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Domenica 18 Febbraio 2018 - Aggiornato alle 0:48
MODICA - 24/01/2018
Attualità - La due giorni tenutasi all’Auditorium Floridia per iniziativa dell’Afar e Centro Diurno Asp

Alzheimer, come capire e combattere la patologia

Proiettato il corto «Lettere a mia figlia», presente anche il giovane regista Alessio Giuseppe Nuzzo Foto Corrierediragusa.it

L’Alzheimer e le sue patologie è stato il tema della due giorni tenutasi presso l’Auditorium Floridia. Un gran numero di operatori, medici e volontari ha seguito i lavori ed ha gratificato gli sforzi delle organizzatori, Annalisa Baglieri, psicologa e psicoterapeuta del Centro Diurno Alzheimer dell’Asp di Ragusa e Maria Dipasquale, presidente dell’Afar. La promozione della ricerca medica e scientifica sulle cause, la cura e l’assistenza alla malattia Alzheimer è stato uno degli argomenti del convegno che ha anche centrato l’attenzione su una diversa visione della persona con demenza, perché da questa malattia, ladra della memoria, del ragionamento e della personalità, è necessario svincolare i pregiudizi nei confronti dello stigma che spesso la accompagna.

Diversi i momenti di profonda emozione ma anche di commozione come la proiezione del corto: «Lettere a mia figlia», presente anche il giovane regista Alessio Giuseppe Nuzzo (al centro nella foto), che ha spiegato le motivazioni che lo hanno portato alla realizzazione del film. «Sono partito dalla mia esperienza familiare e ho iniziato un percorso di approfondimento, quasi un’osservazione sul campo. Ho visitato molte Strutture dove questi pazienti vengono presi in carico. Da qui ho deciso di trasferire queste vite, impresse nella mia mente, in un corto. L’attore perfetto al ruolo: Leo Gullotta. Un’interpretazione fantastica e straordinaria».

Infine la testimonianza di due familiari che svolgono, come tanti altri, attività silenziosa di assistenza. Persone che si prendono cura amorevolmente dei propri cari. Accorata la testimonianza di un marito che ha raccontato l’esperienza che sta vivendo accanto alla compagna della sua vita. Amarsi ancora, nonostante la malattia, che non dà nessuna possibilità di scampo. Un’unione comunque salda che non teme i sacrifici che la malattia richiede, da non sentirli quasi, sgretolati dall’appagante sensazione di far del bene all’altro e di averlo ancora accanto.