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Martedì 18 Dicembre 2018 - Aggiornato alle 15:38
MODICA - 12/07/2018
Attualità - Il progetto della Diocesi e della Caritas per l’imponente immobile sulla Modica-Pozzallo

Villa Polara rinasce e diventa luogo di accoglienza

Completato il restauro dopo 9 mesi, i locali saranno adibiti anche a casa per ferie Foto Corrierediragusa.it

Una «messa per la città» per salutare la nuova vita di Villa Polara. L’imponente immobile donato alla monache Benedettine nel 1984 da Amalia Polara ha vissuto diverse fasi. E’ stata luogo di accoglienza, di incontri, di convegno. La Diocesi e la Caritas hanno ora elaborato un progetto per Villa Polara che si articola in tre tappe. La prima, ora completata e durata 9 mesi, è stato completato il restauro della Villa come luogo per incontri di spiritualità e di formazione e come casa per ferie per il visitatore che vuole incontrare la bellezza del territorio. Affidata a Floriana Padua (info@villapolara.it), la responsabilità dell’ospitalità. Ci sono 22 posti letto e l’uso della cucina o possibili catering della Focacceria e del Laboratorio don Puglisi. Ci saranno prezzi accessibili e il ricavato andrà anzitutto ai prossimi lavori e poi anche a progetti di solidarietà. Si proporranno itinerari religiosi e solidali con la possibilità di fare esperienza nella realtà di condivisione partner del progetto. Quanto alla seconda tappa, nell’arco di qualche mese si realizzeranno anche gli ambienti per gruppi, nei locali che collegano la Villa alla masseria e si porterà a compimento la cappella, per la quale c’è già l’icona di San Benedetto e San Francesco «scritta» dalle Clarisse di Paganica all’Aquila nel contesto del gemellaggio avviato nove anni fa dopo il drammatico terremoto. La terza tappa sarà il completamento della masseria per poter ospitare gruppi più consistenti, soprattutto parrocchie e scuole: per questo però occorrono ulteriori fondi da ricercare, oltre ad utilizzare il reddito che la Villa potrà favorire.

Nell’omelia celebrata nella villa dal vicario generale don Angelo Giurdanella (foto), ha ricordato come Dio vuole far rinascere ogni cosa, dai luoghi – come accaduto per Villa Polara in soli nove mesi – alle persone, come raccontava il vangelo del giorno con un miracolo che, come tanti altri miracoli di Gesù, era anzitutto un contatto con la persona sofferente. «Nella sofferenza, che spesso diventa un collettivo esilio, Dio continua ad operare – ha ancora sottolineato don Angelo con un chiaro riferimento ai nostri tempi – e nel bisogno impariamo ad invocare e a ritrovare l’essenziale nel sogno di Dio che è quello di farci una sola famiglia. Sogno di Dio che impegna tutti ad accogliere, come richiama lo spirito benedettino (ed evangelico anzitutto) che chiede di accogliere il visitatore come visita di Dio e quindi a coltivare atteggiamenti di rispetto e di onore per l’altro».

Nella preghiera di intercessione durante l’adorazione eucaristica che ha prolungato la Messa, la ´radice´ è stata ricordata dall’invocazione delle Monache Benedettine perché impariamo a «nulla anteporre a Cristo», primato di Dio che genera fraternità e nell’ora et labora offre un parametro di civiltà e un dono di senso per i giovani. Nelle preghiere di Crisci ranni, dell’Arca, della Casa don Puglisi risuonava l’invocazione e l’impegno a far rinascere le periferie, a riservare attenzione ai più piccoli, alla misura del dono. E in quella della comunità missionaria l’apertura al mondo, imparando dall’Africa il cuore grande che non lascia fuori nessuno, né il vicino né il lontano.