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Domenica 9 Dicembre 2018 - Aggiornato alle 19:23
SCICLI - 10/10/2018
Attualità - Un silenzio riverente in piazza Municipio

Il lungomare di Sampieri dedicato al Maestro Piero Guccione

Scicli ricorderà Piero Guccione anche con una Fondazione che avrà sede nel convento del Carmine Foto Corrierediragusa.it

Un silenzio riverente in piazza Municipio dove la bara con i resti mortali di Piero Guccione è al centro del gazebo (foto). Intorno e lungo la piazza la Scicli che ha seguito il maestro, i pittori che con lui sono cresciuti, ma non ci sono la moglie Sonia Alvarez e Franco Sarnari che mandano il loro saluto con un messaggio perché troppo provati. Ci sono anche semplici cittadini, tanti amici e conoscenti che del maestro hanno apprezzato l’artista e l’uomo. Una partecipazione misurata, senza eccessi nei toni e nelle parole, come l´avrebbe voluta il mite e schivo Piero, nella piazza dominata dalla presenza massiccia del colle di S. Matteo che l’artista ha tante volte dipinto. Tocca al sindaco Enzo Giannone, davanti al prefetto ed ad alcuni sindaci e alle altre autorità in prima fila, tracciare la sintesi del profilo civile di Piero Guccione, perché quello artistico sarà lasciato a Paolo Nifosì in conclusione di cerimonia. Il maestro, iniziatore e ispiratore del Gruppo di Scicli, ha legato indissolubilmente il nome della città al suo facendola conoscere nel mondo.

La sua «Itaca», la scelta del ritorno alla fine degli anni 60’, è un «luogo eletto di cultura e di vita che si apre al mondo» dice il sindaco «una città dove grazie a Piero Guccione, si coltiva il culto della bellezza». Una città di cui il maestro per primo ha intuito le potenzialità quale luogo di ispirazione, di relazioni, di cultura». Un percorso che il maestro ha fatto prima con l’impegno politico nel 1983 quando fu assessore alla Cultura della Giunta Lonatica, poi con l’impegno civile a difesa dell’ambiente, del paesaggio, della tutela del territorio grazie ad una interpretazione dell’arte che si fa impegno civile, che diventa vera e propria forma di educazione. In questo lascito ideale di Piero Guccione il sindaco individua la strada che la città in tutte le sue componenti dovrà percorrere per crescere ancora, per diventare bella dentro e fuori nel segno di Piero Guccione.

Al pittore sarà dedicato un luogo simbolo quale il lungomare di Sampieri dove il maestro insieme ai suoi compagni del gruppo andava a passeggiare e scrutare quella luce che diventerà tema finale della sua pittura. A questo proposito è toccante a distanza di 30 anni ascoltare le parole scritte da Franco Sarnari e lette dalla figlia Barbara sul ritrovarsi per il rito mattutino della passeggiata, prima al bar , poi lungo la spiaggia fino al Pisciotto. Scicli ricorderà Piero Guccione anche con una Fondazione che avrà sede nel convento del Carmine. Due segni tangibili di presenza per una città che non vuole dimenticare. Dopo la cremazione a Messina, i resti mortali del Maestro riposeranno per sempre nel cimitero di Scicli.

IL MARE, LA LUCE, LA CAMPAGNA: GUCCIONE HA LASCIATO IL SEGNO
Il mare, il carrubo, la campagna. Sono i temi più cari a Piero Guccione dal momento in cui decide di rientrare dalla sua esperienza romana per ritrovare identità con quella terra che lo ha formato negli anni giovanili. Il mare di Sampieri e le lunghe passeggiate fino al Pisciotto con il gruppo che poi si identificherà con Scicli. Franco Sarnari e moglie, Piero e moglie che si concedono prima un caffè e poi si abbandonano alla magia di quel mare che farà il giro del mondo, dei galleristi e dei collezionisti più prestigiosi. Del mare Piero Guccione coglie tutte le sfumature ad ogni ora del giorno, lo osserva, lo scruta, lo esalta, ne fa in qualche modo luogo della sua anima, trascendendo dal particolare all’universale.

Ed è proprio questa dimensione che lo renderà pittore unico ed originale, non solo quando dipinge le sfumature del mare ma anche quando intraprende battaglie per l’ambiente, per la salvaguardia del bello richiamandosi alla lenta scomparsa del carrubo ibleo, alla invasione della plastica che pone al centro di un suo dipinto-installazione. Nella sua casa di Quartarella, che sceglie come rifugio e luogo di ispirazione, Piero Guccione inizia dunque il suo nuovo percorso di formazione attirando sempre più l’attenzione della critica nazionale ed internazionale che riesce a fatica ad immaginare come un luogo lontano e quasi recluso possa ispirare la grande arte di un pittore che si è posto al di fuori dei salotti che contano.

Guccione si sente legato al suo territorio, negli anni 80’ si impegna nel sociale assumendo l’incarico di assessore alla Cultura nella giunta Lonatica. Sono gli anni in cui prende forma il Gruppo di Scicli, di cui sarà fino alla fine grande ispiratore e motivatore. Una eredità di cui tutto il territorio ibleo, e non solo, gli deve essere grato perché gli scorci di Sampieri, l’altopiano ibleo, le vedute di S. Matteo a Scicli, S. Giorgio a Modica, i carrubi escono dalla loro dimensione locale per assurgere a paradigmi di bellezza assoluta trasfigurati attraverso gli occhi dell’artista ma soprattutto di un figlio nobilissimo di questa terra.