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Giovedì 19 Ottobre 2017 - Aggiornato alle 16:25 - Lettori online 1116
SANTA CROCE CAMERINA - 05/08/2017
Attualità - Gli italiani sono una bassa percntuale, deficit nordafricani e lavoratori dell’Est

Manodopera in agricoltura, aziende in difficoltà

Notevoli disagi nella programmazione delle colture agricole in serra Foto Corrierediragusa.it

In tempo di crisi economica, con all’apparenza maggiori richieste di lavoro, con l’aumento reale della disoccupazione e della pressione della manovalanza straniera, si sta invece assistendo ad un fenomeno curioso di mancanza di disponibilità di lavoro manuale, almeno nel settore agricolo della provincia. La cosa sembra paradossale. Eppure è così. Nelle campagne da qualche mese si sta registrando una forte diminuzione della disponibilità di manodopera, soprattutto straniera, nordafricana e dei Paesi dell’est, che sta creando notevoli disagi nella programmazione delle colture agricole in serra. I produttori agricoli stentano a trovare lavoratori, quelli italiani sono una bassa percentuale, mentre quelli stranieri stanno creando notevoli problemi di disponibilità. Una buona parte dei lavoratori nordafricani infatti da tempo cerca di farsi assumere dalle aziende con un contratto a tempo determinato, cosiddetto dei «51 giorni», periodo minimo di assunzione a termine grazie al quale poi scatta per loro l’indennità di disoccupazione, remunerazione che per il tenore di vita di un cittadino nordafricano è un importo di tutto rispetto. Con questa remunerazione i lavoratori nordafricani ritornano nel loro Paese di origine senza continuare a lavorare per tutto l’anno in modo continuativo. Oltre a percepire questa indennità di disoccupazione molti lavoratori accendono una vertenza sindacale con i datori di lavoro che hanno loro concesso di lavorare per 51 giorni con motivazioni pretestuose e talvolta inesistenti. Queste vertenza sindacali portano quasi sempre ad un ulteriore riscontro economico per questi lavoratori perché quasi sempre tale vertenza si risolve a loro favore e ai danni del datore di lavoro che dovrà risarcire il lavoratore con esborsi da 3 mila euro in su.

Il risultato è che gli imprenditori agricoli sono restii ad assumere lavoratori nordafricani se non sono sicuri della loro effettiva esigenza di lavorare senza secondi fini e se sono già conosciuti e integrati nella popolazione locale. Gli stessi lavoratori nordafricani, come detto, una volta ricevuta dallo Stato italiano l’indennità di disoccupazione tornano nei loro paesi di origine e vi rimangono per lungo tempo facendo mancare la disponibilità di lavoro e mettendo in crisi le varie aziende agricole interessate. Molti tunisini che invece vogliono crearsi un futuro più solido, è vero anche, che sono riusciti financo a comprare intere aziende agricole e a diventare loro stessi imprenditori agricoli. La manodopera invece dei cittadini dei Paesi dell’est, soprattutto rumeni, è più stabile e opera in misura minore questi abbandoni significativi dal mondo del lavoro locale. La tendenza per questi è però anche a diminuire sempre più in quanto allettati dai salari che attualmente ricevono i lavoratori manuali in Paesi europei dove la paga giornaliera varia dai 70 euro al giorno della Germania e Francia fino ai corrispondenti 100 euro al giorno dell’Inghilterra a fronte della retribuzione media locale che varia fra 25 e 50 euro al giorno. Il risultato di tali diminuzioni di forza lavoro è il cambiamento che le aziende agricole stanno operando nei loro programmi colturali dove si passa dalle coltivazioni di pomodoro, che necessitano di costante manodopera esterna, a coltivazioni di peperone o zucchina per le quali basta una minima manodopera interna all’azienda.

Nello sfondo di tale situazione ci sono i continui controlli delle forze dell’ordine per reprimere il triste fenomeno dello sfruttamento del lavoro, sia sottopagato che in nero, che sta ulteriormente falcidiando il mercato del lavoro agricolo locale e che sta mettendo in crisi l’immagine di alcune aziende agricole. I controlli sono stati attuati anche per reprimere il fenomeno del forte incremento delle indennità di disoccupazione in agricoltura, molto spesso fittizie e non rispondenti al reale impiego lavorativo. In tempi di crisi si assiste anche a una scarsa attività della forza lavoro italiana locale che, soprattutto in estate, non si rende disponibile per lavori pesanti in agricoltura o in altri settori economici. Insomma ci sono tutti i presupposti per una evoluzione della situazione sociale a livello locale che può anche intaccare alcune realtà consolidate e creare forti cambiamenti, impensabili fino a qualche anno fa.