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Mercoledì 22 Novembre 2017 - Aggiornato alle 23:08 - Lettori online 483
RAGUSA - 27/08/2017
Attualità - Un’ idea condivisibile e vincente

Val di Noto Capitale italiana della Cultura

Un caso unico in Europa, quello di una ricostruzione parallela e simultanea di tanti paesi distrutti Foto Corrierediragusa.it

L´ idea di candidare come Capitale italiana della Cultura 2020 non una singola città, ma un intero territorio dotato di una forte identità storica come il Val di Noto mi sembra un´ idea condivisibile e vincente. L´ iniziativa ha trovato ancora una volta il coordinamento politico dei sindaci di Noto e di Modica, e sulla loro scia si sono aggregate le tante città del Sud-Est, da Catania a Siracusa, da Scicli a Militello e Caltagirone per un progetto che mette insieme arte e storia, economie e servizi per il turismo in un´ ottica integrata di area vasta. I caratteri originali del Val di Noto rimandano ai legami profondi di una civiltà comune plurisecolare che ha i suoi punti di forza nella bellezza naturale dei siti, nelle architetture urbane dei centri storici, in un ambiente rurale plasmato da una solida antropologia contadina, nella ricchezza delle tradizioni religiose e folkloriche, nella varietà gustosa della sua enogastronomia. La proverbiale solidarietà umana, la capacità di accoglienza, la proiezione mediterranea e la prestigiosa presenza nel tempo di grandi intellettuali rendono particolarmente attrattiva l´offerta culturale di questo territorio, che non può essere frantumato nei diversi ed isolati "campanili ", ma va piuttosto valorizzato nella sua multiforme unicità.

A caratterizzare soprattutto l´ identità delle nostre città è la parola-chiave della "rinascita". Un´ autentica resurrezione sociale ed urbanistica dopo il terremoto del 1693. Si tratta di un caso unico in Europa, quello di una ricostruzione parallela e simultanea di tanti paesi distrutti da uno dei più tremendi sismi di tutti i tempi ( insieme a quelli successivi di Lisbona nel 1755 e di Messina nel 1908 ). Città grandi e piccole che sono riuscite a rifondare in maniera sincronica e virtuosa i rispettivi centri storici con esiti straordinari sotto il profilo artistico e monumentale grazie al comune linguaggio tardobarocco. Un capolavoro culturale , appunto, che è stato riconosciuto a livello internazionale dall´ UNESCO, e che ben si presta all´ annuale candidatura di Capitale culturale d´ Italia.

Non è certo facile vincere la sfida di una competizione nazionale, tanto più che la Sicilia risulta già premiata con il vittorioso riconoscimento attribuito a Palermo per il 2018. Pensare di ripetere il successo ad anni alterni sembra oggettivamente poco probabile. E d´altra parte la modesta consistenza finanziaria del premio (un milione di euro) non lascia spazio a chissà quali investimenti. In ogni caso è però il valore simbolico che conta. Ritengo perciò che la candidatura "plurale" rappresenti già una vittoria per le città che hanno deciso di condividere una progettualità areale. Le polemiche astiose e strumentali in ambito locale non hanno saputo cogliere il valore strategico della proposta. Aldilà di alcuni eventuali errori o ritardi procedurali, ha prevalso la prospettiva di realizzare anche in futuro iniziative comuni e percorsi culturali d´ eccellenza. È un metodo collegiale che si afferma nel segno della "buona politica".

Nella foto la Porta Reale, il simbolo dell´ingresso alla città di Noto