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Giovedì 26 Aprile 2018 - Aggiornato alle 0:35
RAGUSA - 25/09/2011
Attualità - Investiti 50 milioni in tredici anni, Consorzio ancora in debito per oltre due milioni

Failla: "L´università costa troppo, è ora di chiuderla"

Il territorio farebbe bene a chiedersi se è ancora una risorsa che può sostenere con soldi pubblici Foto Corrierediragusa.it

Cosa fare dell’Università a Ragusa? Può il territorio sostenere una spesa di cinque milioni di euro l’anno con questi chiari di luna? La domanda è oggi più che mai pertinente nel momento in cui il Consorzio universitario deve ancora far fronte ai suoi impegni con l’ateneo catanese entro il prossimo mese per oltre due milioni di euro ed arranca per via delle difficoltà finanziarie. Per Ragusa si tratta certamente di un fiore all’occhiello, di una opportunità offerta alle giovani generazioni ed a tutto il territorio ma qualcuno si è domandato se il gioco vale la candela o piuttosto questi soldi che il Consorzio investe non vadano meglio spesi in servizi sociali, scuole di primo e secondo grado, strutture al servizio del cittadino come centri culturali e biblioteche?
Sebastiano Failla (Fds) (nella foto) ha le ide chiare ed ha il merito di rompere gli schemi. L’università è costata 50 milioni in 13 anni, sostiene il consigliere provinciale, chiudiamola e ripartiamo.

Dice Failla: «L´Università ha prodotto spese altissime ottenendo scarsi risultati e false ed illusorie aspettative. Vale la pena continuare nella costosa rincorsa dell´emergenza per mantenere a costi altissimi corsi inadeguati alla vocazione socio economica del territorio e con docenze di serie B ? La mia posizione non è contro gli studenti e l´Università in generale, ma contro i potentati che si trovano a gestirla a Catania».

Sebastiano Failla, poi, snocciola i numeri: «L´Università ci è costata in 13 anni 50 milioni, con cui si sarebbero potuti mantenere gli studenti ad Harward, ad Oxford o a Yale. Invece, non un solo docente si è formato qui in provincia, non un solo ricercatore universitario. Il territorio è stato danneggiato dalla presenza dell´Università perchè ha percepito in maniera deformata la reale prospettiva di medio e lungo termine. Perchè abbiamo chiuso Scienze agrarie, che era un corso legato al territorio, per mantenere Lingue? Solo per qualche iscritto in più? I soldi servivano ai baroni per procrastinare i loro baronaggi pagando come professori di primissimo piano docenti di primo pelo che a Ragusa sono venuti ad occupare quei posti che a Catania non avevano disponibili. Credo che bisogna chiudere immediatamente i battenti di una Università diventata un carrozzone utile a qualche personaggio per dare l´impressione di avere ancora un briciolo di potere. Rincorrere l´emergenza significa continuare a fare gli interessi dei catanesi, che vedono la provincia iblea come una dependance coloniale da spremere come un limone.

Bisogna che la politica iblea abbia il coraggio di riuscire ad imporre le scelte utili agli interessi del territorio e che smetta di inseguire sogni di gloria impraticabili, costosi e inutili al reale sviluppo di un area che deve puntare alla formazione post universitaria. Ho votato per anni le delibere di spesa del consiglio provinciale. Preannuncio che il mio voto futuro su questo argomento sarà negativo. Non intendo più consentire l´ingrasso di determinate realtà a scapito del mio territorio. Estenderò la riflessione in sede politica sia nel mio partito, sia nella maggioranza di governo, affinchè questa posizione diventi patrimonio comune del centrodestra ibleo».