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Venerdì 27 Aprile 2018 - Aggiornato alle 1:13
RAGUSA - 26/12/2017
Attualità - Di magnitudo 2.4 ma nessun danno a persone o cose

Terremoto di Natale al largo delle coste iblee

Il movimento delle faglie che risalgono dall’Africa causa i terremoti Foto Corrierediragusa.it

Un terremoto di magnitudo 2.4 si è verificato il giorno di Natale alle 4:25 al largo della costa ragusana, in corrispondenza delle coste prospicienti le aree di Modica Ispica e Pozzallo, ad una profondità di 28 km. Il terremoto è stato localizzato dalla Sala Sismica Ingv Roma. Non si sono registrati danni a persone e cose e l’entità del terremoto è stata talmente bassa che sono stati in pochi ad avvertirlo, proprio come quelli dello sciame sismico di qualche giorno fa, quando si sono registrate 14 scosse dall´8 al 14 dicembre.

Sicilia e Calabria tendono ad allontanarsi ed il movimento delle faglie che risalgono dall’Africa causa i terremoti cui è soggetta la parte orientale della Sicilia. I ricercatori italiani hanno individuato profonde spaccature sotto il mar Ionio, un sistema di faglie che ora è possibile monitorare. Non si possono prevedere movimenti e quindi l’origine ed i tempi dei terremoti ma la possibilità di tenere sotto controllo le faglie è per i ricercatori del Cnr elemento molto positivo ai fini della conoscenza del fenomeno sismico. I ricercatori italiani hanno scoperto un sistema di profonde spaccature sotto il mar Ionio, una vera e propria «finestra». La scoperta contribuisce a spiegare il lento ma progressivo allontanamento della Sicilia e della Calabria e l’elevato rischio sismico della zona.

Dice Alice Polonia che per conto del Cnr ha coordinato lo studio: «Aver scoperto questo sistema in mare è positivo. Faglie a terra, infatti, farebbero senz’altro più danni. Si tratta di processi lenti e non catastrofici, che confermano i rischi geologici che la zona conosce». Questa scoperta avrà importanti implicazioni per capire meglio come si formano le catene montuose e come questi processi siano legati ai forti terremoti storici registrati in Sicilia e Calabria. «Ora – spiega ancora Alice Polonia – l’Arco Calabro, il sistema di subduzione tra Africa ed Europa nel Mar Ionio, ha un importante primato: è l’unica regione al mondo in cui sia stato descritto materiale del mantello in risalita dalla placca in subduzione».

Lo studio, pubblicato sulla rivista Nature, è stato condotto da ricercatori dell’Istituto di scienze marine Ismar-Cnr di Bologna, dell’università di Parma, dell’Ingv e del Geomar (Germania) e aiuterà anche a capire la formazione delle catene montuose e i forti terremoti storici. Lungo queste strutture, infatti, risale materiale del mantello che formava il basamento dell’oceano mesozoico da una profondità di circa 15-20 km. Lo studio, intitolato, Lower plate serpentinite diapirism in the Calabrian Arc subduction complex, consente di osservare da vicino blocchi dell’antico oceano, svelando i processi che hanno portato alla sua formazione. Le faglie sono profonde decine di chilometri e separano blocchi della crosta terrestre; la tendenza ad allontanarsi ed il materiale in risalita lungo le faglie è all’origine dei movimenti tellurici di piccola, media e ampia intensità.