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Venerdì 23 Febbraio 2018 - Aggiornato alle 11:52
MODICA - 13/05/2014
Attualità - Dice Uccio Barone: "Per la prima volta l’organizzazione dei territori parte dal basso"

Liberi Consorzi: luci e ombre su riforma

Ritenuta urgente la necessità di prorogare di alcuni mesi i termini di legge, per dare maggior respiro alle complesse procedure e ai percorsi istituzionali Foto Corrierediragusa.it

La legge regionale n.8 che istituisce i Liberi Consorzi è un provvedimento sicuramente innovativo. L´impronta riformatrice e democratica appare evidente : abolite le Province, nello spirito dello Statuto autonomistico della Sicilia, per la prima volta le popolazioni possono scegliere come e con chi aggregarsi sul piano territoriale per raggiungere obiettivi di sviluppo condivisi e modelli più " "leggeri" di gestione amministrativa, nel rispetto delle rispettive identità storico-culturali. Per la prima volta l´organizzazione dei territori parte dal basso, dai cittadini, superando l´ impianto centralistico e burocratico delle Province sabaude e fasciste sopravvissute fino ad oggi. Unioni libere di comunità civiche, tra loro legate da un nuovo "patto costituente" basato sulla partecipazione e sulla sostanziale parità di ruoli e funzioni. All´ opposto delle vecchie Province, i cui capoluoghi hanno nel tempo creato un dannoso dualismo con le altre città, concentrando in modo abnorme risorse finanziarie, apparati, potere politico. Ragusa e Siracusa non hanno fatto eccezione : la prima ha abbondanato al degrado il comprensorio netino e la connessa area montana a vantaggio di sè stessa e del polo petrolchimico Priolo-Melilli Augusta, la seconda non ha saputo mai coordinare le "dodici terre" limitandosi ad assorbire il maggior numero di funzioni e servizi.

Nello stesso tempo la legge 8 appare un condensato di contraddizioni e di confusione normativa. L´ARS di questi tempi non e´ certo un esempio di Parlamento virtuoso, il Governo Crocetta naviga a vista e senza maggioranza stabile, valanghe di emendamenti contrapposti rendono ambigui i provvedimenti approvati. Così e´stato anche per i Liberi Consorzi, frutto ancora acerbo dell´attuale crisi politica. In primo luogo la legge ha garantito l´esistenza delle vecchie Province : queste si trasformeranno automaticamente in Consorzi e non potranno scendere sotto la taglia dei 150 000 abitanti, coartando di fatto quella volontà popolare che la stessa legge avrebbe voluto esaltare . In secondo luogo sono stati posti paletti e limiti di ogni tipo per rallentare o impedire l´attuazione della riforma: i nuovi Consorzi , infatti, dovranno basarsi sulla contiguità territoriale, raggiungere la soglia minima di 180 000 abitanti, essere approvati dai rispettivi Consigli comunali con maggioranze qualificate di 2/3 dei consiglieri e ratificati da referendum confermativi . Il tutto entro sei mesi ! In terzo luogo la legge non dice nulla sulle attribuzioni e funzioni dei nuovi enti, rimandando a successivi decreti attuativi da emanarsi entro il prossimo ottobre; il che oggettivamente aumenta la confusione. Nè si comprende che fine facciano le istanze dei Comuni che deliberassero con ritardo , qualora le loro decisioni fossero in conflitto con la sopravvivenza "garantita" delle ex-Province : in tal caso occorrerebbe addirittura un registro regionale cronologico delle deliberazion! Infine, sono numerosi i deputati regionali pronti a boicottare la legge, dal momento che l´ eventuale nascita di Consorzi con Comuni a cavallo di ex-Province diverse modificherebbe i collegi elettorali, facendo saltare accordi politici e collaudate clientele. Molti punti interrogativi, dunque. Ritengo a questo punto urgente la necessità di prorogare di alcuni mesi i termini di legge, per dare maggior respiro alle complesse procedure e ai percorsi istituzionali.

Nonostante i limiti segnalati, la riforma risulta strategica nella rimodulazione degli enti locali e in sintonia col quadro leglislativo nazionale. Non sappiamo ancora quanti Liberi Consorzi nasceranno in aggiunta ai nove "garantiti", ma ad avere le maggiori chances di successo sembrano oggi le iniziative avviate da Marsala-Mazara, Sciacca, Gela,Taormina-area ionica, Modica-Noto.

Ho già espresso in precedenti articoli su questo giornale le ragioni che militano a favore di un Libero Consorzio del Val di Noto con Modica capofila. Non si tratta di "campanile" ( come ama ripetere chi è a corto di argomenti ), ma di logica politica e di analisi dei sistemi urbani. I comprensori modicano e netino hanno convenienza ad unirsi per realizzare un nuovo modello di programmazione territoriale, sganciato dalle burocrazie degli ex- capoluoghi e centrato sul trinomio virtuoso BeniCulturali/Turismo/Agroalimentare di qualità.
Se si confrontano i sistemi produttivi locali, infatti, si potrà notare come nel Sud-Est dell´isola non esistano consolidate polarità territoriali (come nel caso delle città metropolitane) ma si configuri piuttosto un "policentrismo urbano", che conta circa 400 000 abitanti e organizzato su quattro sottosistemi: 1) quello lineare Ragusa-Comiso-Vittoria-Acate-S.Croce orientato verso ovest ; 2) l´area montana iblea nei due versanti occidentale e orientale (da Chiaramonte , Monterosso, Giarratana,Buccheri, fino a Palazzolo, Ferla, Buscemi, Cassaro ; 3) l´area Avola-Noto, gravitante verso sud ; 4) il comprensorio che da Modica si estende ad est, a cavallo delle due ex-Province, da Pozzallo, Scicli e Ispica verso Rosolini e Pachino. Questi quattro sottosistemi hanno relazioni reciproche, ma risultano largamente autonomi in ordine alle rispettive economie locali, ai flussi demografici, ai sevizi scolastici e sanitari. A meno di una forte volontà politica unitaria ( che allo stato non si manifesta ), appare probabile l´ ipotesi secondo cui il sottosistema 1 potrebbe dar vita al Consorzio di Ragusa, mentre i sottosistemi 3 e 4 potrebbero convergere nel nuovo Consorzio Modica-Noto, con i Comuni del sottosistema 2 verosimilmente attratti da entrambi i Consorzi in base alle effettive contiguità territoriali.

La formazione del Libero Consorzio del Val di Noto ( degli Iblei o del Sud-Est, chiamiamolo come vogliamo ) appare oggi un progetto plausibile, che può essere modificato o bloccato da due differenti variabili. La prima dipende da una forte ed autorevole iniziativa politica del Comune di Ragusa che si rimette in gioco per proporre una nuova "mission" del più vasto territorio ibleo ed una più equa articolazione di risorse e strutture : in tale evenienza Modica avrebbe il dovere e l´interesse di sedersi a un tavolo serio di concertazione. La seconda variabile è che la classe dirigente modicana blocchi essa stessa l´iniziativa per immobilismo, per tornaconto personale, per becere faide politiche, per obsolete ideologie. In questo caso tutto resterebbe così com´è, sancendo il trionfo dei gattopardi e la sconfitta di una città.