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Domenica 22 Luglio 2018 - Aggiornato alle 18:40
CATANIA - 03/04/2012
Attualità - Ufficiale la decisione del Cda dell’ateneo che dà il via all’università a rete

Dal 2016 la facoltà di Lingue "a carico" di Catania

Alla scadenza delle convenzioni sarà infatti l’Università a pagare le spese di gestione di Architettura a Siracusa e Lingue a Ragusa

Il progetto di università "a rete" diventa realtà. Ne ha sancito la nascita il consiglio di amministrazione dell´Ateneo di Catania.

Siracusa manterrà la facoltà di Architettura, Ragusa quella di Lingue; ma a patto che rispettino le convenzioni esistenti (quella con Siracusa dura sino al 2014 quella con Ragusa sino al 2015), il che significa che sino alla scadenza dovranno versare all´ateneo di Catania le somme pattuite. E questo indipendentemente dal fatto che ottengano dal Governo il sostegno economico richiesto in considerazione della loro ridotta disponibilità finanziaria a causa ai drastici tagli ai trasferimenti dello Stato e della Regione.

Alla scadenza delle convenzioni sarà l´Università di Catania a farsi carico delle spese di gestione delle due facoltà decentrate. Siracusa e Ragusa dovranno solo fornire le sedi e occuparsi dei servizi e delle strutture da mettere a disposizione degli studenti. Nonostante le polemiche divampate nel mondo politico (il parlamentare di Futuro e Libertà Fabio Granata ha chiesto un´ispezione del Ministero perchè ritiene che Siracusa sia penalizzata dall´università di Catania), tutti i firmatari dell´accordo si dicono soddisfatti.

Il rettore dell´Università di Catania Antonino Recca ritiene di avere chiuso positivamente una fase difficile per la vita dell´ateneo: «Scriviamo la parola fine – afferma - sull´affaire decentramento. Ricordo che nel 2006 l´Università di Catania aveva 10 sedi decentrate per un totale di 47 corsi di studio attivati in mezza Sicilia. Abbiamo pertanto condotto una profonda opera di razionalizzazione, disattivando tutti i corsi, sino a rimanere solo con Lingue a Ragusa e Architettura a Siracusa. Due realtà che consideriamo "eccellenti", ormai stabili e radicate, in cui i nostri docenti riescono ad assicurare un´offerta formativa di qualità assoluta. Due realtà che avrebbero potuto benissimo divenire sedi di atenei pubblici a sé stanti: ma ciò, come dimostra quanto è avvenuto in molte altre città del Nord, dipende da specifiche decisioni del governo nazionale».

Di certo, secondo Recca, «non può essere l´Università di Catania ad attivare nuovi atenei, specie in un momento di così grande difficoltà economica». Ricorda a tal proposito che «negli ultimi sei anni i fondi statali per il nostro Ateneo hanno subito un taglio di circa 35 milioni di euro, e per il 2012 si prevede un decremento ulteriore pari a 3 milioni di euro».

Recca non manca di fare un riferimento alle polemiche di questi giorni, rivolgendo un appello ai deputati regionali e ai parlamentari affinchè lavorino insieme per migliorare l´offerta universitaria nei territori a cui sono interessati, evitando «ulteriori esternazioni di stampo scandalistico, delle quali, in ogni caso, gli autori si assumeranno la responsabilità, in questo caso sì, civile e penale».