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Sabato 21 Luglio 2018 - Aggiornato alle 12:02
RAGUSA - 30/06/2012
Attualità - Piani edilizia economica popolare, un argomento interessante

I Peep di Ragusa per Idv: uno scandalo a cielo aperto

Le recenti dichiarazioni del presidente Fimaa Gianni Gulino rafforzano la tesi sull’argomento sostenuta da Giovanni Iacono e Salvo Martorana
Foto CorrierediRagusa.it

«Finalmente una persona autorevole come il presidente della Fimaa (Federazione italiana mediatori agenti affari) Gianni Gulino, ammette che i Peep di Ragusa hanno rovinato il mercato! Sono gli stessi concetti che continuo ad affermare da quando ero in Consiglio comunale e che oggi Salvo Martorana continua a portare avanti». Giovanni Iacono (nella foto con Salvo Martorana), coordinatore provinciale Idv, riceve da Gulino l’assist per tornare a parlare di Peep.

«A Ragusa- ribadisce Iacono- non vi è stato alcun piano Peep ma solo una delimitazione spropositata di aree destinate, "teoricamente", ad edilizia economica e popolare e "praticamente" a speculazioni. Il Comune non approntò un piano Peep che era l´atto corretto e che avrebbe consentito una seria pianificazione del territorio con una idea di sviluppo urbanistico organico e con la evidenziazione precisa dei costi e delle infrastrutture da prevedere; il Comune non determinò alcun fabbisogno abitativo come peraltro stabiliva la legge regionale 71/78. A Ragusa si è assistito e si assiste ad uno scandalo a cielo aperto con i cartelli "vendesi" (bisognerebbe aggiungere "disperatamente") apposti a caratteri cubitali in tutti i programmi costruttivi. Ci si chiede: ma i programmi costruttivi prima di essere finanziati (con ingenti risorse pubbliche) non avrebbero già dovuto avere i "richiedenti" bisognosi delle abitazioni?»

A quegli interrogativi che Iacono si pose allora e che ora Salvatore Martorana continua a riprendere in Consiglio comunale oggi, la risposta del Comune è stata quella che «non c´era bisogno di determinare il fabbisogno perché quella enorme area avrebbe fatto fronte alle tantissime richieste che "a loro risultavano". Non determinarono l´esatto fabbisogno mentre la legge imponeva la determinazione del fabbisogno nell´arco di 10 anni e di questo fabbisogno le aree scelte non dovevano superarne il 70 % e proprio per non alterare gli equilibri economici della comunità. Avevamo allora paventato i danni derivanti dalle scelte scellerate dell´amministrazione Di Pasquale e i fatti, purtroppo, hanno dimostrato che il patrimonio abitativo complessivo si è svalutato del 30 % che il centro storico si è spopolato e che le risorse pubbliche sono servite ai pochi a svantaggio di tutti!»