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CATANIA - 17/03/2011
Attualità - Catania: la città etnea fra le metropoli che ha festeggia i 150 anni

Concerto al «Bellini» per l’anniversario dell’Unità

Musica, cultura, sport, un impasto culturale suggestivo al Teatro Massimo. Dopo l’Inno il loggione protesta: «Con i tagli alla cultura il nostro teatro muore». Scherma in passerella e premiazione per i modicani Giorgio Scarso e del primo fioretto Giorgio Avola alla presenza del sindaco Antonello Buscema
Foto CorrierediRagusa.it

Come tutte le città metropolitane, anche Catania ha festeggiato l’Unità d’Italia, l’evento che 150 anni fa ha tinto di verde, bianco e rosso il nostro paese rendendogli piena identità nazionale. Il 17 marzo del 1861 veniva proclamato il Regno d’Italia sotto la guida del Piemonte, ma non ancora del tutto unito, in quanto mancavano ancora Trento e Trieste, il Veneto e Roma.

Ed oggi quella stessa Italia di cento cinquant’anni fa, Repubblica, non più espressione geografica, come definita nel lontano 1815, ma Stato consolidato a 360 gradi e cresciuto sotto la spinta dell’accentramento burocratico e amministrativo post risorgimentale, ha mantenuto fede a questo impegno, festeggiando la ricorrenza, nel pieno rispetto di ogni cerimoniale e protocollo.

Da Milano a Roma dove il Capo dello Stato ha reso omaggio al Sacrario del Milite Ignoto e al Pantheon alla tomba del primo Re, Vittorio Emanuele II, per finire alle città dell’impresa dei mille, Salemi, Palermo e Catania. E proprio nella città etnea, mentre in piazza Università le bande di vari paesi eseguivano marce e fanfare risorgimentali, al Teatro Massimo Bellini (foto), si è tenuto il concerto per l’Unità voluto dal Comune di Catania, dal Teatro Stabile e dallo stesso Teatro Bellini.

Un pieno di spettatori, per applaudire il coro diretto dalla maestra Tiziana Carlini, che ha dato il meglio di sé, in un’esplosione di canti, recitazioni di brani scritti da Giacomo Leopardi con «All’Italia», Luigi Mercantini con «La spigolatrice di Sapri», e ancora «La Sicilia e la Rivoluzione» di Giosuè Carducci per finire con «Il conte di Carmagnola» di Alessandro Manzoni. Un pieno di pubblico, fra cui le massime autorità cittadine, l’Arcivescovo di Catania, Mons. Salvatore Gristina, il sindaco Raffale Stancanelli, il presidente della Provincia Giuseppe Castiglione.

Una platea di giovani e meno giovani per legare il passato al presente e al futuro della nostra storia, per applaudire l’orchestra diretta dal maestro Will Humburg che ha eseguito oltre all’Inno Nazionale, e al «Va pensiero» altri brani meno noti ma di stampo risorgimentale per eccellenza come «Guerra Guerra» di Vincenzo Bellini o l’Inno di Garibaldi di Luigi Mercantini e Alessio Olivieri.

Subito dopo l’Inno dal loggione sono stati lanciati tanti volantini, in forma di protesta verso una cultura musicale e operistica sempre più compressa dalla mancanza di fondi, ciò in contrasto con l’art. 9 della Costituzione, riportato dietro gli stessi volantini e recanti la frase «Con i tagli alla cultura il nostro teatro muore».

Ospite d’eccezione l’attore Massimo Ghini che ha letto brani di Andrea Camilleri e presentato un inedito Stefano Pirandello, padre dello scrittore Luigi, eroe Garibaldino. L’attore di padre parmense e madre calabrese, ha spiegato il perché della sua presenza, più che motivata vista la sua poliedrica italianità; ha esposto le motivazioni di una importante responsabilità, ovvero quella di trasmettere la cultura delle tradizioni, divenuta oggi il luogo depositario della nostre radici e identità.
Citando Ciampi, mette l’accento su «una nazione che è diventata tale prima ancora che nascesse lo Stato» e che si è «manifestata attraverso un’identità culturale forte e tutta umanistica, nella forma della letteratura, dell’arte e della musica».

A chi, dunque, attribuire l’importante responsabilità di trasmettere questa eredità? Alle classi dirigenti o al popolo, ai vecchi o ai giovani, o ancora meglio alla classe politica? La stessa che oggi si è ritrovata nel pieno di una conformazione unitaria forse un po’ forzata e bistrattata dai venti separatisti che dalla Lega al Sud, inneggiano allo smembramento dal sapore anacronistico e anti patriottico nonché irrispettoso di quei martiri risorgimentali come i Bandiera, i Dandolo o Pisacane?

La stessa politica che si è tinta di gossip, ostaggio dell’interesse economico, del potere personale non più finalizzato al bene della polis e della collettività ma a quello personale; che sia da destra che da sinistra non riesce a creare gli spazi per tornare a parlare di politica con la «P» maiuscola, di valori, di Patria e di Unità.

Plauso al Capo dello Stato, il presidente Giorgio Napolitano, che nel giorno della ricorrenza ha inneggiato all’Unità, bandendo almeno per un giorno, con l’auspicio di continuazione futura, i fazionismi politici, il separatismo ideologico e culturale, le crisi, le tragedie che purtroppo non mancano. Mentre c’è chi come noi, italiani, festeggia, dall’altra parte del mondo, il Giappone piange le sue vittime del mostruoso terremoto e maremoto.

Durante la serata al Bellini, ha fatto ingresso un’altra bandiera, quella della Federazione Mondiale della Scherma. E’ stato presentato alla cittadinanza l’evento che dal prossimo 8 ottobre, vedrà Catania, città luogo dei campionati mondiali di scherma. Presenti il modicano Giorgio Scarso, presidente della federazione nazionale e Frank se Yanca della Federazione mondiale, il quale ha portato la bandiera, che per qualche minuto si è contesa il palcoscenico con il tricolore quasi a voler rimarcare l’unicum identificativo Sport Nazione Patria. Premiati anche il primo fioretto, il giovane modicano Giorgio Avola, che ha riscosso importati premi nel campo della scherma, dai rappresentanti nazionali della disciplina con la presenza del sindaco di Modica Antonello Buscema e di Acireale Nino Garozzo.

La festa tricolore continua a Catania ancora con celebrazioni; stamane la parata in piazza Università con lo schieramento di tutte le autorità militari, politiche e religiose, e nel pomeriggio con una Messa ufficiale con seguito di concerto ed esecuzione di brani risorgimentali, organizzata dalla delegazione catanese e dal Commissario della Delegazione, avvocato Maria Lapis, dell’Istituto Nazionale della Guardia d’Onore alle Reali Tombe del Pantheon.