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Giovedì 23 Novembre 2017 - Aggiornato alle 20:23 - Lettori online 426
POZZALLO - 09/07/2017
Attualità - Una panoramica della situazione nazionale

Analisi del fenomeno immigrazione

La cittadina marinara iblea si piazza al terzo porto in Italia per maggior numero di sbarchi Foto Corrierediragusa.it

Pozzallo centro d´eccellenza nell´accoglienza ai migranti: con 7 mila 834 disperati sbarcati al porto, il comune si piazza al terzo porto in Italia per maggior numero di sbarchi. La cittadina marinara iblea è preceduta rispettivamente solo da Augusta e Catania. I dati risultano aggiornati allo scorso 27 giugno e sono stati diffusi dal Viminale. Complessivamente quindi c´è un incremento del 19,44% rispetto lo scorso anno di migranti sbarcati nelle coste italiane. In aumento anche il fenomeno dei minori non accompagnati, la cui percentuale è schizzata dal 6 al 20% in circa un paio d’anni. Una situazione analizzata, tra gli altri, anche dal pedagogista dell´Asp di Ragusa Giuseppe Raffa.

Di tutto questo e non solo si è discusso nell’ambito del convegno su "Immigrazione, contrasto e accoglienza" la scorsa settimana in piazza Municipio. L´evento, organizzato dall´associazione Amie di Teresa Di Loro (anche moderatrice del convegno), Antonella Gelasio e Francesca Modica, ha visto il sindaco Roberto Ammatuna fare gli onori di casa, spiegando che da anni la cittadina marinara iblea, sede di hot spot, è impegnata in prima linea, proiettandola al terzo posto in Italia, come testimoniato dai dati del Viminale. Un fenomeno in costante crescita e molto sentito dalla comunità pozzallese e non solo, a giudicare dalla buona partecipazione, che però rischia di sfuggire al già precario controllo.

Non a caso, con cadenza ciclica si dibatte attraverso articoli di testate giornalistiche, interviste a esponenti politici e programmi televisivi, se in Italia realmente esiste un’emergenza legata all’immigrazione, vera o presunta, e comunque oggi, come accennato, quasi del tutto fuori controllo dal punto di vista nazionale e non solo. La discussione viva e vegeta ha indotto il Presidente del Consiglio Gentiloni ad affermare che l’Italia è pronta a chiudere i porti agli sbarchi. Prima o poi doveva succedere, poiché eventi preveduti e prevedibili, che si manifestasse nella parte politica di Governo l’orlo di una crisi di nervi. I quotidiani sbarchi con migliaia di persone a bordo delle carrette del mare accentuano sempre più tale malessere.

Fermo restante che nessuno, a mio avviso, può dichiararsi contrario al principio di accoglienza originato dalla vicinanza all’ umana solidarietà verso coloro che gridano aiuto, ritengo sia utile fornire un contributo di conoscenza diretta a comprendere, senza aiuto d’interpreti vari e sacerdoti dell’oracolo di Delfi, i fondamenti giuridici nazionali e internazionali che disciplinano le nozioni legali di quanto si ascrive al perimetro della migrazione delle persone, dei popoli o parti di essi. Scopo è la comprensione del perché si sbaglia a causa della mancata conoscenza, e del perché in Italia il sistema della presunta accoglienza è destinata a fallire. Mi soffermerò, in maniera asettica e brevemente su taluni termini e nozione giuridica, parole usate (spesso e a torto) come sinonimi o termini sovrapponibili; in realtà relativi a situazioni tra loro legate, ma non coincidenti.

Profugo/ Profugo interno
Si tratta di parole sovrapposte ma non identiche, parole spesso usate in modo generico: profugo deriva dal verbo latino profugere (cercare scampo). Pertanto, profugo è chi lascia il proprio paese a causa di guerre, invasioni, rivolte o catastrofi naturali. Si origina la variante di profugo interno/sfollato quando la persona fugge a causa di eventi eccezionali (catastrofi naturali, carestie, inondazioni, ecc. ), e non oltrepassa il confine nazionale, restandovi all’interno.

Rifugiato
La condizione di rifugiato è definita dalla convenzione di Ginevra del 1951, un trattato di diritto internazionale firmato, sotto l’egida delle Nazioni Unite, da 147 paesi Il rifugiato è colui che ha lasciato la propria nazione per il ragionevole e fondato timore di essere perseguitato per motivi di razza, religione, nazionalità e appartenenza politica. Pertanto, secondo le norme di diritto internazionale, il rifugiato chiede asilo (identificato in asilo politico) per essere protetto da altra Autorità Sovrana di un paese straniero; può essere chiesto asilo politico anche in un santuario religioso, come avveniva nel medioevo. Dal punto di vista giuridico-amministrativo è una persona cui viene accordato lo status di rifugiato, perché se tornasse nel proprio paese d’origine potrebbe essere vittima di persecuzioni. Per persecuzioni s’intendono azioni che, per la loro natura o per la frequenza, sono una violazione grave dei diritti umani fondamentali, e sono commesse per motivi di razza, religione, nazionalità, opinione politica o appartenenza a un determinato gruppo sociale. L’Italia ha ripreso la definizione della convenzione internazionale, tradotta nella Legge 722 /1954

