e dello studio di Nomisma sul riassetto futuro degli aeroporti italiani si capisce meglio ora il tira e molla sull’aeroporto di Comiso, il balletto dei rinvii, il contrasto tra Tremonti e Lombardo; il primo a frenare sul passaggio allo Stato dello scalo ed il secondo a richiedere un intervento. Per Comiso come altri venti scali definiti primari in Italia, ci sarà un futuro solo se comune, provincia e Regione se ne accollano le spese.

CONFCOMMERCIO PRONTA ALLA MOBILITAZIONE
di Laura Incremona

Anche Confcommercio tuona contro i ritardi. «Sull’aeroporto di Comiso non faremo sconti a nessuno». A intestarsi il malumore provocati dalla ridda di verità che si susseguono, il presidente provinciale Angelo Chessari (nella foto)manifesta grande preoccupazione a nome dell’intera associazione di categoria.

«Si è sviluppato un dibattito – dice Chessari – che lascia sottendere come questa infrastruttura non entrerà in funzione tanto presto. Anzi, allo stato attuale nessuno, a quanto pare, è in grado di indicare quale sarà la data utile in cui si potrà assistere al primo decollo e, da lì, a seguire, all’entrata in funzione dello scalo comisano. Ecco perché, avendo preso atto anche delle dichiarazioni rilasciate dal sindaco della cittadina casmenea, Giuseppe Alfano, in risposta alle riflessioni del presidente dell’Enac, Vito Riggio, non possiamo che attestarci sulla linea di chi ritiene che quest’aeroporto, per poter essere attivo, ha bisogno di aiuti che, da sola, la società di gestione non è in grado di garantire, pena la mancata attivazione dello scalo. Non avrebbe senso aver compiuto un percorso del genere, aver investito delle somme ingenti, per poi arrivare ad un punto in cui ci viene detto, chiaro e tondo, che questa infrastruttura non potrà mai attivarsi. E’ una ipotesi che vogliamo assolutamente scongiurare. E siamo disponibili anche alla mobilitazione dell’intera categoria, per far sì che questa situazione possa sbloccarsi».

Una situazione – continua Chessari – che ormai va avanti da mesi e l’ultimo dibattito, tra i vari soggetti più o meno interessati, a cui abbiamo assistito, non ci conforta. Aneliamo all’attivazione di tutte le procedure necessarie per sviluppare il turismo sul nostro territorio. L’aeroporto è «condicio sine qua non» il comparto possa crescere e svilupparsi. Facciamo voti perché si trovi una via d’uscita a questa fase di stallo. Siamo pure disponibili a fornire il nostro contributo. Non faremo sconti, invece, a chi ostacola le procedure di attivazione dell’aeroporto. Non è più possibile indugiare oltre. L’aeroporto di Comiso va aperto. E va aperto il prima possibile. Ci sono migliaia di aziende che confidano nell’apertura del sito aeroportuale per rimettere in moto il cammino economico riguardante la propria attività».