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Lunedì 21 Maggio 2018 - Aggiornato alle 16:31
RAGUSA - 19/11/2013
Attualità - La riflessione dell’avvocato Luigi Piccione

Vendite giudiziarie, cosa c´è da sapere

"Le aste giudiziarie si risolvono nella vendita degli immobili pignorati a prezzo assolutamente ed inaccettabilmente vile" Foto Corrierediragusa.it

Pubblichiamo di seguito la nota dell´avvocato Luigi Piccione redatta per Corriere di Ragusa .it sullo scottante e attuale tema delle aste giudiziarie

La cronaca, purtroppo, richiama tutti ad affrontare con impegno le criticità del sistema delle vendite giudiziarie di beni immobili che attualmente emergono per effetto della situazione di crisi che perdura da anni; mi riferisco, in particolare, ai tanti casi in cui, da qualche tempo, le aste giudiziarie si risolvono nella vendita degli immobili pignorati a prezzo assolutamente ed inaccettabilmente vile, e che si moltiplicano, ogni giorno, a prescindere dalla eventuale commissione di illeciti (per il qual caso l’ordinamento prevede specifiche ipotesi di reato e le relative pene), derivando piuttosto dalla generale ed oggettiva gravità della attuale congiuntura economica. V’è rimedio? Provo a tracciare il quadro della situazione il più brevemente e chiaramente possibile. Bisogna partire dal dato che l’ordinamento tutela il credito (guai se così non fosse) e che, pertanto, il debitore è tenuto ad assolvere ai propri debiti con tutti i mezzi a sua disposizione. Perciò è prevista la vendita forzata anche di tutti i suoi beni per la soddisfazione del credito altrui. L’art. 586 del codice di procedura civile tuttavia dispone che «il giudice dell´esecuzione può sospendere la vendita quando ritiene che il prezzo offerto sia notevolmente inferiore a quello giusto».

Parrebbe, dunque, che il legislatore del 1991 abbia quantomeno avuto il dubbio che le procedure di vendita forzata potessero essere afflitte da contingenti anomalie che, pur non necessariamente rilevanti in termini penalistici, potessero avere ad effetto un non consentibile, anche se non voluto, gravissimo sviamento della procedura esecutiva dal fine assegnato ad essa dall’ordinamento; e perciò posto la facoltà di cui al 586 come norma di chiusura che prevede, in definitiva, il prudente apprezzamento del Giudice, caso per caso, ultima barriera contro possibili abusi del mezzo. Se non che la Corte di Cassazione, con risalente giurisprudenza, non del tutto ad oggi dismessa, reputa che «La norma, modellata formalmente sull´art. 108 della legge fallimentare, persegue lo scopo di contrastare tutte le possibili interferenze illegittime nel procedimento di formazione del prezzo nelle vendite forzate immobiliari, collocata com´é nel contesto più generale di "provvedimenti urgenti in tema di lotta alla criminalità organizzata e di trasparenza e buon andamento dell´attività amministrativa» (Cass. civ. Sez. III, 06-08-1999, n. 8464).

La prassi ci dice che molti magistrati ritengono di doversi ancora attenere a questa precisazione che, sotto diversi profili che non è possibile affrontare in questa sede, non appare sostanzialmente corretta. Basti solo qui ricordare che, giudicando della costituzionalità di norme regolatrici dell’esecuzione esattoriale per il recupero di crediti dello Stato, la Corte Costituzionale ha, di recente, chiaramente affermato che la vendita forzata non può avvenire ad un prezzo irrisorio. Ciò perché il trasferimento immobiliare forzato ha «la finalità di trasformare il bene in denaro per il soddisfacimento dei creditori e non certo di infliggere una sanzione atipica al debitore inadempiente». E, infatti, laddove dalla vendita forzata si recuperi un prezzo irrisorio rispetto al valore stimato del bene, l’espropriazione si traduce in strumento dal cui esercizio consegue al debitore una «sanzione» (cioè la così consentita rilevante perdita di valore del proprio bene) che non è prevista dall’ordinamento.

E ricordare che la stessa Corte di Cassazione, sempre con riguardo alla facoltà del Giudice prevista dall’art. 586, ha, ancora più recentemente, obliterando i paletti come sopra posti nel 1999, affermato che «La norma contiene invece una disposizione aggiuntiva ed autonoma rispetto a quelle che regolano la procedura, secondo cui il giudice può impedire che l´espropriazione si perfezioni, qualora ritenga che - nonostante il rispetto delle procedure di legge - il prezzo di aggiudicazione risulti per una qualunque causa in accettabilmente sperequato». La questione, dunque, è aperta: l’ovvio (almeno si spera tale) giudizio etico negativo contro chi si approfitti, con qualsiasi mezzo anche lecito, della debolezza del suo prossimo ha, in questo caso, - come in tanti altri -, corrispondenza e significato anche nel mondo del diritto.

Luigi Piccione, avvocato