Richiedente asilo
E’ tale la persona che avendo lasciato il proprio paese, non può farvi ritorno per paura di persecuzioni di fede politica o religiosa. In ambito UE, a Dublino, ha preso nome l’omonimo Regolamento CE 343/2003, che recepisce i principi regolati dalla Convenzione di Ginevra sui rifugiati (1951). In passato ha avuto significativa evidenza a causa delle persecuzioni per fatti di terrorismo o presunti tale; fino al momento della decisione finale da parte delle autorità competenti, il richiedente asilo ha diritto di soggiorno regolare nel paese di destinazione. Il richiedente asilo non è, quindi, assimilabile al migrante irregolare, anche se può giungere nel paese d’asilo senza documenti d’identità o in maniera irregolare, attraverso i cosiddetti ‘flussi migratori misti’, composti cioè sia da migranti irregolari che da potenziali rifugiati.
Beneficiario di protezione umanitaria

Chi beneficia della protezione umanitaria non è riconosciuto rifugiato, perché non è vittima di persecuzione individuale nel suo paese. Invero, siffatta condizione giuridica si ascrive alla persona che necessita di bisogno di protezione e/o assistenza perché particolarmente vulnerabile sotto il profilo medico, psichico, sociale o perché se fosse rimpatriato potrebbe subire violenze o maltrattamenti. Le norme di diritto europeo definiscono questo tipo di protezione «sussidiaria», perché si ascrive a coloro che rischiano di subire un danno grave se rimpatriati, a causa di una situazione di violenza generalizzata e di conflitto. La previsione normativa include anche chi vive il pericolo di subire tortura, condanna a morte o trattamenti inumani o degradanti per motivi diversi da quelli previsti dalla convenzione di Ginevra.

Apolide
Tale condizione, riconosciuta nel 1954 ed entrata in vigore nel 1960, è disciplinata dalla Convenzione sullo status degli apolidi, meglio conosciuta Convenzione di New York, e si riferisce alla persona che non ha la nazionalità di alcun paese, perché, come stabilito all’art. 1 della Convenzione, il termine apolide si riferisce alla persona che nessuno Stato considera come suo cittadino nell´applicazione della sua legislazione. Ai sensi dell’art.26, ciascuno Stato contraente concede agli apolidi, che si trovano regolarmente sul suo territorio, il diritto di scegliervi il luogo di residenza e di circolarvi liberamente, con le riserve previste dall´ordinamento applicabile, nelle stesse circostanze garantite agli stranieri in genere. L’apolide vive, quindi, una condizione di perenne irregolarità che lo destina all’invisibilità per mancanza della nazionalità, cioè di quel legame giuridico che garantisce a ogni persona il godimento dei propri diritti.

Migrante
Non esiste una definizione universalmente riconosciuta del termine migrante, spesso usato come concetto-ombrello, cioè protettivo. Per convenzione internazionale si ascrive alle persone che decidono di emigrare liberamente per ragioni di convenienza personale e senza l’intervento di un fattore esterno. Ciò determina che il termine si applica a persone che si spostano in un’altra nazione, o in altra regione interna al paese di appartenenza, allo scopo di migliorare le loro condizioni materiali e sociali, le loro prospettive future e quelle delle loro famiglie. Dall’O.N.U. la persona viene definita lavoratore migrante o migrante economico o migrante regolare qualora risieda in un paese con regolare permesso di soggiorno, rilasciato dall’autorità statuale che l’accoglie.

Migrante irregolare
E’ una condizione complessa e ibrida, perché l’immaginario collettivo associa il termine clandestino, parola che non soddisfa alcuna condizione giuridica in Italia e a livello internazione, nel senso che per la Legge/Convenzioni il clandestino non esiste. Limitatamente all’Italia, migrante irregolare (cioè clandestino) è la concreta constatazione dell’illecito che si applica al soggetto che, nonostante la mancanza del permesso di soggiorno o titolo equivalente, abbia fatto ingresso o si trovi sul territorio dello Stato. Rientrano in tale ipotesi: 1) l’extracomunitario clandestino entrato illegalmente, cioè la persona che entra in Italia ed evita i controlli di frontiera 2) l’extracomunitario già espulso, cioè fa illegale rientro in Italia dopo essere stato espulso in precedenza; 3) il soggetto comunitario allontanato dal territorio dello Stato; 4) gli extracomunitari in genere che, a qualunque titolo, abbiano fatto scadere il permesso di soggiorno a tempo determinato.

Accoglienza (e protezione umanitaria)
Con l’Ordinanza della 1^ Sezione del Tribunale Civile di Milano il Giudice ha sancito un principio semplice e rivoluzionario: se sei povero meriti di essere accolto, perché la tua condizione non è di minore di importanza rispetto a quella di coloro che scappano dalla guerra. In buona sostanza il Giudice amplifica il concetto di beneficiario di protezione umanitaria per ancorarlo al migrante povero in cerca di migliori condizioni di vita sociale ed economica, necessitante di accoglienza.

* Collaboratore esterno Commissione Parlamentare Antimafia, già Ufficiale GdF

Nella foto in altro l´intervento del sindaco Roberto Ammatuna al convegno e, a lato, la moderatrice Teresa Di Loro e il pedagogista dell´Asp di Ragusa Giuseppe Raffa