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Lunedì 16 Luglio 2018 - Aggiornato alle 1:07
RAGUSA - 05/05/2014
Attualità - Si infiamma il dibattito sul futuro assetto dopo la soppressione delle province

A proposito di Libero Consorzio: Modica "zitella"?

A Ragusa però regna un silenzio assordante Foto Corrierediragusa.it

Se a Modica si sta sviluppando finalmente un vivace dibattito sui Liberi Consorzi e sulle diverse opzioni che si aprono per la città, a Ragusa invece regna un silenzio assordante, come se all´ex capoluogo non interessassero le diatribe modicane. La legge, come si sa , tutela oltremisura le vecchie Province, garantendone la sopravvivenza per diritto ereditario, non potendo andare sotto i 150mila abitanti. Eppure toccherebbe a Ragusa battere un colpo, avviare un tavolo serio di trattative per comunicare agli altri comuni il progetto politico-culturale in grado di tenere unite le "dodici terre". Invece silenzio, forse si lavora sotto traccia. Temo tuttavia che i ragusani stiano tranquilli perchè giudicano velleitarie e destinate al fallimento le interlocuzioni avviate dai "cugini" modicani con gli altri paesi del comprensorio netino. Sottovalutano il valore dirompente della legge regionale, contano sul tradizionale immobilismo della classe politica modicana da sempre supina e subalterna ai voleri del capoluogo. Puntano soprattutto su una tipica caratteristica antropologica delle classi dirigenti nostrane :quella di dividersi tra di loro, di spaccare il capello in quattro, di aprire controversie pretestuose e polemiche personali (lo aveva notato acutamente Paolo Balsamo nel suo "Viaggio" del 1809) riuscendo a perdere sistematicamente tutti gli appuntamenti con la storia. Soprattutto siamo bravissimi a comprendere e a difendere le ragioni degli altri, mai le nostre. Può darsi che anche questa volta finisca così, se ne intravedono alcuni segnali. Però non è detto, qualche testardo resiste. Proviamo a ragionare.

Il mutato quadro normativo e la grande crisi economica hanno modificato scenari politici e sensibilità collettive. Oggi non ci sono più Pennavaria e il fascismo, e i cittadini sono chiamati a decidere liberamente l´aggregazione territoriale e amministrativa sulla base di programmi condivisi. L´opinione pubblica si e´ messa in movimento in Sicilia, anche nel versante sud-est. Qui l´area montana e meridionale dell´ex Provincia di Siracusa ( Noto, Avola, Palazzolo, Ferla, Cassaro, Buscemi, Pachino, Portopalo, Rosolini ) sta considerando l´ipotesi di staccarsi dal capoluogo aretuseo, accusato di essere autoreferenziale e di sacrificare bisogni e ragioni del comprensorio netino ai prevalenti interessi del polo petrolchimico Priolo-Augusta-Melilli. Lo smottamento della Provincia siracusana crea oggettivamente un´ opportunità unica per Modica e per i comuni di Ispica, Pozzallo e Scicli , che da decenni ormai risultano orientati su questo versante territoriale in termini di flussi economici , servizi pubblici, turismo. Lo conferma lo studio recente del dott.Vanni Iacono (cfr. "La Spia" del giorno 1/5 ) Lo dicono i dati statistici, inoppugnabili, anche se qualche sindaco distratto e qualche sindacalista prevenuto fanno finta di non accorgersene. I cittadini, però, hanno cominciato a capire. E non concordo con l´amico Piero Torchi quando dice che Modica vuole " fidanzarsi da sola" : lo verifichi con i consiglieri comunali di Scicli, Ispica e Pozzallo e vedrà chi sono davvero i Sindaci isolati ; lo verifichi con i comuni dell´area netina, e forse cambierà parere.

