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Sabato 16 Dicembre 2017 - Aggiornato alle 22:06 - Lettori online 846
RAGUSA - 07/07/2017
Attualità - Sarà ritirato il vincolo che aveva scatenato un putiferio

Rg Ct: dietrofront sovrintendenza

Sulla vicenda era intervenuto anche il sindaco di Catania Bianco Foto Corrierediragusa.it

La sovrintendenza di Ragusa sta cercando di venire a capo del problema. La decina di alberi che si trovano su un fazzoletto di terreno ed impediscono al momento l’approvazione del progetto esecutivo della superstrada da quasi un miliardo di euro, ovvero la Ragusa Catania, saranno spostati. Lo assicura il sovrintendente Calogero Rizzuto, ma serve tempo e probabilmente l’ufficio non riuscirà a presentare la variante richiesta alla conferenza di servizio già convocata per lunedì, quando si dovrebbe procedere all’approvazione del progetto esecutivo. Per fortuna c’è ancora tempo per tutto il mese, ma è stato certamente un bene che da tutte le parti sia partita una sollevazione, quando è stato posto il caso della nuova superstrada. Rizzuto ha spiegato che, quando la Sovrintendenza ha adottato il Piano paesaggistico, il cui iter è stato avviato nel 2009, nessuna comunicazione era pervenuta riguardante la Ragusa-Catania, e quindi si era proceduto senza tener conto di quanto in altra sede stava succedendo.

Insomma, due uffici che non si sono "parlati", con la conseguenza che quando si è passati alla fase operativa, si è scoperto l’inghippo. Storie di ordinaria burocrazia, che stavolta prendono le sembianze di ulivi e mandorli, ma che in altre occasioni sono stati casolari, edifici storici, tombe e reperti archeologici. La sovrintendenza è comunque al lavoro, ma affinché le «carte» risultino in regola, sarà necessaria una variazione del piano che dovrà essere approvata con decreto del dirigente generale dell’assessorato ai Beni cultuali.

Insomma, pochi alberi, ma veramente "ingombranti" che hanno fatto gridare allo scandalo sindaci e amministratori. L’ultimo in ordine di tempo Enzo Bianco, sindaco di Catania, secondo cui «E´ inconcepibile che si blocchi un’infrastruttura di fondamentale importanza non solo per lo sviluppo della Sicilia del Sud Est ma anche per la sicurezza di migliaia di automobilisti per un vincolo paesaggistico apposto dalla Soprintendenza di Ragusa dopo l’approvazione del progetto e che riguarda venti metri quadrati di bosco.

Trovo assurdo che si blocchi un’infrastruttura di questa importanza per dieci alberi: spostiamoli altrove e triplichiamone il numero, ma procediamo subito con l’autostrada Catania-Ragusa. Peraltro – aveva aggiunto Bianco – l’alternativa sarebbe quella di aggirare il boschetto, realizzato dall’uomo tra Ragusa e Chiaramonte Gulfi, da un viadotto dall’impatto ambientale ben più pesante. Insomma, spero proprio che prevalga il buon senso e lunedì prossimo tutto venga risolto facendo partire i cantieri».

L´opinione di Bianco è stata alla fine condivisa anche dalla sovrintendenza di Ragusa e la massima attenzione è ora rivolta alla riunione di lunedì, anche se è già scontato, come accennato, che la documentazione non potrà essere completa e bisognerà prevedere un altro incontro.

IL NOCCIOLO DELLA VICENDA
La Ragusa-Catania diventa terreno di scontro tra il Governo Crocetta e Legambiente. L’apertura dei cantieri già annunciati per l’autunno di quest’anno si allontana e la superstrada da 850 milioni di euro rischia di protrarre nel tempo il già lungo iter di realizzazione. Il caso è sorto nel momento in cui l’assessore al Territorio ed Ambiente, Maurizio Croce, in sede di commissione Ars, ha posto il caso della superstrada che per un vincolo paesaggistico, intervenuto successivamente alla definizione del progetto esecutivo del tracciato, ne blocca l’approvazione definitiva e quindi il via ai lavori In ballo ci sono poco più di dieci alberi che ricadono in un striscia di bosco appena sotto Roccazzo, attraverso il quale dovrebbero passare due delle quattro corsie della superstrada veloce. "Il vincolo paesaggistico non consente di rimuovere gli alberi, pur di recente piantumazione e non di particolare pregio", ha riferito l’assessore Croce in commissione, ed in questo caso il progetto dovrebbe essere rivisto con una variante che consenta di bypassare il tratto in questione.

Un paradosso vero e proprio perché per tutelare un piccolo appezzamento di terreno e una decina di alberi le imprese sarebbero costrette ad un impatto ambientale causato da un ulteriore viadotto. Insomma, per salvaguardare venti metri ci vorrebbe quasi un km di strada in più. Il tutto perchè la Sovrintendenza ai Beni ambientali di Ragusa ha posto ed approvato il vincolo paesaggistico nella zona a progetto già definito. Un’opera pubblica da 850 milioni di euro, di cui la metà pubblici, 149 di Anas e 217 milioni dello Stato e l’altra metà garantiti dal consorzio di imprese, che si è aggiudicato l’appalto grazie al sistema del project financing, resta con un bel punto interrogativo proprio quando ormai sembrava tutto in dirittura di arrivo e l’attesa che dura da inizio millennio sembrava destinata a concludersi.

La proposta dell’assessore Croce di spostare gli alberi grazie ad una norma, già presentata in passato in commissione, che dà potere alla giunta regionale di derogare dai vincoli per grandi opere "strategiche", ha fatto andare su tutte le furie Legambiente perché la norma lascerebbe una grandissima libertà di scelta a un organo politico, la giunta regionale, per decidere cosa considerare "opera strategica o meno» e parla di un emendamento «osceno» dettato dagli interessi e dai poteri forti di Confindustria Sicilia.

Denuncia Legambiente: «Neanche precedenti governi guidati da presidenti accusati o condannati per rapporti con la mafia erano mai arrivati a tanto. Il governo Crocetta ci riprova, e tenta, ancora una volta, di smantellare i piani paesaggistici. Sarebbe l´ennesima vergogna, un’altra ragione in più per non sentirsi degni di essere siciliani. La norma è gravissima - conclude la nota - e interviene a ritroso pure su opere per cui si sono definiti i provvedimenti di diniego per contrasto con i piani recentemente approvati». La Ragusa-Catania resta dunque "sospesa", oggetto dell’ennesima battaglia politica, simbolo di una incapacità antropologica tutta siciliana di andare avanti, innovare, cambiare, ammodernare. E in tutto questo gli alberi c’entrano veramente poco.