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Mercoledì 16 Agosto 2017 - Aggiornato alle 15:14 - Lettori online 973
MODICA - 23/12/2016
Attualità - Realizzato da due mila bambini insieme alle educatrici

Il presepe di Modica vive alla Casa Don Puglisi

Il tema è il cibo condiviso e lega al messaggio del Natale che ha al centro una mangiatoia Foto Corrierediragusa.it

Duemila bambini hanno contribuito a realizzare il «presepe della città» (foto) alla Casa don Puglisi. Ognuno di loro ha costruito la casetta che ha portato a termine dei laboratori sul cibo condiviso. Le casette, fatte spesso riunendosi insieme le famiglie, si trovano ai vari angoli della Casa a rappresentare una sorta di «prologo» del racconto che accompagna la visita del presepe e a far rivivere i vari ambienti: la campagna, la città, la montagna (che richiama i fratelli di Paganica all’Aquila), a dire che la luce del Natale arriva dappertutto. Con Gesù bambino collocato in mezzo alla case, a ricordare che Dio condivide dall’interno della vita la storia degli uomini, potendo dire a tutti coloro che stanno visitando il presepe (soprattutto a coloro che stanno vivendo un lutto, una separazione, ferite non rimarginate) che mai dobbiamo sentirci abbandonati.

Dopo aver ammirato tra l’androne, le scale, anticappella le casette, i bambini si avviano verso il salone della Casa, che per due mesi è stata la grande sala da pranzo della colazione solidale e che ora ospita due originali istallazioni. Case sospese verso l’alto, la città chiamata ad accogliere la luce del dono che genera legami veri e, nella bambina di cartapesta, la protagonista della fiaba «polvere di stelle».

L’educatrice della Casa spiega il senso complessivo del presepe e gli altri segni: «Il tema di quest´anno è il cibo condiviso. Si lega al messaggio del Natale che ha al centro una mangiatoia la quale, ordinariamente destinata agli animali, ospita il Figlio di Dio, pane spezzato per tutti gli uomini. Nel nostro presepe la mangiatoia è la maidda, oggetto della nostra tradizione in cui si impasta il pane e in cui si mangia insieme, condividendo gioia e calore, trasformando il cibo da semplice nutrimento del corpo a nutrimento dell’anima. E questo diventa, nella quotidianità, un filo indissolubile e robusto come una fune che ci permette ogni giorno di rimanere ancorati a ciò che ci dà vero nutrimento e sospesi o meglio liberi dalla pesantezza delle "cose" terrene. Ci ricorda che, per ridare vita ad una terra che rischia diventare arida, occorre mettersi in movimento verso l´altro, far germogliare fraternità e dono lasciandoci guidare dal cielo stellato, dalla costellazione di virtù che ci fa ritrovare attenti gli uni verso gli altri. A Betlemme, casa del pane, la stella indicava un bambino avvolto in fasce; oggi quella stessa luce conduce alla Casa don Puglisi, luogo in cui la cura dei piccoli è affidata alla capacità di donare che avrà ognuno di noi».