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Giovedì 13 Dicembre 2018 - Aggiornato alle 17:36
MODICA - 30/11/2018
Attualità - L’attuale assessore ai Beni culturali ha presentato il suo libro alla Società Operaia

La "Sicilia archeologica" nel racconto di Tusa

Lo studioso passa con agilità dall’etnoantropologia alla religiosità degli antichi siculi Foto Corrierediragusa.it

Sebastiano Tusa (al centro nella foto con Giovanni Distefano e Francesco Trombadore)smette le vesti di assessore e si tuffa nel mondo dell’archeologia e della preistoria. L’ex sovrintendente del mare passa con agilità e competenza dall’antropologia alla religiosità, dalla ricerca alle campagne di scavi, non risultando mai «accademico». L’assessore regionale ha presentato nel salone della Società Operaia il suo ultimo libro «Sicilia archeologica» su invito della Libreria La Talpa che ha festeggiato con una serie di appuntamenti culturali i suoi primi 25 anni di attività. Tusa ha parlato del libro e non solo rifacendosi alla sua esperienza di studioso e di ricercatore non disdegnando qualche affondo nel mondo culturale di una Sicilia, che, dice l’assessore «legge poco e non frequenta le librerie».

Il suo libro si articola su nove saggi che hanno un unico filo conduttore che vede nell’isola un crogiuolo di razze, tradizioni, culture e religioni sin dagli albori della storia. Ecco perché il lavoro dell’archeologo è delicato perché a lui tocca decifrare da frammenti e resti un passato ricchissimo. Un lavoro di etnoantropologia o di archeologia etnoantropologica che Sebastiano Tusa sembra prediligere. Tusa si rifà innanzitutto alla lezione del padre, Vincenzo Tusa, archeologo di chiara fama, che lo iniziò sui sentieri sterrati di Pantelleria alla ricerca di monumenti funerari megalitici. Poi l’attività nei fondali marini che separano i paesi del Mediterraneo dalla Sicilia, un mare solcato da nave di tutte le regioni, dal Medio oriente all’Asia minore. Un mare che, tra le altre cose, ha restituito una nave punica e il Satiro danzante di Mazara di cui Sebastiano Tusa si è occupato in prima persona. Nel libro non mancano riferimenti all’opera ed all’insegnamento di Paolo Orsi, maestro dell’archeologica siciliana e non.