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Venerdì 23 Febbraio 2018 - Aggiornato alle 16:35
VITTORIA - 24/08/2011
Attualità - Per il direttore sanitario Pasquale Granata decisione non rinviabile

Tagli Pronto soccorso di Scicli e Modica, rullano tamburi di guerra

I 12 medici del Busacca e del Maggiore dovrebbero andare 6 a Modica e 6 a Vittoria. Il deputato Digiacomo assolve Gilotta sui presunti casi di malasanità, ma avverte: «Eliminare il verbo «tagliare», basta la sanità dei ragionieri, vogliamo quella dei medici e degli infermieri»
Foto CorrierediRagusa.it

Se il manager Ettore Gilotta (nella foto con Massimo Russo alle prese con i problemi sanitari)fosse stato più decisionista piuttosto che cauto temporeggiatore per non scontentare la piazza aizzata da deputati e sindaci, a quest’ora gli accorpamenti dei pronto soccorso di Scicli e Comiso con Modica e Vittoria sarebbero cosa fatta. Una decisione, peraltro, presa da tempo dai precedenti manager di piazza Igea (nessuno però ha colto l’attimo per tagliare), oggi non più procrastinabile, se si vuole realizzare un risparmio notevole sugli sperperi sanitari. Due pronto soccorso a distanza di 6 chilometri servono solo a mantenere due primariati e due orticelli da coltivare a seconda delle rispettive necessità.

Severamente vietato parlare di «chiusura», termine provocatorio, si rischia di avere il partito dei «forconi» in piazza. Pasquale Granata, direttore sanitario dell’Asp, stretto collaboratore di Ettore Gilotta, preferisce usare l’elegante vocabolo di «riconversione» o meglio «accorpamento» delle due strutture sanitarie. «Succederà presto- afferma Granata- come è successo per il Paternò Arezzo e il Civile. I dodici medici dei due pronto soccorso si sposteranno 6 a Maggiore di Modica e 6 al Guzzardi di Vittoria».

Aumenterà la mole di lavoro, ma ci saranno 12 medici in più a dare manforte agli altri in prima linea. «La Regione- dice Granata- ha tagliato ben 6 milioni e mezzo per il personale. Si pensi che i Lavoratori socialmente utili pesano nel bilancio dell’azienda sanitaria ragusana, perché il governo regionale non ci riconosce questo carico. Vorrei ricordare, inoltre, che in questi due anni sono stati assunti 80 sanitari, che non sono pochi. Vorrei ricordare, ancora, il peso che l’azienda sopporta per tutti coloro che usufruiscono della legge 104. Abbiamo 10 infermieri a casa per accudire familiari con handicap grave; tutta la pubblica amministrazione è in coma per queste assenze regolamentate dalla legge».

Sulla base di queste premesse e delle anticipazioni del direttore sanitario, prepariamoci a un «autunno sanitario caldo». Per la piazza «chiusura» o «riconversione» pari sono. Orazio Ragusa, seguito da Giovanni Venticinque, sta già arringando il popolo di Scicli per fare le barricate attorno al «Busacca». Identica cosa organizza Pippo Digiacomo a difesa del «Regina Margherita» di Comiso. E se parte Digiacomo volete che il sindaco Giuseppe Alfano stia alla finestra? Antonello Buscema e Giuseppe Nicosia non parlano, i loro pronto soccorso hanno solo da guadagnare.

La prova dell’alta tensione che si palpa nell’aria? L’ultimo documento del deputato regionale del Pd comisano. «Non siamo un’isola felice neanche nel pianeta sanità: basta ai tagli». Digiacomo si esprime come componente della VI Commissione Sanità all’Ars. Lo spunto dell’intervento il deputato lo prende viene dai presunti casi di «malasanità verificatesi nei nosocomi di Ragusa, Modica e Vittoria. Ma alla fine l’accento cade sui paventati «tagli».

«Voglio ricordare –dice Digiacomo- che da diversi anni soffriamo di una notevole mobilità passiva, cioè un gran numero di pazienti che vanno a farsi curare in altre provincie, siciliane e non, e per patologie abbastanza comuni. Cosa vuol dire questo? Che l´Asp deve combattere su due fronti: uno esterno per impedire che ciò accada - quindi potenziando la qualità della propria offerta sanitaria - e uno interno, cioè quello di fare quadrare i conti, in un clima di ristrettezze senza precedenti, per il disastro finanziario della sanità siciliana a tutti noto, verificatosi negli anni 2001/2008».

Come si affronta il gap? «Eliminando la parola «tagli»- continua Digiacomo- basta tagli, adesso non dobbiamo tagliare nulla, nemmeno il più piccolo servizio altrimenti avverrà la rivolta. Da troppi mesi non facciamo altro che paventare tagli e da troppi mesi non facciamo altro che difenderci dai tagli. Tanto da mettere in ombra anche le cose buone e nuove che si sono cominciate a fare, soprattutto nel territorio, ma anche nell´ospedalità pubblica, che però la gente non conosce o conosce poco, tanto siamo impegnati a difenderci dai tagli (di Pronto Soccorso, di reparti, di posti letto, laboratori, etc...). Da oggi si cancella dal vocabolario della sanità iblea il verbo "tagliare" e si sostituisce con quello "potenziare", e tutti quanti dobbiamo essere impegnati nel rilanciare questa sanità iblea e dimostrare con fatti e numeri che le luci superano di gran lunga le ombre e che ci si confronta per attaccare e non per difendersi».

Digiacomo con queste dichiarazioni difende Gilotta e «avverte» l’assessore Russo e il presidente Lombardo, alleati di coalizione. «Ritengo che il punto non sia lavarsi mani e coscienza chiedendo le dimissioni di qualcuno (Ettore Gilotta, ndr), sapendo benissimo che con questo non si risolve un bel nulla. Però sia chiaro che non appena sentirò ancora parlare di tagli (di Pronto Soccorso, reparti, laboratori, etc...) e non di potenziamenti, scenderò in campo alla testa dei rivoltosi. Fermi restando i saldi, basta alla sanità dei ragionieri, ora vogliamo la sanità dei dottori, degli infermieri e di tutto il resto che parla di salute».