Corriere di Ragusa
Email
Corrierediragusa.it mobile
Feed Rss Corrierediragusa.it
Corrierediragusa.it - Motore di ricerca
Corrierediragusa.it su Facebook
Corrierediragusa.it su Twitter
Corrierediragusa.it su Google+
Dimensione testo:
|
A
|
Corriere di Ragusa.it
Mercoledì 21 Febbraio 2018 - Aggiornato alle 15:29
RAGUSA - 04/08/2014
Attualità - Dalla camera di commercio all’università tutto scompare

C´era una volta la provincia di Ragusa...

L’ottusa legislazione nazionale e regionale ha sacrificato all’altare di un’ ipotetica "spending review" Foto Corrierediragusa.it

C´era una volta la Camera di Commercio. Non sempre ha funzionato al meglio, anzi e´ stata accusata spesso di essere una struttura autoreferenziale che ha garantito lucrosi emolumenti ai propri dirigenti , di essere stata anche permeabile a nomine politiche, di non avere avuto quel ruolo propulsivo per le imprese previsto dal suo stesso statuto. Sarà pure in parte vero. Ma da circa ottant´anni l´ente di Piazza Libertà ha rappresentato l´istituzione più vicina all´economia del territorio, un vero e proprio "municipio delle imprese" al servizio delle attività produttive. Mostre aziendali, convegni tematici, esposizioni e fiere, assistenza giuridica e fiscale alle aziende, internazionalizzazione, politiche di marketing e di tipicizzazione dei prodotti: la Camera ha accompagnato lo sviluppo agricolo, industriale e terziario dell´area iblea , promuovendo i caratteri originali del "modello Ragusa" , come ho avuto modo di sottolineare in un recente volume Unioncamere da me curato. Poi hanno cominciato a litigare per le "poltrone" : i rappresentanti veri e presunti di artigiani, agricoltori, commercianti , esponenti sindacali per faide interne sono riusciti a distruggere l´immagine stessa della Camera. Ora giunge la notizia del suo prossimo accorpamento a quella di Catania. Perdiamo un pezzo della nostra identità.

C´era una volta l´Universita´. Per oltre un ventennio abbiamo accarezzato il sogno di un centro d´eccellenza che formasse competenze qualificate nei settori pubblico e privato, per la modernizzazione dei sistemi gestionali e produttivi. Il quarto Ateneo di Sicilia - si diceva - o comunque una "dépendance" di Catania ma dotata di larga autonomia finanziaria e progettuale. La ricerca scientifica - si diceva - applicata al "modello Ragusa". Presto però le speranze si sono rivelate illusorie per i gravissimi errori compiuti dalla classe politica iblea. Ne segnalo solo alcuni per ragioni di brevità . Il primo e´ stato quello di fare il passo più lungo della gamba : a Ragusa bastavano Agraria e Lingue, invece si sono volute Medicina e Giurisprudenza con costi risultati presto insostenibili. Anche Modica aveva avviato un decentramento universitario con Economia e Scienze dell´Amministrazione, ma senza il supporto della Provincia Regionale il progetto si e´ arenato. Occorreva fare sistema, invece ha prevalso il municipalismo. In secondo luogo ci si è´ attardati sull´ ipotesi obsoleta di un Ateneo statale, rinunciando all´ opportunità di un´ opzione mista pubblico/privato, poi abilmente colta al volo dalla Kore di Enna. Infine si e´ tenuto in piedi un Consorzio spendaccione, incompetente e senza idee. Ora restano le briciole di quel sogno, frammenti slabbrati di una classe dirigente campanilista e miope. Un altro tassello in meno, una scommessa andata a vuoto.

C´era una volta l´Area di sviluppo industriale. Quante speranze , quante energie mobilitate per l´industrializzazione della Provincia dopo la legge 634 del 1957 ! Anche qui le lotte di campanile sono state però acerrime, per spartirsi i fondi pubblici destinati ai tre Nuclei di Ragusa, Modica e più tardi Vittoria. Ovviamente il capoluogo ha fatto la parte del leone, l´area Modica-Pozzallo ha dovuto attendere tempi biblici, l´ Asi e´ stata presto occupata dai partiti e dalle loro clientele, e nel 2010 l´ incapacità delle Amministrazioni comunali di eleggere gli organismi dirigenti ha portato al commissariamento dell´ente. Nel 2011 Confindustria si e´ sfilata da una gestione poco trasparente delle Asi siciliane , mentre nel 2012 la Regione ha istituito per legge l´ Irsap ( Istituto regionale per le le attività produttive ) , di cui anche l´ Asi iblea e´ diventata appendice periferica. Non mi soffermo sulle vicende interne all´ente per carità di patria. Oggi le sterpaglie fanno bella mostra nei lotti abbandonati dei Nuclei in attesa dei finanziamenti promessi e mai arrivati. Un´ altra sfida lasciata a metà e senza un futuro plausibile.

C´era una volta la Provincia. Sulle colonne di questo giornale non ho mancato di esprimere giudizi molto critici su questo ente, che non ha interpretato al meglio le aspettative delle città circa un sistema di sviluppo diffuso, concentrando sul capoluogo o distribuendo male le già scarse risorse, in parte dirottate verso sagre e feste paesane. Soprattutto i Presidenti , le Giunte ed i Consigli di viale del Fante nell´ultimo trentennio non sono riusciti a dotare il territorio delle indispensabili infrastrutture, collocando l´area iblea al penultimo posto a livello nazionale per viabilità . Eppure di Provincia si sente il bisogno. Manca oggi la cabina di regia , il livello intermedio della programmazione e della "governance", che un´ ottusa legislazione nazionale e regionale ha sacrificato all´altare di un´ ipotetica "spending review".

Diciamolo con franchezza: andrebbero eliminate piuttosto la Regione e le sue corrotte burocrazie, invece di ridurre le strutture amministrative intercomunali. Vedremo cosa diventeranno i nuovi Liberi Consorzi e di quali attribuzioni saranno dotati. Certo e´ che in mancanza di una forte iniziativa politica e di una rinnovata coesione sociale e´ probabile che l´unità dell´ ex provincia possa spaccarsi a favore di forme e progetti alternativi di aggregazione territoriale. Crolla così un altro pezzo del "modello Ragusa". Un poker di sfide perdute.

Nella foto palazzo di viale del Fante, ex sede della oramai "fu" provincia regionale di Ragusa