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Venerdì 20 Luglio 2018 - Aggiornato alle 0:59
MODICA - 30/03/2014
Attualità - Nel dibattito sul futuro assetto territoriale interviene Uccio Barone

Libero Consorzio Val di Noto vincente?

Chi riduce la questione al campanilismo tra Ragusa e Modica o non ha capito o finge di non capire. Il problema è squisitamente politico Foto Corrierediragusa.it

Il Corriere di Ragusa accoglie con grande piacere il contributo di Uccio Barone (nella foto), docente, opinionista sempre attento al dibattito politico e culturale del nostro territorio. Riteniamo di arricchire le "voci" della nostra redazione grazie a questa nuova collaborazione che inizia con un articolo sul dibattito in corso sul futuro dei Liberi Consorzi.

LIBERI CONSORZI, CHE FARE?
di Uccio Barone

Non c´è e non ci può essere peggiore Libero Consorzio di quello vecchio, di origine fascista, e dunque non "libero", che oggi si vorrebbe riproporre. Chi tenta di rilanciare come "nuovo" Consorzio l´ex-Provincia di Ragusa non serve una buona causa e semmai cerca di aggrapparsi al passato e di fermare il tempo. E di tempo, invece , non ce n´è più . Sarò perciò esplicito: chi riduce la questione al campanilismo tra Ragusa e Modica o non ha capito o finge di non capire. Il problema è squisitamente politico : la legge regionale ( pur con tutte le sue macroscopiche imperfezioni ) presuppone che per dar vita ad un Consorzio sia necessario fondare ( o rifondare ) un progetto condiviso tra tutti i comuni aderenti, un vero e proprio "patto costituente" basato sul libero consenso, sulla corresponsabilità, sull´equa partecipazione ai costi e ai benefici.

Finora non mi pare che Ragusa abbia brillato nell´applicazione dei suddetti criteri, che qualora attuati avrebbero consentito di sanare in questi 87 anni lo " scippo" del 1927 ( questa e´ Storia , non campanile ). Invece le classi dirigenti del capoluogo hanno sopravvalutato il loro ruolo ed hanno preso tutto ciò che c´era da prendere, hanno accentrato funzioni, servizi, infrastrutture (vogliamo parlare di sanità ? di viabilità?) , senza lasciare neppure le briciole alle altre città . Quando in ultimo hanno avuto l´ opportunità di fare un gesto di generosità politica , come nel caso del Tribunale unico con Modica, hanno tenuto un atteggiamento a dir poco arrogante, approfittando di un´ improvvida legge dello Stato che ha accorpato la struttura giudiziaria nel capoluogo di una Provincia abolita da un ´altra legge dello Stato!

Ecco perché non mi convincono i recenti anatemi e piagnistei degli amici notabili ragusani . Solo quando il predominio a lungo esercitato sembra scricchiolare, allora s´invoca l´identità iblea, allora si cercano le tardive convergenze, allora si demonizza il preteso "tradimento" del sindaco Abbate reo di non aver partecipato alla conferenza provinciale dei Sindaci convocata da Piccitto ( a proposito : ma la Provincia esiste ancora? E quale diritto di convocazione ha il Sindaco di Ragusa ? Non sarebbe stato meglio concordare insieme l´incontro,invece di imporlo?). Solo ora si piange sul latto versato, solo ora si pretende che decenni di disunità e di squilibri territoriali dovrebbero improvvisamente partorire la concorde unità delle "dodici terre".
Ritengo a questo punto legittima l´aspirazione del Sindaco Abbate a realizzare un differente progetto di riorganizzazione amministrativa e territoriale basato sull´alleanza strategica tra Modica e Noto insieme alle altre città del Sud-Est. L´attuale quadro legislativo rende possibile un diverso posizionamento delle gerarchie urbane, che tenga conto dei flussi commerciali, delle risorse paesaggistiche, dei pubblici servizi ( agricoltura, piccole e medie imprese, artigianato di qualità, scuole, distretto sanitario, turismo ). Con Scicli, Ispica e Pozzallo esistono stabili e forti sinergie. Sul versante siracusano sono molti i centri urbani ( da Avola a Palazzolo, da Pachino a Rosolini e Portopalo ) ad essere scontenti della "dittatura" di un capoluogo che ha scaricato su quel territorio il dissesto socioambientale del fallimentare polo industriale. L´asse Modica-Noto recupera anche l´unità spirituale e religiosa della Diocesi e ricompone uno spazio geoeconomico e culturale che un Libero Consorzio può consolidare.

Si tratta di una sfida difficile, ma occorre tentare la carta di una nuova progettualità. Senza inutili rivalse, ma pure senza sudditanze. Apriamo le finestre e facciamo entrare un po´ di aria fresca, di politica vera e pulita, basata sul consenso e sulla democrazia partecipata : a differenza del 1927, infatti,questa volta saranno i cittadini a scegliere la soluzione migliore.