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Domenica 27 Maggio 2018 - Aggiornato alle 16:24
ROMA - 17/04/2012
Attualità - Il rapporto Eures su "Il suicidio in Italia al tempo della crisi"

Suicidi in aumento tra esodati, imprenditori e disoccupati

La fascia di età più a rischio è tra i 45 ed i 65 anni

Sono stati 362 nel 2010 i suicidi dei disoccupati, superando i 357 casi del 2009, che già erano stati considerati un considerevole aumento rispetto ai 270 suicidi accertati in media del triennio precedente (rispettivamente 275, 270 e 260 nel 2006, 2007 e 2008); la correlazione tra rischio e integrazione nel tessuto sociale è sempre più evidente leggendo il rapporto diffuso da Eures su "Il suicidio in Italia al tempo della crisi".

La situazione economica non ha effetti solo sui ´senza lavoro´, ma anche anche fra imprenditori e autonomi, inducendo al suicidio molti artigiani, commercianti o comunque imprenditori ´autonomi´. Secondo l´Eures nel 2010 in questa categoria ben 336 si sono tolte la vita, contro i 343 del 2009. Solo nei primi mesi del 2012 23 imprenditori si sono tolti la vita.

Complessivamente le persone che si sono tolte la vita nel 2010 salgano a 3.048 (sono stati 2.986 nel 2009 e 2.828 nel 2008). Lo studio definisce infatti "molto alto il rischio suicidario" nella componente della forza lavoro direttamente esposta all´impatto della crisi. Nel 2010 si sono contate 192 vittime tra i lavoratori in proprio (artigiani e commercianti) e 144 tra gli imprenditori e i liberi professionisti (sono state 151 nel 2009), costituite in oltre il 90% dei casi
da uomini, confermando come tutte le variabili legate a fattori materiali presentino "indici di mascolinità superiori a quello già elevato rilevato in termini generali".

Secondo lo studio però i rischi di suicidio nei momenti di difficoltà economica sarebbero più alti tra disoccupati e imprenditori, meno invece tra i dipendenti. Considerando l´indice di rischio specifico (suicidi per 100 mila abitanti della medesima condizione) sono i disoccupati a presentare l´indice più alto (17,2), seguiti con scarti significativi dagli imprenditori e liberi professionisti (10 suicidi ogni 100 mila imprenditori e liberi professionisti), colpiti dalle fluttuazioni del mercato e dai ritardi nei pagamenti per i beni e servizi venduti (in primo luogo da parte della Pubblica Amministrazione) e dalla conseguente difficoltà di accesso al credito. Seguono i lavoratori in proprio (5,5) e chiudono la graduatoria del rischio i "più tutelati" lavoratori dipendenti (4,5). Soltanto di poco più alto, infine, l´indice di rischio suicidario degli inattivi (pensionati, casalinghe, studenti, eccetera).

Il rischio suicidio è inoltre sempre più in agguato nella fascia dei cosiddetti esodati, vale a dire tra coloro che hanno tra i 45 e i 64 anni, facendo segnare un incremento di casi del 12,6% nel 2010 rispetto al 2009 e del 16,8% rispetto al 2008.