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Mercoledì 26 Settembre 2018 - Aggiornato alle 22:11
RAGUSA - 07/09/2018
Attualità - Seduta Commissione Assetto del Territorio sulla salute del ponte San Vito e del viadotto Ottaviano

Lo stato del Ponte San Vito e le nuove vie di fuga per Ibla

Analizzato lo stato di manutenzione di alcune infrastrutture della città Foto Corrierediragusa.it

Lo stato di manutenzione di alcune infrastrutture della città di Ragusa è stato al centro di una seduta della Commissione Assetto del Territorio, convocata dal presidente Salvatore Cilia e alla quale è stato presente anche l’esponente della Giunta Cassì con delega ai Lavori Pubblici Giovanni Giuffrida. All’ordine del giorno, nello specifico, il «Resoconto sulla vulnerabilità sismica, indagini e programma delle manutenzioni predisposte dal Settore IV Servizio VI-Protezione Civile sul ponte Papa Giovanni XXIII e sul viadotto che da Via G. Ottaviano si immette in via Risorgimento».

«Ho pensato di convocare i colleghi Consigliere per affrontare questo tema - spiega il presidente Cilia - perché Ragusa, con i suoi due peculiari centri storici, presenterebbe alcune criticità in caso di emergenze. Pensiamo, per esempio, cosa potrebbe accadere se si verificasse un episodio sismico, con la città divisa in più parti dalle vallate, sormontate da ponti o viadotti, fondamentali per i collegamenti viari. Per questo motivo è necessario che il Comune abbia ben chiaro in che stato di salute si trovino queste infrastrutture. Nonostante, nell’ottobre del 2016, dall’allora Giunta municipale sia stata avviata un’opera di monitoraggio di due strutture, il ponte Papa Giovanni XXIII in via San Vito e il viadotto di collegamento tra via Risorgimento e Largo San Paolo, facendo più di quanto abbiano fatto altri enti, siamo ancora molto indietro».

«Si tratta - continua ancora Cilia - di strutture viarie di importanza strategica che rappresentano delle vie di fuga in caso di emergenza per quanto riguarda l’eventuale macchina dei soccorsi della Protezione Civile. Mentre sono in corso le verifiche sulla loro salute strutturale, tuttavia, è necessario studiare una via alternativa, soprattutto per Ibla: una soluzione potrebbe essere quella sistemare la strada comunale Sant’Antonino-Stazione di Ibla, cioè il prolungamento della Circonvallazione di via Ottaviano, e renderla idonea al transito di mezzi pesanti in modo in modo da creare una nuova via di fuga dal quartiere barocco. Questa soluzione - conclude Cilia - ci impegneremo a portarla quanto prima all’attenzione dell’Amministrazione retta dal sindaco Cassì».

Durante la seduta della Commissione consiliare è intervenuto anche il vice presidente Carmelo Anzaldo che, oltre a essersi dichiarato soddisfatto per quanto si sta facendo al fine di garantire la sicurezza dei cittadini che ogni giorno passano da quei punti della città, ha suggerito ai dirigenti presenti all’incontro «di prendere in esame la possibilità di dotare l’ente di nuovi strumenti tecnologici in grado di effettuare controlli preliminari, certamente non in grado di fornire all’Ente una certificazione di sicurezza, ma che possono essere utili per ottenere intanto delle prime importanti informazioni a costi notevolmente inferiori. Anche su questo - ha concluso Anzaldo - bisognerà riflettere».

PER IL CONSIGLIERE FIRRINCIELI BISOGNA MANTENERE DESTA L´ATTENZIONE
«Verificare le criticità del ponte di via San Vito e del viadotto di via Ottaviano che, da via Risorgimento, conduce alla panoramica di Ibla. E controllare la natura del rischio idrogeologico che strutturalmente è presente in buona parte del territorio cittadino": sono queste le richieste che il consigliere comunale M5S, Sergio Firrincieli, ha rivolto all’amministrazione Cassì partecipando alla riunione della commissione Assetto sul territorio, di cui è componente, nel corso della quale la delicata questione è stata affrontata. «Devo prendere atto – chiarisce Firrincieli – dell’attenta azione di monitoraggio che il Comune, su indicazione della Prefettura, sta portando avanti attraverso gli uffici tecnici così come ci hanno confermato i dirigenti Marcello Dimartino e Michele Scarpulla».

Firrincieli ha chiesto il motivo per cui nei piani di intervento non sia stata predisposta l’installazione di rilevatori di movimento specifici almeno per il ponte San Vito. L´architetto Dimartino ha precisato che questi dispositivi, cosiddetti "rilevatori dinamici", sono stati già predisposti per tutta una serie di strutture strategiche (circa 20), tra cui anche il ponte in questione, in vista di scosse di terremoto superiori al grado 3-4 della Scala Richter, frutto della convenzione tra la precedente amministrazione e l’istituto di geofisica e vulcanologia. Tutto sembra essere pronto per garantire la piena sicurezza della comunità cittadina e di quanti transitano sugli assi viari in questione.

«D’altro canto – aggiunge Firrincieli – la nostra città è totalmente disseminata di impalcati, oltre che di ponti, e non possiamo trascurare il fatto che, proprio nella nostra area urbana, il rischio idrogeologico è relativamente elevato. Abbiamo preso atto dall’ingegnere Scarpulla che alcuni interventi potrebbero essere finanziati dalla Regione attraverso il Pai, il Piano dell’assetto idrogeologico, uno strumento dell’assessorato, e però anche in questo caso le lungaggini burocratiche rischiano di condizionare i tempi degli stanziamenti dei fondi. Volevamo puntare, come M5S, l’attenzione su questo delicato aspetto, senza suscitare alcun allarmismo, sapendo, tuttavia, che l’attenzione su questi argomenti, anche sull’onda dell’emotività dopo quanto accaduto nelle scorse settimane a Genova, deve restare sempre alta e che è meglio prevenire piuttosto che - conclude il consigliere - assistere a tragedie come quella del ponte Morandi».

Nella foto in alto il ponte di San Vito