Corriere di Ragusa
Email
Corrierediragusa.it mobile
Feed Rss Corrierediragusa.it
Corrierediragusa.it - Motore di ricerca
Corrierediragusa.it su Facebook
Corrierediragusa.it su Twitter
Corrierediragusa.it su Google+
Dimensione testo:
|
A
|
Corriere di Ragusa.it
Venerdì 30 Settembre 2016 - Aggiornato alle 23:41 - Lettori online 295
RAGUSA - 05/01/2016
Attualità - Morti anche esemplari di specie molto resistenti

Moria di pesci al fiume Irminio: appello alla Regione

Interviene la parlamentare Ferreri dopo Legambiente Foto Corrierediragusa.it

La moria di pesci che ha coinvolto centinaia di esemplari nel fiume Irminio, nel tratto a valle della diga di S. Rosalia, all´interno di una grande riserva naturale e in pieno sito di importanza comunitaria, potrebbe essere stata causata dallo sversamento di acque di fondo dell´invaso artificiale della diga o dal potabilizzatore che si trova nella zona. Sono le ipotesi più avvalorate al momento nell´ambito delle indagini condotte dalla polizia provinciale. «In attesa dei risultati delle analisi e dei prelievi effettuati dall´Arpa e dell´Istituto zooprofilattico, chiediamo al presidente della Regione, all’assessore per l’Energia e all’assessore per l’Ambiente di intervenire con urgenza»: così la deputata iblea Vanessa Ferreri che ha già presentato un’interrogazione all’Ars. «Si trovino tempestive ed efficaci soluzioni per la bonifica e il recupero ambientale del sito - chiede nell’atto parlamentare la parlamentare Cinquestelle - nonché avviare un percorso di recupero della fauna ittica dei corsi d´acqua provinciali, in particolare nel fiume Irminio, dal momento che la strage di fauna ittica può essere a tutti gli effetti considerata una preziosa «spia» di un’alterazione ambientale in corso nella zona, che mette a rischio anche la preziosa risorsa idrica».

L´ALLARME DI LEGAMBIENTE
Il 2015 finisce male per l’ambiente ibleo. Una grave moria ittica ha infatti colpito nuovamente il fiume Irminio, in un’area fino ad ora immune da tali situazioni: il tratto subito a valle della Diga di S. Rosalia, in pieno Sito di Importanza Comunitaria e in una zona vietata alla pesca per la protezione della trota macrostigma. E’ uno sterminio che ha colpito indifferentemente tutte le specie: trote, carpe, carassi, anguille, rovelle. Uno spettacolo deprimente che si è presentato agli occhi dei volontari delle Associazioni nonché agli inquirenti della Polizia Provinciale ed ai tecnici dell’Arpa. E il fatto che siano morte anche specie fortemente resistenti all’inquinamento, come carpe, carassi ed anguile, dà il segno dell’impatto ambientale che deve esserci stato. "E’ un ulteriore colpo al cuore sia all’ambiente ma anche all’impegno più che trentennale dei nostri volontari nella protezione e recupero della fauna ittica" ha dichiarato Giovanni Altamore, Presidente di Fipsas. «E’ sorprendente che la moria sia avvenuta in un’area in cui non si sono mai verificati eventi del genere - ha dichiarato il biologo Antonino Duchi, Presidente di Legambiente Ragusa - è come se la fauna ittica sia stata sottoposta ad un fattore nocivo che non ha dato scampo: abbiamo visto pesci morti addirittura sulle pietre, come se fossero schizzati fuori dall’acqua per sfuggire ad un’alterazione improvvisa e potente».

Adesso, oltre alla valutazione del danno, è l’ora di identificare le cause e di punire i colpevoli. Un avvelenamento da bracconaggio pare da escludere dato che i pesci non sono stati asportati ma sono rimasti nel corso d’acqua. Improbabile, per la conformazione dei luoghi e per il tratto interessato, appare l’ipotesi di uno scarico volante momentaneo abusivo. Al momento quindi l’ipotesi più plausibile sembra legare l’evento in modo diretto od indiretto alla presenza dell’invaso artificiale. In effetti una strana fanghiglia negli ultimi anni è stata diverse volte segnalata nell’area dai guardiapesca volontari che controllano il sito per l’antibracconaggio; ed una significativa presenza di fanghi è stata riscontrata da essi anche in questi giorni.

Ma evidentemente si stratta ancora di ipotesi ed indizi: si auspica che le indagini della Polizia Provinciale e le analisi dei tecnici dell´Arpa, intervenuti prontamente sul sito, portino ad una risposta definitiva.