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Martedì 22 Maggio 2018 - Aggiornato alle 14:55
MODICA - 21/04/2012
Attualità - Al via da lunedì le indagini geognostiche

Il complesso edilizio della discordia nell´alveo coperto dell´ex foro boario

Regna la confusione su una vicenda che fa infuriare i residenti
Foto CorrierediRagusa.it

Potrebbero essere le indagini geognostiche programmate per la prossima settimana nell’alveo coperto del fiume che scorre nella zona dell’ex foro boario al quartiere Fontana (foto) a dirimere la confusione che caratterizza la vicenda della costruzione di sette palazzi di sei piani nella zona. Si tratta del progetto complessivo di 17 milioni di euro a compartecipazione privata, con la Regione che mette 6 milioni e mezzo, il privato (la Edilzeta di Zaccaria) 10 milioni, e il comune 484 mila euro, l’equivalente del prezzo del terreno ceduto per la realizzazione dei palazzi.

Finora è stato un rimpallo di competenze e pareri tra comune, genio civile e soprintendenza, guarda caso gli stessi attori della vicenda che hanno organizzato le indagini geognostiche a partire da lunedì prossimo. Il soprintendente Alessandro Ferrara aveva chiarito al telefono che il complesso edilizio doveva essere unico, e non composto da sette edifici, in quanto separati tra loro da spazi troppo angusti e quindi poco funzionali. Sempre Ferrara aveva dato istruzioni affinché i piani non fossero sei, ma di meno, in quanto l’altezza degli edifici era ritenuta eccessiva sotto il profilo dell’impatto ambientale. Ancora il soprintendente aveva fatto presente che il complesso edilizio non poteva estendersi in larghezza per le porzioni di terreno indicate nel progetto, perché ritenute eccessive.

Ferrara aveva precisato che si trattava di pareri informali forniti anche in occasione di un precedente sopralluogo. Nulla di ufficiale, insomma, perché ancora nessun documento era stato sottoposto all’attenzione del soprintendente. Ma chi e quando dovrà procedere in questo senso? Carmelo Denaro, dirigente dell’ufficio urbanistica di Modica, e il dirigente dell’ufficio tecnico Puccio Patti prendono tempo e si limitano a dire che il progetto consta dei nulla osta necessari da parte del genio civile. Eppure i residenti insorgono, chiedono spiegazioni e minacciano d’incatenarsi per scongiurare l’avvio dei lavori, che metterebbero, a loro avviso, in serio pericolo l’incolumità pubblica.

L’alveo è difatti stato drasticamente ridotto e non è di certo un toccasana per una zona ad alto rischio sismico ed idrogeologico. In pratica, quanto piove, l’acqua potrebbe non trovare il suo naturale deflusso, rischiando di travolgere i palazzi di prossima costruzione, scaricando tutto sul corso Umberto Primo. Non dello stesso avviso il soprintendente Ferrara, secondo cui non sussisterebbero questo genere di pericoli. Pare non si stia però tenendo in debito conto la cementificazione selvaggia alla quale sarebbe sottoposta la zona, la più antica di Modica, dove insiste peraltro nei pressi una necropoli del 2.500 A.C. Il sindaco Buscema aveva promesso d’interessarsi della vicenda, ma nel frattempo i residenti non hanno ancora visto nessuno, come hanno confermato a suo tempo alcuni di loro, tra cui Orazio Puglisi, Michelangelo Aurnia e Mariela Bramanti.