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Martedì 18 Dicembre 2018 - Aggiornato alle 15:38
MODICA - 28/06/2018
Attualità - Un credito «certo, liquido ed esigibile» riconosciuto dal Tar

L´impresa ecologica Puccia di Modica rischia tracollo finanziario

L’amministrazione attende di mettere a punto il piano di rientro al quale è stato possibile accedere grazie al «decreto SalvaNapoli» Foto Corrierediragusa.it

Un credito «certo, liquido ed esigibile» di un milione 350.000 euro: è quello riconosciuto con tanto di sentenze dal Tar alla impresa ecologica Giorgio Puccia (nella foto il titolare) che ha gestito fino a un anno fa il servizio di raccolta e smaltimento dei rifiuti a Modica. I certificati di credito pur riconosciuti dal Comune non sono stai onorati nonostante si tratti di titoli certi ed esigibili. Oltre al danno per l’impresa, anche la beffa perché la banca in cui i titoli sono depositati ha ora chiesto all’impresa di pagare in ogni caso entro la fine del mese perché la scopertura deve essere onorata ed i soldi devono comunque «rientrare». La ditta Puccia rischierebbe quindi grosso, nonostante sia in possesso di certificazioni di credito che sono state caricate anche sulla piattaforma ministeriale del Mef e dunque riconosciute come tali. I contatti dei legali dell’impresa Puccia con Palazzo S. Domenico sono stati fitti ma finora l’amministrazione non ha assolto al suo dovere di pagare nonostante le certificazioni parlino chiaro.

Né ha avuto migliore fortuna la banca, perché le reiterate richieste ed anche una diffida perché i certificati di credito vengano pagati sono cadute nel vuoto e l’impresa si ritrova dunque sulle spalle una procedura di omesso pagamento. Da parte sua l’amministrazione attende di mettere a punto il piano di rientro al quale è stato possibile accedere grazie al «decreto SalvaNapoli» ed in quel caso dovrà prevedere il pagamento del debito contratto con l’impresa Puccia. Resta il fatto, tuttavia, che i tempi burocratici non si coniugano con le urgenze ed i tempi commerciali e l’impresa rischia sul serio il tracollo finanziario nonostante abbia onorato i suoi impegni assicurando i servizi di pulizia della città, di raccolta e smaltimento rifiuti che hanno comportato, tra l’altro, il pagamento dei dipendenti ed i relativi oneri previdenziali. Un macigno da un milione 350.000 euro che nessuno, almeno finora, è riuscito a smuovere.