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Mercoledì 21 Novembre 2018 - Aggiornato alle 23:44
MODICA - 11/09/2018
Attualità - Presentato il sito dedicato all’opera del "comandante"

Le immagini nel racconto di Giovanni Modica Scala

Dagli anni 50’ alle soglie del 2000 racconta l’evoluzione sociale, urbanistica e culturale di una comunità Foto Corrierediragusa.it

La forza delle immagini. Giovanni Modica Scala, giornalista, scrittore, storico, comandante della Polizia municipale, morto nel 2002 all’età di 82 anni, è testimone del tempo. Capisce in una Italia post-bellica il senso della testimonianza e della ricerca attraverso le parole e le immagini. E soprattutto organizza e conserva il frutto della sua indagine in modo meticoloso ed ordinato tanto da lasciare ai posteri una documentazione vasta che è servita dagli anni 50’ alle soglie del 2000 a raccontare la storia e l’evoluzione di una comunità. E’ merito del figlio Salvatore e del nipote, Giovanni, avere pubblicato sul sito dedicato all’opera del padre (giovannimodicascala.it) tutto il vasto repertorio, un dono alla città e soprattutto alle giovani e future generazioni perchè attraverso il filo della memoria possano capire e soprattutto trarre insegnamento.

La presentazione del sito dedicato al «comandante» al Cinema Aurora è vissuta sui filmati che Giovanni Modica Scala dal 1958 comincia a registrare. Di pregevole valore è la lacrimazione della Madonna in via degli Orti a Siracusa che oltre al coinvolgimento religioso ha anche grande valore sociologico per come l’occhio della cinepresa registra presenze, dettagli, e riesce a cogliere, pur senza parole, la commozione dei convenuti. Tutti i filmati sono senza commento ma raccontano contesti, ambienti, città, che parlano da sé. Giovanni Modica Scala emerge così quale giornalista che oggi si iscriverebbe a pieno titolo al mondo multimediale ed è singolare che negli anni 50’ ne abbia intuito il valore.

Giovanni Modica Scala racconta in modo secco, oggettivo, la nascita della Modica moderna, della «new town» del S. Cuore e del quartiere Dente, con cantieri dove sorgeranno case popolari, il Ponte Guerrieri, strutture pubbliche. Negli anni 60’ registra la copertura degli alvei del Corso Umberto e lascia a futura memoria lo scempio della demolizione della chiesa di S. Agostino (foto), con il prima ed il dopo rappresentato da uno sventramento che fa ancora male. Nei cantieri c’è una umanità semplice, lavoratori ma anche tanti bambini, non ci sono protezioni, transenne, e macchine; si lavora essenzialmente di mani e di pale per edificare la città che sarà. Come nel caso di Ciarciolo, che poi diventerà Marina di Modica. Giovanni Modica Scala c’è, registra, coglie il cambiamento, e la sua narrazione per immagini affascina perché è autentica e soprattutto unica.