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Lunedì 21 Maggio 2018 - Aggiornato alle 16:31
COMISO - 28/10/2011
Attualità - Alfano nel mirino per l’aumento del 30% della tarsu

Tarsu cara: opposizione e associazioni diffidano sindaco

L’origine della querelle, è stata quella di avere elaborato la rimodulazione delle aliquote della tarsu, senza che questa decisione di giunta passasse dalla valutazione del consiglio comunale Foto Corrierediragusa.it

I partiti di opposizione al consiglio comunale (Pd, Progresso sud, Forza del sud, LaTorre) più Sel, Mpa, Federazione della sinistra ,Ecodem, Cittadinanza attiva, Federconsumatori, Patronato Acai/Caf, hanno presentato formale diffida nei confronti del sindaco Giuseppe Alfano (foto) e della giunta per l’annullamento della delibera con la quale sono state rideterminate le tariffe della tarsu, con un incremento del 30%, reputando tra l’altro illegittimi gli stessi aumenti ed i relativi bollettini emessi per il pagamento della tassa.

Questo il seguito di quanto era già stato annunciato in uno degli ultimi consigli comunali dove, a seguito di una mozione di revoca della delibera votata dalla maggioranza dei consiglieri comunali, il sindaco aveva annunciato che non avrebbe fatto alcun passo indietro. L’origine della querelle, è stata quella di avere elaborato la rimodulazione delle aliquote della tarsu, senza che questa decisione di giunta passasse dalla valutazione del consiglio comunale.

Nella diffida presentata, si fa invece riferimento ad un articolo di legge, secondo cui la corte di cassazione ha ritenuto il consiglio comunale competente, in via esclusiva, ad adottare i provvedimenti relativi alla determinazione ed adeguamento delle aliquote. Sempre secondo la cassazione, «appare chiaro che a livello locale il potere impositivo sia esercitato dal consiglio comunale che riceve direttamente dal popolo, il suo potere rappresentativo e non dalla giunta municipale priva di una diretta legittimazione democratica».

In definitiva la giunta di Comiso, ha delegittimato il ruolo, il potere e le competenze del consiglio comunale che rappresenta i circa 23 mila comisani che hanno diritto di voto. Il ritiro di questa delibera, secondo quanto scritto nella diffida, dovrebbe avvenire entro 7 giorni. In caso contrario, i firmatari della stessa porteranno gli atti alle competenti autorità giudiziarie con conseguente aggravio di costi per l’ente contro cui si agirà per il recupero delle spese.