Il Consiglio comunale aperto del 29/4 è stato interessante e partecipato. Mancavano i deputati, è vero. Ma si comprende la loro assenza : non sanno che pesci pigliare e devono difendere i loro improbabili collegi elettorali. Alcuni interventi hanno insistito sulla necessità di non rompere con Ragusa e di mantenere lo "status quo", cercando semmai di ottenere per Modica un maggior peso politico e amministrativo e tentando di ampliare il territorio all´area netina. Il senatore Concetto Scivoletto è diventato il paladino di questa tesi. Apprezzo e rispetto le sue argomentazioni, che però appaiono fragili e poco realistiche. In primo luogo non si comprende come e quali concessioni si potrebbero ottenere da un capoluogo che ha già accentrato tutto (viabilità, sanità, uffici, sede giudiziaria ), nel totale silenzio dei politici modicani passati e presenti. In secondo luogo i comuni del comprensorio netino dichiarano apertamente che non intendono slegarsi da Siracusa per legarsi a Ragusa, poichè sono interessati a realizzare un "nuovo" Consorzio, libero dalle "rendite di posizione" delle vecchie Province e dai loro tradizionali apparati burocratici; un Consorzio-modello,in grado di sperimentare più efficaci sistemi gestionali, parità di accesso alle risorse e autentica condivisione di ruoli e funzioni. E senza le dannose ipoteche delle clientele spartitorie del passato.

Modica si trova perciò ad un bivio : o accetta la sfida del mutamento o si rassegna alla conservazione dell´esistente. Nel primo caso, è chiamata dalla sua stessa taglia demografica a fare la città capofila del Libero Consorzio del Val di Noto e a guidare il cambiamento istituzionale ; nel secondo caso potrà pure minacciare di battere i pugni e mostrare i muscoli (che non ha e che non servono), ma di fatto continuerà a subire la progressiva spoliazione delle residue funzioni urbane. Appare evidente il carattere oggettivo del problema : quì il campanilismo non c´entra nulla, come invece ritengono alcuni malevoli e poco informati commentatori. Si tratta di capire se Modica è soddisfatta del suo stato e non intende opporre alcuna resistenza all´ attuale desertificazione, oppure se ritiene di imprimere una svolta innovativa al suo futuro. Tertium non datur : risultano inconsistenti, infatti, tanto l´utopica riunificazione delle Province di Siracusa e Ragusa (come sostiene il M5Stelle), quanto la velleitaria pretesa di competere con le aree metropolitane di Palermo, Messina e Catania. A proposito delle quali occorre dire che si tratta di realtà già oggi ingovernabili e condizionate da cronica inefficienza. Non a caso, molte città stanno facendo a gara per fuggire (Acireale, Giarre, Taormina, ecc. ) dalle raffazzonate "metropoli" siciliane.

Bisogna chiarire un punto cruciale. I Liberi Consorzi non replicano le vecchie Province e non hanno bisogno di essere "grandi", ma piuttosto rapidi nelle decisioni ed efficaci nei risultati. Si dovranno basare su progetti comuni, su essenziali strategie condivise. Grandi Consorzi/carrozzoni non servono e rischierebbero di paralizzarsi subito (vi immaginate un´Assemblea di 30/40 sindaci con differenti esigenze)? Cerchiamo pertanto di essere concreti. Così come comincia a delinearsi, il Libero Consorzio del Val di Noto metterebbe in campo una "squadra" comunque rispettabile : tredici comuni con una popolazione totale di 235 000 abitanti, 16 000 aziende agricole (di cui 3500 zootecniche per 2/3 modicane, 2800 ortofrutticole tra Scicli,Ispica,Pachino, 2000 vitivinicole tra Noto e Pachino), un esteso tessuto di piccole e medie imprese, strutture commerciali adeguate, il porto di Pozzallo e un´area industriale, un polo avicolo di livello nazionale, quaranta istituti di istruzione secondaria con 15 000 studenti, quattro ospedali con 1300 addetti, 65 alberghi (23 a Modica e 19 a Noto), di cui 23 a 4 stelle, oltre a 230 strutture ricettive agrituristiche e complementari, un ventaglio ampio di eccellenze enogastronomiche (il cioccolato di Modica, il moscato di Noto, il nero d´Avola, il pesce di Portopalo, la carota di Ispica, il pomodorino di Pachino, le primizie di Scicli e Rosolini), uno scrigno prezioso di beni archeologici e monumentali, lo straordinario paesaggio marino e collinare, uno spirito di accoglienza inimitabile. Non provarci sarebbe un errore imperdonabile. In attesa (ma non per molto) che Ragusa batta un colpo.