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Lunedì 16 Luglio 2018 - Aggiornato alle 15:16
RAGUSA - 26/08/2011
Attualità - L’Asp nella tempesta sanitaria discute di piani e di rapporti con l’informazione

Morti sospette e accorpamenti di reparti, l’Asp detta regole alla stampa!

Catalano direbbe: meglio morire nel pronto soccorso più vicino, o campare in quello più lontano e meglio attrezzato? La Direzione sanitaria si difende dalle critiche Foto Corrierediragusa.it

Dal collegio di Direzione dell’Asp che si è svolto ieri e dal successivo comunicato stampa che è stato inviato abbiamo appreso due cose: che si sono «insediati i nuovi membri» (chi e dove?) e che i rapporti fra organi di informazione e azienda sanitaria sono critici. Vero o falso? Tutto inizia dalle morti improvvise avvenute negli ospedali di Vittoria e Ragusa in questo tragico mese di agosto. La nostra anticipazione riguardo all’accorpamento dei pronto soccorso di Scicli e Comiso con Modica e Vittoria, dopo, è stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso.

Da parte di questa testata giornalistica non c’è nessun preconcetto né criticità verso la Direzione generale di piazza Igea. Se raccontare fatti di cronaca e dire che la magistratura ha aperto inchieste nei confronti dei sanitari in conseguenza di morti sospette significa alterare i rapporti d’informazione con l’azienda, allora siamo davvero usciti fuori dal seminato.

Non servono comunicati stampa che assomigliano a trattati accademici socio-psicologici sulla comunicazione, come a voler dare lezioni sui «modi» e sui «tempi» d’intervento, o meglio ancora indicazioni su ciò che si può scrivere e su quello che di deve omettere. Non abbiamo accertato responsabilità, né condannato medici. Tali compiti non rientrano fra le prerogative dei giornalisti. Quando i magistrati diranno che sulle morti di quegli sventurati la sanità non c’entra, lo scriveremo con grande gioia e a caratteri cubitali.

«La Direzione dell’Asp di Ragusa- scrive il direttore Ettore Gilotta (foto) o chi per lui- è aperta a qualunque suggerimento e indicazione su temi, anche nodali, come la dotazione organica, gli accorpamenti strutturali, la gestione delle risorse e quant’altro». Accettiamo l’invito.

Al di là delle piazzate di sindaci e deputati, a cui siamo abituati, ogni qualvolta si parla di modificare qualcosa dell’esistente, siamo d’accordo con le anticipazioni che ci ha fornito il direttore sanitario Pasquale Granata, che presupponiamo siano state autorizzate dal direttore Ettore Gilotta, in merito all’inutilità di lasciare in vita reparti doppioni e geograficamente troppo vicini. Non siamo per gli sprechi ma per accorpare strutture di prima linea distanti appena 6 chilometri! E’ il piano voluto dal governo Lombardo? I deputati che adesso ringhiano a difesa del territorio non sostengono forse il governo Lombardo? A che gioco giochiamo?

Questa degli accorpamenti dei reparti doppioni e inutili è storia vecchia che comincia dai tempi della Ausl e che mai nessun governo regionale e manager sanitario, dai tempi di Carmelo Oliva, hanno avuto il coraggio o la volontà di affrontare. Al primo urlo della piazza è stata resa incondizionata. Una patata bollente consegnata al successore. Quando si accettano incarichi di responsabilità così elevata o si ha il coraggio ed attributi per realizzare i progetti o si persegue l’istituto delle dimissioni, tanto i manager durano in carica non per meriti ma fino a quando cade in disgrazia il governatore che li ha nominati. I problemi sanitari non si risolvono introducendo ticket, tagliando mezzi e attrezzi e non assumendo medici disoccupati che vorrebbero lavorare: si eliminano togliendo qualcosa a chi ha troppi privilegi per favorire chi ne ha pochi, come vorrebbe la legge della solidarietà.

Tagli, riforma, accorpamenti, razionalizzazione; scegliete il vocabolo migliore, mettetevi attorno a un tavolo, direttori, medici e politici, e alzatevi quando avrete deciso la cosa più saggia senza usare i bisturi: solo per il bene del malato. Da parte mia non vorrei arrivare nel più vicino pronto soccorso e morire perché manca un bravo medico o un apparecchio ad alta tecnologia, ma in quello più attrezzato a salvarmi la vita.