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Sabato 25 Novembre 2017 - Aggiornato alle 23:34 - Lettori online 510
VITTORIA - 10/07/2017
Attualità - Una sofferenza neonatale che ha provocato danni irreversibili

Il calvario della piccola Cinzia dopo difficile parto

"I coniugi vittoriesi - dichiara l’avvocato Di Stefano - sono stati costretti a rivolgersi fiduciosi alla magistratura" Foto Corrierediragusa.it

Un parto difficile caratterizzato da una sofferenza neonatale che ha provocato danni irreversibili alla piccola Cinzia (ovviamente il nome è di fantasia, a tutela della privacy della piccola). E’ questa la personale «Via Crucis» della figlia di 2 giovani coniugi di Vittoria, che oggi ha 7 anni, ma si trova a convivere con tutta una serie di complicanze che la famiglia e gli specialisti consultati dai genitori attribuiscono alle complicanze relative al parto, avvenuto il primo dicembre del 2010 all´ospedale «Guzzardi» di Vittoria (foto). Qualcosa, secondo i luminari interpellati dai genitori della piccola, non andò per il verso giusto perché, a causa delle complicanze del parto, e forse in parte anche alle procedure seguite durante le concitate fasi, la neonata nacque con una frattura della clavicola che ha procurato nel tempo una limitata azione nei movimenti. Inoltre è stato riscontrato un grave danno neurologico derivante da una emorragia cerebrale.

I genitori, attraverso il loro legale Corrado Di Stefano, hanno prodotto tutta una serie di documentazione rilasciata dagli enti pubblici preposti, compresa la stessa Asp 7, e dalla quale si evince come la piccola presenti «Un ritardo psicomotorio che la rende invalida con difficoltà permanenti a svolgere i compiti e le funzioni proprie della sua età», come si legge testualmente dalla relazione del medico legale dell’Inps.

Inoltre, nella relazione del medico legale di parte, si legge che «Per effetto della condotta imperita, imprudente e negligente degli operatori sanitari dipendenti dall’Asp 7 di Ragusa, la neonata ha subito dei danni gravissimi caratterizzati da paralisi totale del plesso brachiale destro e deterioramento mentale (stati deficitari semplici sostenuti da lesioni del tessuto cerebrale) e quindi un danno biologico con menomazione della validità del 70%». La famiglia ha quindi dovuto affrontare giocoforza una situazione molto difficile, resa più complessa dalle non floride condizioni economiche, sostenendo costosi viaggi in strutture specialistiche, pagando visite supplementari e ricorrendo ad assistenza specialistica.

Scrive il legale Di Stefano: «Tutto ciò ha determinato un totale rovesciamento della quotidianità della famiglia, scaturito dal rapporto parentale ed affettivo con la figlia e con il disagio e la sofferenza nel vedere la piccola Cinzia in condizioni di infermità, ma che non si ferma e non può essere circoscritto a tale rapporto, andando ad incidere su tutti gli aspetti della vita globalmente intesa della famiglia, come è attestato anche dalla perdita del lavoro, fattore di particolare gravità, anche alla luce dell’importanza fondamentale che il lavoro assume, non solo in una prospettiva economica, ma anche in punto di identità sociale dell’individuo».

Per il legale sussistono dunque gli estremi che hanno indotto la famiglia a chiedere un maxi risarcimento danni all’Asp, per riparare almeno in minima parte ai danni subiti dalla piccola e dalla sua famiglia, facilitando in qualche modo il difficile e lungo percorso ancora da compiere per la riabilitazione. L’azienda ospedaliera e la compagnia assicuratrice ritengono invece che da parte dei medici non ci sia nessuna responsabilità, reputando che tutto ciò che poteva essere fatto nella fattispecie, fu a suo tempo fatto. Alla luce di ciò, le parti non si sono presentate alla mediazione.

I coniugi vittoriesi, come riferisce l’avvocato Di Stefano, «Sono stati costretti a rivolgersi fiduciosi alla magistratura iblea, per ottenere finalmente giustizia per un evento che ha cambiato per sempre, e in negativo, la vita di tutta la famiglia e in particolare della bambina». In sostanza, dunque, si deve accertare se i medici abbiano agito secondo perizia o meno. Un caso che induce alla riflessione, anche alla luce di quanto stabilito dalla recente legge Gelli a tutela professionale dei medici. Il legislatore ha difatti perso una buona occasione per estendere i benefici della legge anche ai pazienti e ai familiari degli stessi per quanto concerne i tempi dei risarcimenti, come nel caso di specie, già di per sé abbastanza complesso.